Simona Verrazzo, Libero 4/12/2011, 4 dicembre 2011
«FEMMINISTE» DI ALLAH TUTTE IN PIAZZA MA A INVOCARE IL VELO
Era stata un anno fa la Tunisia a dare il via alla «primavera araba» e propri qui ora tocca assistere a scene inquietanti in un Paese dalla decennale tradizione laica, unico arabo ad aver proibito la poligamia. Nel pieno centro della capitale Tunisi ha sfilato un corteo di donne che chiedono di essere libere di indossare il niqab, il velo integrale che lascia scoperta soltanto la fessura per gli occhi. Si è trattata in assoluto della prima marcia del genere nel Paese, dove ai tempi del presidente Zine el Abidine Ben Ali nelle fototessere per i documenti era proibito persino l’hijab (il velo che copre soltanto capelli e collo), figurarsi il niqab. Il divieto è stato prontamente tolto dopo la rivoluzione e ora sui documenti le donne possono velarsi. È questa la nuova Tunisia, guidata dal partito islamista Ennahda, dove le donne sfilano per poter andare in giro completamente velate e di poter assistere – vestite in questo modo – alle lezioni università (dove già circola la voce di istituire mense divise per sessi).
Ma gli occhi del mondo sono tutti per l’Egitto, capofila di quello che è il movimento femminile di matrice islamica e su come le islamiste si muoveranno per imporre la loro idea di donna: ultraconservatrice, ovviamente velata, tanto più libera quanto più è legata alla religione. È la cosiddetta «sorellanza», le Sorelle musulmane, quella fetta di militanti del gentil sesso all’interno dei Fratelli musulmani. Se sono loro i vincitori certi delle elezioni di ieri, bisognerà vedere quante delle «loro» donne andranno nel primo Parlamento del post- Mubarak. Fin dalla nascita della fratellanza, nel 1928, era prevista una «sezione» femminile. Come si legge in un lungo reportage del settimanale tedesco «Der Spiegel», la loro costituzione si fa risalire a qualche anno più tardi, al 1932. Oggi, secondo gli ultimi calcoli, sono circa il 25 per cento del movimento, che vuole dire che un fratello su quattro in realtà è una sorella.
Ma persino per loro la vita potrebbe essere difficile, visto che al secondo posto nelle elezioni di questa settimana si sono piazzati i salafiti, ultraconservatori, roba che al confronto i Fratelli musulmani sembrano moderati. Tra i loro slogan c’è quello che «nessun popolo è di successo se guidato da donne». Obbligati dalla Commissione elettorale a includerle nelle loro liste, hanno pensato bene di mettere al poste delle foto delle candidate quelle dei fiori. Abdel-Monem Shahat, leader salafita candidato al Parlamento del Cairo, ha detto che i romanzi di Naguib Mahfouz (Nobel per la Letteratura nel 1988) «incitano alla prostituzione, alla droga e all’ateismo».
Il clima è pesantissimo in Egitto, motivo per cui tardano così tanto ad arrivare i risultanti del voto, che comincia a preoccupare i militari al governo, garanti della laicità dello Stato. Secondo quanto riferito dalla tv del Qatar Al Jazeera, Fratelli musulmani (Partito della libertà e della giustizia) e salafiti (Partito Nour) dovrebbero aver ottenuto insieme il 60 per cento dei voti. I presupposti per trasformare Il Cairo in una nuova Kandahar talebana ci sono tutti.
Simona Verrazzo