5 dicembre 2011
«MPS SARÀ INDIPENDENTE ANCHE SE LA FONDAZIONE SCENDERÀ SOTTO AL 50%»
Bastano poche parole del presidente della Fondazione Mps, Gabriello Mancini, per capire che a Siena sul tema Monte dei Paschi è cambiata la direzione del vento. «Il radicamento territoriale e l’indipendenza del gruppo di Rocca Salimbeni si possono assicurare anche senza avere la maggioranza dei voti in assemblea», dice Mancini. «Quello che ho sempre definito le nostre Colonne d’Ercole, e cioè il 50,1% della banca, era il limite al di sotto del quale non potevamo scendere indicato dalle istituzioni di riferimento della Fondazione, Comune e Provincia - aggiunge - che però conoscevano perfettamente la situazione, le condizioni e i rischi a cui andavamo incontro indebitandoci».
Mancini, che ieri ha parlato a Siena in occasione di un convegno su "Innovare e crescere", organizzato dall’associazione Confronti, al quale tra gli altri è intervenuto Piero Curcuruto di Intesa Sanpaolo, leader del progetto no-profit Prospera, assicura che la Fondazione «ce la farà a superare l’attuale momento di difficoltà. Il nostro primo impegno è quello di rimborsare il debito, per la parte possibile, ristrutturando il rimanente». Per questo la Fondazione, che sta trattando con i 12 istituti di credito verso cui è esposta per oltre 800 milioni, ha dato mandato a due advisor, Mediobanca e Rothschild, di studiare un piano strategico che affronti il nodo del nuovo riposizionamento azionario in Banca Mps.
In altre parole, l’Ente di Palazzo Sansedoni si prepara a scendere sia nell’azionariato (48,4% del capitale complessivo) che nei diritti di voto (50,1%). Come? «In questo momento e con questi valori di Borsa, ipotizzare matrimoni bancari non avrebbe senso», sottolinea Mancini. La prospettiva è dunque la cessione di quote da parte della Fondazione, una strada che consentirà anche di recuperare risorse per rimborsare il debito. Su questo fronte stanno lavorando Mediobanca e Rothschild, ma l’ipotesi più concreta è che da una parte aumentino la loro partecipazione grandi azionisti di Banca Mps come Caltagirone e Axa (si veda il Sole 24 Ore del 29 novembre), dall’altra entrino nuovi partner come Cassa depositi e prestiti (si veda il Sole 24 Ore di ieri).
«Si tratta di soluzioni entrambe praticabili», spiega Mancini. «Per quanto riguarda la Cdp - conferma il presidente della Fondazione Mps - tutto dipende dal Governo, che ha allo studio un provvedimento mirato per consentire alla Cassa depositi e prestiti di avere un ruolo di garanzia nei confronti delle Fondazioni e anche di entrare nell’azionariato delle banche che fanno riferimento a questo schieramento. Se, come spero, il progetto andrà avanti - aggiunge - mi piacerebbe che potesse riguardare anche le posizioni pregresse e non soltanto quelle future, altrimenti taglierebbe fuori chi, come noi, ha già accompagnato la banca attraverso due aumenti di capitale, un terreno sul quale riteniamo di avere già dato».
Il presidente della Fondazione Mps non vuole sentir parlare di possibili nuove manovre sul capitale di Banca Mps. L’Eba, l’autorità bancaria europea, ha quantificato (in via provvisoria, le indicazioni definitive arriveranno nei prossimi giorni) le necessità patrimoniali del gruppo di Rocca Salimbeni in 3 miliardi, cifra che comunque i vertici di Banca Mps pensano di poter riassorbire con alcuni aggiustamenti contabili. «È inaccettabile che l’Eba penalizzi il sistema italiano, senza considerare le diversità di rischio degli attivi dei nostri istituti - commenta Mancini - rischiando di provocare tra l’altro una ulteriore stretta sul credito».
A livello locale il leader della Fondazione senese rassicura il territorio di riferimento sul mantenimento dell’attenzione ai settori d’intervento istituzionali (ai quali in 16 anni di attività ha erogato circa 1,5 miliardi di finanziamenti); ma, allo stesso tempo, non nasconde che le "vacche grasse" sono finite: «Ripeto da anni che la Fondazione non può essere vista come il bancomat della città - dice -. Continueremo a fare la nostra parte, grazie soprattutto agli accantonamenti realizzati fino a oggi, ma serve anche un cambio di mentalità da parte del territorio. E occorre che la banca dove abbiamo concentrato buona parte del nostro patrimonio torni a produrre redditi adeguati».
Tra gli impegni che Mancini annuncia c’è la diversificazione del portafoglio della Fondazione. Ma è un obiettivo di medio-lungo periodo. Le priorità, adesso, sono altre e la principale riguarda la chiusura della partita con i creditori.