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 2011  dicembre 01 Giovedì calendario

STRETTA ALLO SPORTELLO: UNA SETTIMANA PER RITIRARE 10 MILA EURO


Sono talmente serrati, i rubinetti degli istituti di credito italiani, che perfino Arsenio Lupin è in seria difficoltà quando “bussa” allo sportello. C’è la crisi e la liquidità scarseggia anche per i ladri. Secondo gli ultimi dati Abi diffusi ieri, il bottino medio delle rapine in banca (sempre meno, per fortuna) è calato a 21 mila euro (-11,3%) nei primi sei mesi del 2011.
Vuol dire che i malviventi trovano meno cash nelle agenzie bancarie in cui fanno visita? Forse. Di sicuro, quello del contante comincia a essere un serio problema per i correntisti. Stando a indiscrezioni circolate ieri, alcune banche avrebbero drasticamente irrigidito le procedure interne per i prelievi . Un paio di esempi: per somme superiori a 2.500 euro si possono attendere fino a 3 giorni, mentre per 10.000 euro l’attesa passa a una settimana.
Non solo. Sono diventate un percorso a ostacoli anche le istruttorie per la concessione di mutui. E ottenerne uno con durata superiore a 20 anni, peraltro, è una vera e propria mission impossible. Per non parlare delle imprese che per chiedere finanziamenti, anche di piccolo importo, devono fare i salti mortali. Soffrono in particolare le pmi. Che quando riescono a ottenere un po’ di credito sono costrette a pagare interessi da capogiro. Un recente studio della Banca d’Italia rivela infatti che con la crisi «gli aumenti del costo del credito sono stati maggiori per le imprese più piccole».
Altro discorso è il pressing sui clienti perché sottoscrivano obbligazioni della loro banca di fiducia, talvolta anche in sostituzione dei titoli di Stato. Che, quando fa comodo, vengono indicati come rischiosi visti i rendimenti alle stelle. Sta di fatto che la clientela retail diventa per gli istituti di credito un canale di approvvigionamento di liquidità importante in una fase in cui è praticamente fermo il mercato interbancario. Con buona pace della correttezza, della trasparenza e della buona fede delle banche.

Francesco De Dominicis