Nino Sunseri, Libero 1/12/2011, 1 dicembre 2011
LA FAME DI TV DELL’INGEGNERE NEL MIRINO ORA C’È LA RAI
Ieri in Borsa le azioni di Telecom Italia Media sono andate a fuoco. In un vortice di scambi sono salite del 12%. Un interesse assolutamente inedito per un titolo che, normalmente naviga sui fondali di Piazza Affari. Al centro di tanto interesse, ovviamente, il gioiello del suo portafoglio. Vale a dire La 7 che l’arrivo di Enrico Mentana ha rilanciato nella costellazione dell’emittenza nazionale. Un tripudio di voci a Piazza Affari che si appoggiavano sulle indiscrezioni pubblicate in mattinata. Secondo il quotidiano Mf c’è Tarak Ben Ammar, l’editore franco tunisino che ha messo gli occhi sulla tv. Ben Ammar è un personaggio molto noto nel gran mondo che ruota fra politica e grande finanza.
È tanto amico di Berlusconi, quanto dei partecipanti al salotto buono di Mediobanca. Secondo il quotidiano finanziario sarebbe in trattative per rilevare il40%di Telecom Italia Media e quindi, indirettamente, di La 7.
Dal quartier generale dell’imprenditore, però, partiva una smentita secca e senza possibilità di repliche: «Smentisco ogni notizia relativa a un mio coinvolgimento nell’operazione di acquisto di Telecom Italia Media,come già ho fatto in numerose altre occasioni».
La dichiarazione tanto netta, però, non spegneva la febbre della Borsa. Qualcuno ha cominciato a ricorrere altre spiegazioni. Così è tornata in mente l’intervista della sera precedente di Carlo De Benedetti a Lilli Gruber. Ospite in studio l’ingegnere ha negato ogni interesse per la tv. Unica eccezione proprio La 7. «Peccato che il mio amico Franco Bernabè non abbia nessuna intenzione di cederla». In effetti il gran capo di Telecom sulla tv del gruppo è sempre stato abbastanza prudente. Più volte ha riconosciuto la necessità di associare qualche partner nell’avventura. Tuttavia non si è mai spinto fino al punto di trovare un acquirente. Né parziale, né, tantomeno, per l’intera società. Strada, dunque, almeno in apparenza ostruita.
Il discorso, però, non è chiuso. Potrebbero esserci altre occasioni nelle quali l’Ingegnere avrebbe la possibilità di manifestare il suo interesse per il video. Tanto più che non gli mancano certo le risorse. Ci sono i 564 milioni che ha ottenuto dalla Fininvest come risarcimento danni per la vicenda Mondadori. Per il momento sono inutilizzabili perché è ancora sospeso il giudizio della Cassazione. Se dovesse perdere dovrebbe restituire il tesoro. Altrimenti si troverebbe a disposizione una ricchezza liquida come nessun altro in Italia.
E allora, magari, l’interesse per il video potrebbe riaccendersi. Tanto più che le voci di uno spacchettamento della Rai tornano a farsi sentire. Il progetto non è nuovissimo. Si parla di privatizzare due canali lasciando il terzo come servizio pubblico senza pubblicità. A sostenerlo sarebbe unicamente il canone.
Un piano che ogni tanto torna fuori. Finora senza esiti. Un po’ perché sarebbe suonato come regalo a Berlusconi. ma soprattutto perché i partiti hanno sempre considerato Viale Mazzini come l’orto di casa. Vietato venderlo.
Ora, però, le cose sono cambiate. Il governo Monti non ha clientele politiche da soddisfare. La sua funzione di tecnico è proprio questa: tagliare i nodi che i partiti, da soli, non sono in condizione di affrontare. E quale nodo più aggrovigliato di viale Mazzini? Tanto più che servirebbe ad alleggerire il canone, una delle tasse più odiate dagli italiani.
Dagospia ieri disegnava uno scenario suggestivo con un consiglio d’amministrazione scelto dai Presidenti delle camere e dal Quirinale. Come amministratore delegato un bocconiano incaricato di rimettere a posto i conti e privatizzare. Una lettura che, probabilmente, all’Ingegnere non sarà dispiaciuta.
Nino Sunseri