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 2011  dicembre 04 Domenica calendario

IL PARERE INTERESSATO DELLO SCRITTORE

In tempi di dilagante critica tematica, può indisporre un libro che al titolo Dentro la letteratura abbina il sottotitolo «ventuno scrittori parlano di scuola, natura, operai, lingua e dialetto, storia». Ma rassicura il nome di Enzo Golino, che ha sempre guardato con diffidenza agli schemi teorici. Qui titolo e sottotitolo significano solo che l’autore non crede troppo alla separatezza estetica dell’arte, dove anche la più algida delle finzioni rivela un’esperienza privata o collettiva.
Così in queste sue interviste, uscite sul «Giorno» tra il ’72 e il ’74 e ora raccolte da Bompiani, fa affiorare lo spazio che lega autori, opere e società, dando un credito solo pragmatico a contenutismi e sociologismi.
Bassani, Lalla Romano, Mastronardi, Domenico Rea parlano di scuola; Moravia, Malerba, La Capria e Bertolucci di natura; Bernari, Bilenchi, Pratolini, Ottieri, Volponi e Balestrini di operai. Di lingua e dialetto discutono Pasolini, Cassola, Buttitta, Eco e De Mauro; sulla storia rispondono Fortini, Arrigo Benedetti e di nuovo Moravia. Come è ovvio, molti autori non hanno nulla di più interessante da dire di un cittadino qualunque. Ma c’è chi ha una biografia non comune, e chi ha il fiuto critico necessario a trasformare le risposte in aforismi. Se il borderline Mastronardi trova umiliante insegnare e si rifugia in segreteria, dichiarando che solo la matematica può salvare la scuola, l’elegiaco Bassani propone il latino per tutti, vagheggiando una terza via tra la scuola feroce descritta in Dietro la porta e il "ghetto giovanilistico" post-68. Per quel che riguarda la natura, Golino chiede a Moravia, incline ai viaggi esotici, perché poi nei suoi romanzi tutto si svolga dostoevskianamente tra quattro mura. E Moravia, con cocciuto razionalismo, ribatte che «le ideologie sono proprie della società urbana», che lui è «un amante della natura che ha un’idea ideologica della letteratura». In Malerba, invece, colpisce la precisione con cui discute di tecniche agricole; ma proprio per questo suona tanto più velleitario e parodicamente intellettuale là dove dice che «continuo ad abitare in città» perché «è un fenomeno del nostro tempo, e devo starci dentro per capirlo». È una gioia, invece, sentir La Capria parlare con limpida leggerezza del mare come del suo (minacciato) liquido amniotico.
Ed eccoci alla fabbrica. Bernari, che si sente figlio di De Roberto, definisce il protagonista del suo Tre operai «un extraparlamentare esistenziale». Bilenchi dà risposte da vecchio lukacsiano, Volponi riafferma la sua utopia artigianale. Balestrini esibisce la logica spietata dell’operaista, ma quando Golino gli propone di fare una vera esperienza da operaio come Simone Weil la ritiene "impensabile". Sulla lingua il più anticonformista è Cassola, che con quieta ostinazione rifiuta i bozzetti in vernacolo, si congratula con la Cardinale che non ha voluto impararlo per recitare nella Ragazza di Bube, e afferma che proprio perché l’italiano è «mortificato dall’uso» è più onorevole lavorare a ridargli senso che tentare espressionismi alla Gadda, gran letterato ma autore «modesto».
Infine, la Storia. Qui Fortini ricicla alcuni epigrammi e chiude con una frase degna del suo maestro Noventa: «bisogna essere antistoricisti con se stessi, storicisti con gli altri».