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 2011  dicembre 04 Domenica calendario

DIFENDEVO I PROF MI HANNO DELUSO


Cari professori che siete adesso al governo, Dio che delusione mi state dando. E dunque, stringi stringi, sembra siate arrivati alla conclusione che per riparare il disastro delle nostre finanze pubbliche la cosa più spiccia e redditizia è spremere il limone costituito dai contribuenti onesti, aumentare di un paio ancora di punti percentuali il martirio fiscale di chi già paga il 52 e più per cento su ciascun reddito prodotto dal suo lavoro. Stringi stringi siete arrivati alla decisione presa a suo tempo da Romano Prodi, che era anche lui professore ma non se ne vantava. Stringi stringi siete peggio di Silvio Berlusconi, uno che le tasse non riusciva ad abbassarle nemmeno di un centesimo ma declamava ai quattro venti quanto gli dispiacesse e non ci dormisse la notte.
Dio che delusione, e dopo tanto sfoggio di loden. Badate, vi sta parlando uno felice che voi professori foste nella sala di comando, voi che per mestiere non siete dei politicanti di terz’ordine, gente che ha dovuto raccattare i voti uno a uno promettendo mari e monti, voi che conoscete le lingue straniere e lo sapete che è impossibile la moltiplicazione dei pani e dei pesci, quelle promesse cialtrone che hanno portato al nostro debito pubblico faraonico. Ebbene, io che sono uno dei 71 mila italiani che dichiarano un reddito imponibile lordo superiore ai 200 mila euro annui, ero sicuro che voi mi aveste conferito la Legion d’onore. Se è vero che siete professori, allora lo sapete come vanno le cose della nostra società e della nostra economia. Lo sapete che se uno dichiara poco più di 200 mila euro lordi l’anno (su cui paga circa 100 mila euro netti di tasse varie l’anno), e a meno che non abbia ereditato dalla sua famiglia il Colosseo o Hollywood o un giro di bordelli frequentati da vip d’alto bordo, vuol dire che è un eroe civile, un benemerito italiano, uno il cui lavoro è immensamente profittevole alla comunità, uno che ha sulle spalle non so quante pensioni di invalidità e di anzianità, e remunerazioni auree pagate dall’Assemblea regionale siciliana e bistecche che i senatori italiani ancora l’altro ieri pagavano non ricordo più se 3 o 4 euro. La Legion d’onore, subito. Non dico che noi 71 mila contribuenti fossimo del livello morale dei Mille che si imbarcarono a Genova e sbarcarono in Sicilia a costruire l’unità d’Italia, ma poco ci manca.
Perché voi che siete professori e che avete studiato all’estero, lo sapete benissimo che la più parte di noi non siamo “ricchi”, e bensì dei contribuenti onesti che dichiarano sino al’ultima lira e che ci pagano sopra le tasse ancor prima di avere incassato un centesimo. Voi che siete dei professori, lo sapete benissimo che è pura retorica quella di chi dice che a pagare le tasse sono solo i pensionati e i dipendenti e che su questa retorica ci costruisce le proprie carriere politiche. Siccome non c’è dubbio che voi vi siete guadagnati il pane nella vostra vita, e dunque lo sapete quanto sa di sale, e dunque non potete non saperlo che prima di emettere fattura non scattano i termini di pagamento, pagamenti che oggi sono a 90, 120, 180 giorni. Voi che di economia ne sapete, o ne dovreste sapere, la conoscete la via crucis del contribuente onesto italiano tra novembre e dicembre, quando c’è da pagare il terzo rateo trimestrale dell’Iva, il secondo acconto sui redditi relativi al 2011, l’Ici, la tassa sulla monnezza, eventuali e affettuosi richiami dall’agenzia delle Entrate perché avevate fatto un pagamento con qualche giorno di ritardo, il fatidico acconto Iva del 27 dicembre prossimo venturo su fatture ancora mai incassate. Può darsi che qualcuno di voi non sappia in dettaglio questa via crucis, perché ha una segretaria che segue le carte e le scadenze e i relativi pagamenti. Vi assicuro che per un essere normale come il sottoscritto, il quale si appresta gli F24 da solo, è un incubo.
Ebbene anziché darci la Legion d’onore, voi volete spremerci e tassarci ulteriormente. Volete portare la tassazione reale del ceto medio produttivo a qualcosa di vicino al 60 per cento del reddito prodotto. Volete altri soldi maledetti e subito da quei poveri imbecilli che non possono nascondere nulla a differenza di quella coppia di gentiluomini di cui hanno parlato i giornali qualche giorno fa, due tipini a modo che dichiaravano 6 euro l’anno (5 euro il marito, 1 euro la moglie) e che il prodigioso fisco italiano ci ha messo non so più quanti anni a scoprire che avevano beni e redditi per centinaia di milioni.
Ma davvero bisognava aver vissuto così tanti anni negli euroappartamenti di Bruxelles per giungere a queste decisioni, loden o non loden? Mai avrei pensato di essere talmente d’accordo, questa volta, con Antonio Di Pietro: «Per far pagare più tasse a chi le paga già, non c’è bisogno di professori. Bastano dei malfattori».

Giampiero Mughini