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 2011  dicembre 04 Domenica calendario

Il primo colpo, nel 1995, fu il fenomeno dei libri venduti in rete da Amazon. Jeff Bezos, il geniale inventore della trovata, qualche anno dopo fece anche il secondo passo: creazione dei libri elettronici (gli e-book) e dei gadget per leggerli (gli e-reader)

Il primo colpo, nel 1995, fu il fenomeno dei libri venduti in rete da Amazon. Jeff Bezos, il geniale inventore della trovata, qualche anno dopo fece anche il secondo passo: creazione dei libri elettronici (gli e-book) e dei gadget per leggerli (gli e-reader). Questo secondo cambiamento sembrò fatale, ma ora si vede che non lo era, dato che i libri elettronici erano (e sono) in fondo ancora libri, già apparsi su carta e poi riversati in un file. Terzo colpo: cinque anni fa nasce il self-publishing. Società diverse mettono a disposizione di scrittori di ogni tipo (veri, aspiranti o presunti) dei service editoriali a cui si invia un file elettronico per vederselo restituito dopo qualche giorno (con modesta spesa e in quante copie si vuole) sotto forma di libro di carta. Il libro self-published può esser messo in vendita sul portale del service oppure comprato dall´autore, che ne fa l´uso che vuole. La qualità non è garantita, e l´interesse neanche, ma almeno la libido scribendi ha finalmente un canale in cui sfogarsi. E lo sfrutta largamente: lulu.com, in Italia dal 2006, dichiara di aver pubblicato in cinque anni 7200 manoscritti (più di 1400 all´anno!). Sospinti da questa libido i service prosperano ovunque. Il vantaggio di queste iniziative sta nel fatto che sembrano democratizzare l´accesso dello "scrittore" alla pubblicazione. «Se l´hai scritto, va stampato» incita per esempio ilmiolibro; dell´editore ("il padrone" del romanzo di Goffredo Parise) si può fare a meno. Ma, accanto a questo acquisto, non può essere ignorato che il processo lascia sul terreno parecchie vittime. Con l´e-book sopravvivono l´autore e l´editore, ma spariscono il magazziniere, il distributore e il libraio (il compositore tipografico s´era già estinto negli anni novanta). Il libro self-published è più letale: elimina l´editore, il magazziniere e il libraio lasciando in vita solo l´autore. Anche dal punto di vista economico ci sono i sommersi e i salvati: i diritti d´autore, se ci sono, vanno solo all´autore. Se si ha successo, la cosa è molto vantaggiosa: un autore in self-publishing può tenere per sé fino al 70 per cento degli incassi, mentre un editore, per un libro di carta, concede dal 8 al 15%. L´ambiente non resta estraneo al cambiamento: il libro self-published non risparmia un albero; l´e-book limita invece la deforestazione. Con l´ultimo passo (finora) la parola torna agli editori veri (Amazon in fondo era solo un libraio, sia pure potente e planetario): spaventati dal pericolo di scomparire, inventano programmi che permettono agli autori di pubblicare con loro, ma direttamente in forma elettronica. Ha cominciato Amazon (e adesso ha aperto anche in Italia), che ha creato anche alcuni bestseller: i romanzi di un tale John Locke, portatore di un nome importante ma ignoto alle cronache, pubblicati da Amazon in digitale a 99 centesimi di dollari, hanno venduto più di un milione di copie; l´inglese Stephen Leather, scrittore e autore tv, con Amazon.co.uk è arrivato a vendere duemila copie al giorno del suo The Basement (ancora a 99 centesimi). Penguin Books, leggendario editore di tascabili di qualità, col suo programma Book Country pubblica libri elettronici nativi, ma a caro prezzo (da 99 a 549 dollari, secondo il tipo di intervento redazionale che si richiede sul manoscritto). Altri editori e librai si organizzano sulla stessa linea: HarperCollins, Barnes & Noble, Simon & Schuster. Gli autori non restano a braccia conserte. Collettivamente, organizzando proteste contro l´ingresso degli editori veri nel campo dell´e-book, che finisce per togliere loro una quota importante di diritti. Individualmente, con un marchingegno astuto: dopo essersi procurati un pubblico e una reputazione col libro elettronico, l´autore di e-book o di libri in self-publishing spunta contratti milionari per pubblicare libri di carta con editori tradizionali. (Evidentemente il buon vecchio libro attira ancora). John Locke ha firmato un contratto formidabile con Simon & Schuster;Amanda Hocking, ragazza di provinciadiventata famosa con libri in self-publishing, ottiene da un editore tradizionale un anticipo di due milioni di dollari (sic!). Nascono intanto nuove forme: il polacco Piotr Kowalczyk ha inventato il romanzo scritto e da leggersi su telefonino (cellphone novels, poveri noi), che si costruisce e si invia come serie di sms. L´idea stessa mette l´angoscia, anche a pensare alle condizioni del pollice dell´autore dopo una nuova opera; ma pare che di un suo "scritto" si siano vendute cinquantamila copie e che in Cina esista un pubblico di venticinque milioni pronto a ricevere questa roba. Non sappiamo come continuerà, e tantomeno come si concluderà, questa nuova rivoluzione libraria. Certo è che stanno cambiando il processo di produzione libraria (come ho accennato) e in genere il panorama della produzione e fruizione culturale: è già successo nella musica, con le auto-produzioni, in parte nel cinema e nei video. Nel nostro caso, particolarmente delicato è il caso dell´editore. Perché (se è di qualità, ovviamente) non è solo il produttore finanziario del libro ma fa anche altre cose fondamentali: progetta, pianifica, consiglia, valuta, sceglie e respinge; e, quando ha deciso e scelto, assiste l´autore nella costruzione e nella complicata messa a punto della sua opera. Non tutti quelli che scrivono, infatti, sono scrittori: nella categoria rientrano d´ufficio tanto veri ingegni, magari esperti anche di costruzione editoriale del libro, quanto gli Alfonso Marra, gli Alfano e gli Scilipoti che pubblicano a tutto spiano. Distinguendo gli scrittori dagli imbrattacarte l´editore (quando vuole e sa) esercita una funzione di filtro, di controllo e di garanzia di qualità che nessun self-publishing potrà mai assumersi. Certo, editori di grande tradizione come Penguin promettono (a pagamento) di assistere i loro autori nella preparazione dei manoscritti; ma è difficile dire se la qualità del prodotto finale sarà la stessa di prima. D´altra parte questo è un passo in più che verrà fatto anche in Italia dai grandi editori. E che allarma già tanti scrittori professionisti. Altre conseguenze meno spirituali si avranno sul piano delle professioni. La lista completa è lunga: saltato l´editore (con il suo personale), eliminati i librai dopo averne svuotato gli scaffali, cancellati magazzini, magazzinieri e distributori, indebolita via via l´industria della carta e della stampa, quella delle macchine tipografiche e della pubblicità, eliminati le riviste di libri, i recensori, i critici, i filologi e i bibliotecari… tutto il processo di produzione, diffusione e conservazione del libro si trasformerà profondamente. Non è impossibile che tra qualche anno, come in un Rollerblade editoriale, rimarranno in vita solo gli "autori", sfuggiti a ogni controllo di qualità (oltre che invisibili e irraggiungibili, come ogni emittente telematico che si rispetti), e i loro lettori, anche loro più o meno dematerializzati, che ormai leggono anche sui telefonini. Oppure, come spesso accade, nel mare di milioni di prodotti, scatterà una selezione, non solo dettata dal mercato, m a anche dalle capacità garantite da un brand editoriale. Alcuni vedono questo panorama come un progresso; altri (come me) sono piuttosto preoccupati. Ma è chiaro che quest´ultimo atteggiamento è sterile: il fenomeno, essendo globale, è ormai inarrestabile. Bisognerà solo imparare a farci i conti. GIAN ARTURO FERRARI Come sappiamo il bello della realtà sono le sue contraddizioni e il progresso avviene per paradossi. Fa comunque specie vedere che Penguin - il terzo o quarto gruppo mondiale nell´editoria di libri di narrativa e saggistica - intende dedicarsi al self publishing. Un po´ come se un´azienda di carne in scatola si facesse paladina della dieta vegetariana. O come se la Volkswagen annunciasse di voler entrare nelle automobiline a pedali. Cerchiamo di vedere, in tre quadri, come ci si è arrivati. Nel primo quadro si vede l´antica e deprimente condizione dell´aspirante scrittore o scrittore dilettante. Il quale, a differenza dei suoi pari grado in altre arti - il pittore della domenica o il pianista familiare - non ha modo di dar prova di sé, di mostrare quel che sa fare perché nessuno pubblica i suoi libri. A meno di ricorrere, ma con avvilimento e quasi con vergogna, alla pubblicazione a pagamento presso marchi di dubbia reputazione se non equivoci. Dal che amor proprio ferito e aspro livore nei confronti degli editori, quelli grandi in particolare, cinici e stolidi bestioni dediti a pubblicare innumerevoli e incomprensibili schifezze e soprattutto a prelevare dalle tasche di lettori e autori - novelli Ghini di Tacco - il denaro che spetterebbe agli uni o agli altri. Nel secondo quadro si vede arrivare dal cielo un angelo, che si chiama Amazon. L´angelo Amazon prende il testo che l´aspirante scrittore o lo scrittore dilettante gli manda, lo rassetta, lo, per così dire, formatta e lo mette sulla sua gigantesca bancarella elettronica accanto a tutti gli altri libri, di grandi autori e no, pubblicati (anche dagli orribili grandi editori) e no. A richiesta dell´autore gli stampa anche, su carta, le copie che vuole. Il tutto per pochi soldi. Ma, pochi o tanti, non sono i soldi il punto. Il punto è l´ideologia. L´angelo Amazon, che è uno specialista di marketing e che ha anzi inventato il marketing della libertà e dell´eguaglianza, proclama che siamo tutti pari, siamo tutti autori e siamo tutti lettori; proclama inoltre che in quel paradiso che è la sua bancarella il successo e l´insuccesso sono determinati non tanto dai capricci dell´editore (ahi quanto fallaci, se non pelosi), ma dalle libere scelte di tutti i pari, di tutti i lettori/autori; proclama infine, o per ora lascia solo intendere, che gli editori non servono più, che è iniziata l´era del contatto diretto, non più intermediato, e che a consentire e a tenere il contatto diretto sarà lui, l´angelo. In un suo retrobottega l´angelo Amazon conserva dei begli elenchi di aspiranti scrittori, o self publishers che dir si voglia - una vasta schiera - i quali per il principio sopra enunciato sono fortissimi lettori e dunque grandi acquirenti. Nonché tiene in serbo dei begli algoritmi di profilazione, lucidati con cura particolare, con i quali stabilire tutti i possibili contatti efficaci tra gli infiniti (potenzialmente) punti di questa infinita (potenzialmente) rete. Con un giovevole incremento del traffico e dei profitti dell´angelo. Nel terzo, e ultimo, quadro si assiste al risveglio del grande editore il quale comincia a sentirsi sgradevolmente spintonato. Da una parte Amazon, più Mackie Messer che angelo in questa versione, comincia a diventare e poi diventa sempre più il suo maggiore cliente e ad avere quindi il coltello dalla parte del manico. Dall´altra, nella versione angelica salutata dal generale plauso dei benintenzionati, gli scava un bel buco sotto i piedi lasciando intendere che la sopravvivenza dei vecchi editori è solo questione di tempo, in attesa che il paradiso del peer-to-peer, della libertà dell´eguaglianza e della giustizia scenda in terra. A questo punto il grande, e periclitante, editore abbozza una reazione e gioca la miglior carta che gli è rimasta, l´antica insegna, il prestigioso brand, il glorioso pinguino nel nostro caso. L´idea è che mentre come venditore di libri, di carta o elettronici, Amazon non è contrastabile (ma non sarà un po´ pericoloso lasciarlo diventare di fatto il monopolista mondiale dell´e-commerce?), nell´ambito del self publishing il famoso aspirante autore o autore dilettante preferirà comunque dire «Questo è il mio Penguin» - o un domani, chissà, «Questo è il mio Oscar» - anziché «Questo è il mio Amazon». Basterà? O sarà solo il classico dito del classico bambino nella classica diga? Staremo a vedere.