An. Cr., Il Sole 24 Ore 4/12/2011, 4 dicembre 2011
RIVALUTAZIONE DELLE RENDITE, RISCHIO STANGATA
La casa resta uno dei piatti forti, o meglio delle medicine amare, della ricetta Monti. Le coordinate di fondo sono quelle già indicate nei giorni scorsi: Ici anche sulla prima casa, più o meno intrecciata con l’Imu (l’imposta che annuncia il federalismo), possibilità di aggravi per le seconde e terze case, una rivalutazione delle rendite catastali che potrebbe essere intorno al 15%, ma potrebbe crescere fino al 30.
I rapporti tra Ici e Imu sono in realtà molto stretti: la stessa base d’imposta (il possesso – detto in modo atecnico – di immobili) e un’aliquota più o meno simile (leggermente più alta quella della seconda imposta, ma comunque intorno al 7 per mille nel suo importo massimo). Il cosiddetto ritorno dell’Ici, quindi, comporterebbe un’estensione dell’ambito applicativo dell’imposta anche alla casa di abitazione. Resta poi la via della stretta sulle abitazioni diverse dalla prima, sulle quali viene prospettata la possibilità di un prelievo più pesante. Un’ipotesi è che l’Imu possa vedere un’aliquota crescente in base all’entità del patrimonio.
Il prelievo sulla prima casa era stato già notevolmente ridotto dal governo Prodi e poi del tutto eliminato dal successivo governo Berlusconi. Nel primo caso, infatti, era stata aumentata la detrazione per abitazione principale a 200 euro. Dopo il secondo taglio l’imposta era rimasta per gli immobili di lusso e quelli diversi dalla prima casa. Secondo le stime riportate ieri dal Sole 24 Ore un ritorno del tributo sulla prima casa potrebbe portare 3,5 miliardi di euro. L’eliminazione del prelievo sulla prima casa – che generalmente rappresentava il prelievo sui "residenti" nel territorio dell’ente locale – peraltro aveva suscitato molte polemiche sul piano teorico. Tassando di fatto solo le seconde case (con l’eccezione di pochi immobili di pregio, come le ville, i castelli, quelli riservati al culto e così via) finiva per affidare il federalismo non al rapporto tra enti e popolazione residente (e votante) ma faceva prendere di mira solo i non residenti. Con il ritorno del prelievo sull’abitazione, anche se ridotto, di fatto si ricollega il prelievo locale ai residenti. L’aliquota ridotta per l’abitazione ovviamente produrrà un prelievo più pesante (il discorso naturalmente riguarda anche le altre aliquote) se si intreccerà con un aumento delle rendite catastali. Per la revisione del catasto è stata annunciata una legge delega, nel frattempo la via probabile sarebbe quella di aumento proporzionale per tutti gli immobili. Una soluzione che aumenterebbe sicuramente il gettito, ma che, con un aumento proporzionale amplificherebbe gli effetti di un sistema che è ormai largamente slegato dai valori reali degli immobili.
L’effetto di una revisione delle rendite catastali avrebbe poi effetti anche sulle altre imposte che prendono le rendite come punto di riferimento per la loro applicazione. Per esempio nell’acquisto della prima casa l’imposta può essere calcolata sul valore catastale dell’immobile, anziché sul valore reale della compravendita. In quel caso anche quel prelievo aumenterebbe. L’aumento delle aliquote però ha già suscitato reazioni, come gran parte delle misure della manovra per la parte in cui le diverse categorie sono interessate ai provvedimenti. Sulle rendite, in particolare, il presidente di Confedilizia, Corrado Sforza Fogliani, aveva preannunciato (si veda Il Sole 24 Ore del 2 ottobre) che se ci fosse stato un «un attacco alle rendite» si sarebbe imposto un immediato ricorso alla Corte costituzionale». La Corte, aveva infatti ricordato Sforza Fogliani, aveva dichiarate legittime le attuali rendite «solo provvisoriamente, perché non basate su redditi accertati, come vuole la legge».