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 2011  dicembre 01 Giovedì calendario

Monti potrebbe rilanciare il loden - Tedeschi e austriaci sperano, grazie al nostro premier, in un ritorno in auge del loro capo invernale

Monti potrebbe rilanciare il loden - Tedeschi e austriaci sperano, grazie al nostro premier, in un ritorno in auge del loro capo invernale. Oggi in Centro Europa è considerato adatto solo in campagna da Berlino Roberto Giardina Tedeschi e austriaci sperano in un effetto Monti. Non sull’euro, ma sulla moda maschile. Il professore potrebbe rilanciare il tradizionale loden in Italia o magari in Francia. Diciamo che è difficile vedere un berlinese o un viennese sfoggiare un loden. Anche perché non è affatto un capo cittadino. Indossarlo sulla Kurfürstendamm o sulla Kärtnerstrasse non sarebbe elegante, e chi osa farebbe la figura di quegli italiani che sfoggiano le cravatte inglesi con i colori di qualche college o di uno storico reggimento. Non sarebbe lecito. Il loden è riservato ai gentiluomini di campagna, finché restano in campagna, e ai loro fattori. O per andare a caccia. Ma non voglio criticare lo stile del nostro premier, che ha altre cose a cui pensare, anche perché così a prima vista non mi sembra affatto che indossi il loden. Ha un cappotto blu, e il loden blu semplicemente non esiste: ne potete comprare uno verde sottobosco o grigio, ruggine, bianco e nero. Altri colori non sono ammessi. Signori in loden si incontrano alla domenica per il centro di Monaco, ma nella capitale bavarese è quasi un costume tradizionale. Infatti le signore al loro fianco sfoggiano il dirndl: gonna ampia e camicetta bianca ampiamente scollata. Un abbigliamento per lui e per lei non consentito a chi viene da fuori, neanche agli altri tedeschi. Siamo al limite dei Lederhosen, i calzoncini di cuoio simbolo della regione. Ma a vedere i film americani, a Hollywood sono convinti che li indossino ogni giorno tutti i tedeschi. Gli yankee meglio non ascoltarli né quando parlano dell’euro, né di moda. Nei film di guerra fanno immancabilmente sfoggiare alle Ss la divisa di gala in nero anche in trincea. Come andare in prima linea in smoking. I lederhosen sono in crisi anche loro da quando il Finanzamt, il fisco teutonico, non consente più di detrarli dalla dichiarazione delle imposte. E un paio di questi calzoncini di buona qualità arriva a costare 250 euro. Un cappotto o un mantello di loden supera invece i 400 euro. Una questione di scarsa importanza? Non direi. Tradisce la tradizionale nostrana ignoranza su usi e costumi dei tedeschi. Ce la prendiamo con loro, li accusiamo di mandare a fondo l’Europa o di volerla dominare, e poi non li conosciamo. Su di loro una sequela di luoghi comuni, a cominciare appunto dal loden, che vanta un’antica tradizione e risalirebbe all’anno mille. Il nome viene da «lodo», stoffa ruvida. Lo avrebbero usato anche i vichinghi, ma è amato soprattutto da chi vive in montagna, sulle Alpi. Nel 1573, Ferdinando II, granduca del Tirolo, ordinò che operai e contadini dovessero vestirsi solo con questa stoffa. Nel 1842 nasce a Monaco la Loden-Frey, nome che è diventato sinonimo di loden. Questo marchio nobilitò il mantello facendolo indossare a Ludwig II, il re folle di Baviera, e a Francesco Giuseppe, imperatore d’Austria Ungheria. Nel 1927, ne sfoggiò un esemplare il Duca del Galles, la cui nonna, la regina Vittoria, era di origine tedesca. Una contraddizione? Piuttosto un capriccio concesso ai nobili. Oggi i clienti della Loden-Frey sono soprattutto stranieri, ai primi posti giapponesi e italiani. Se ne vendono almeno 70 mila capi all’anno. E la Salko a Salisburgo arriva a 212 mila capi. Gli affari fanno dimenticare la tradizione: a Vienna, al ballo dell’Opera si sono visti persino smoking in loden. E la lana non è più prodotta in Austria o in Germania: arriva dall’Australia e dalla Nuova Zelanda. Si può giungere a un compromesso: è consentito indossare il loden ovunque, da New York a Milano, ma non nella sua patria. E soprattutto non a Berlino. I prussiani, come Frau Merkel, non l’hanno mai amato.