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 2011  dicembre 04 Domenica calendario

LA VERA STORIA DELL’UOMO CHE ASSUNSE SE STESSO


Salva cento posti di lavoro e lo attaccano per non aver lavorato gratis.
L’amministratore unico di Teramo Lavoro srl, Venanzio Cretarola, un tecnico, non uno sprovveduto, già consulente dell’Anci e dell’Unione delle Province per i fondi sociali europei, è salito all’onore delle cronache abruzzesi e nazionali come «l’uomo che si assunse da solo». In realtà ha fatto solo quel che doveva fare un professionista. Alla luce del sole, attraverso procedimenti amministrativi pubblici. Doveva nominare un incaricato per i servizi di segreteria amministrativa e la settimana scorsa ha incaricato se stesso con un contratto temporaneo co.co.pro da quattromila euro lordi al mese, sotto i massimali retributivi previsti dall’Unione europea.
Tutto qui e tutto regolare: quando si debbono attribuire compiti ai detentori di cariche sociali si fa proprio così, secondo il vademecum per l’ammissibilità della spesa al Fondo Sociale Europeo. Si tratta solo della giusta mercede per uno che, per il primo anno di avvio dell’attività, non riceverà compensi dalla Provincia di Teramo, proprietaria della società. Ma su quella “non notizia” è stato montato un caso politico-mediatico, sul quale si tenta di innestare uno scandalo giudiziario di bassa provincia.
Alla Procura di Teramo, che secondo la stampa locale avrebbe aperto un’indagine per concussione in seguito ad alcuni esposti, non sono intasati di lavoro come in altre sedi giudiziarie e potranno andare a fondo. Se lo augura per primo il presidente della Provincia di Teramo, Valter Catarra, che si dice «pronto a mettere a disposizione della Procura qualsiasi elemento per chiarire questa confusione strumentale, com’è naturale per la difesa del buon nome dell’ente». Sulla trasparenza della gestione, amministrativa e finanziaria, spiega a Libero, non si discute nemmeno. Ma quel che più gli preme mettere in evidenza è che «stanno tentando di trasformare un risultato positivo in una sconfitta politica. Non ci riusciranno», promette, «intanto perché la vicenda nasce con le passate amministrazioni di sinistra. Quando abbiamo vinto le elezioni, l’11 giugno 2009, abbiamo avuto meno di venti giorni per evitare il licenziamento di 97 lavoratori precari, che alla fine del mese sarebbero stati licenziati. Lo abbiamo fatto, mantenendo la promessa di mantenere invariati i servizi alla collettività e i livelli occupazionali di Teramo Lavoro». In sostanza, Teramo è l’unica amministrazione provinciale abruzzese che ha deciso di non interrompere il rapporto con quasi 100 cosiddetti “stabilizzandi”, anche se assunti da giunte di diverso colore politico e contro l’opinione della stessa maggioranza di centrodestra.
Invece, «le opposizioni non hanno gradito molto che abbiamo risolto un problema che loro avevano creato. Così, hanno tentato di ribaltare la situazione, dopo aver gettato dalla finestra milioni di euro di finanziamenti comunitari inutilizzati, che andavano perduti». Quanto all’incarico di Cretarola, «avremmo potuto fare lo stesso con maggiori costi per la Provincia. Invece il costo per l’amministrazione è pari a zero. Anzi, abbiamo risparmiato».
Non la pensano così invece alcuni dirigenti e un sindacalista, Alfiero Di Giammartino, della Uil, che hanno presentato esposti alla magistratura. Eppure, era stato sottoscritto un accordo con i sindacati, nel giugno del 2011, sul funzionamento della società: i dipendenti a tempo determinato sarebbero stati confermati per chiudere entro l’attuale mese di dicembre la fase di start up. In seguito, partiranno le selezioni pubbliche per i concorsi, trasparenti secondo le regole comunitarie. E lì si scatenano gli appetiti di chi vede sfumare la possibilità di indirizzare le assunzioni, mentre alcuni dirigenti si vedono sottrarre pezzi di potere ed altri attaccano con gli strumenti della peggiore burocrazia, le carte bollate e le relazioni ispettive. Piove, sugli uffici della Provincia e della società controllata, anche un’inchiesta ministeriale, che si sovrappone a un’ispezione della Corte dei Conti dell’Abruzzo.
Così Cretarola, benché descritto come un decisionista, si trova impastoiato fra ricorsi e contestazioni: vogliono impedirgli di lavorare e sfruttano ogni pretesto. Anche un refuso. Nella comunicazione al sistema informatico del ministero del Lavoro, effettuata in ritardo, si cita un tale Cretola. A prima vista pare che l’amministratore di Teramo Lavoro abbia voluto fare il furbino, nascondendo la propria identità. Peccato che il codice fiscale sia lo stesso di Cretarola, i dati anagrafici i medesimi e l’indirizzo pure. Quest’ultimo, fra l’altro, viene pubblicato su un quotidiano a tiratura nazionale. È chiaro ormai che si tratta di veleni e guerre interne di vario genere. Ed è ancora più chiaro che a rimetterci potrebbero essere soltanto i più deboli, cioè i cento ragazzi che rimarrebbero disoccupati, stritolati dalle beghe della pubblica amministrazione.

Andrea Morigi