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 2011  novembre 30 Mercoledì calendario

IL VIRUS DA FINE DEL MONDO CREATO DA SCIENZIATI POLLI


Cambiano le epoche ma lo scienziato pazzo rimane sempre uguale. Lo conoscete per averlo incontrato in innumerevoli libri, film e fumetti. Dotato di una mente brillante, si chiude nel suo laboratorio per salvare l’umanità e quando ne esce con una provetta in mano mancano poche ore alla fine del mondo. Con rispetto parlando, un tipo come Ron Fouchier, virologo dell’Centro Medico Erasmus di Rotterdam, che aveva dedicato la propria missione scientifica a un obiettivo da lui ritenuto irrinunciabile: come rendere un virus letale ma scarsamente contagioso, come quello dell’aviaria tecnicamente denominato H5N1, in uno altrettanto letale ma estremamente contagioso? Ci è voluta tutta la genialità del dottor Fouchier e della sua equipe per arrivare a un risultato tanto importante, ma alla fine hanno annunciato in una conferenza stampa di avercela fatta: il nuovo virus dell’aviaria, quello che è in grado di sterminare gli uomini quasi quanto il vecchio faceva con gli uccelli (il 90% dei pennuti contagiati moriva), è stato realizzato. Non era una cosa così complicata, bastavano cinque modificazioni genetiche nel Dna del vecchio virus. Grazie all’opera di Fouchier, adesso il nuovo virus è in grado di contagiare facilmente e sterminare anche i furetti, un notevole risultato anche per noi umani, visto che abbiamo un sistema respiratorio assai simile a quello dei poveri mustelidi. Ma poiché, come abbiamo detto all’inizio tracciandone l’identikit, lo scienziato pazzo non è mai malvagio in sé, ma sempre animato da uno scopo che egli crede benefico, occorre domandarsi: cosa ha spinto Fouchier a aumentare, con quelle cinque modificazioni genetiche, l’aggressività di un ceppo assai pericoloso dell’H5N1, quello che uccide il 60% degli umani contagiati? Lui dice che ha voluto prevenire la natura. Infatti è sempre possibile che, nel prossimo futuro, la natura decida di modificare da sé il virus, e renderlo assai letale per l’umanità. Da qui la necessità di anticiparla in laboratorio, in modo da sapere che caratteristiche avrà e dotarci degli opportuni vaccini. A nulla vale obiettare che finora la natura non ci pensava proprio per niente a modificare il virus dell’aviaria, e che era impegnata in altre faccende e, forse, rendere ancora più contagioso l’H5N1 non era affatto nei suoi piani da qui a mille anni, per non dire mai. Secondo Fouchier non si può mai dire, bisogna essere pronti. Adesso ferve un acceso dibattito circa la pubblicazione dei risultati dell’esperimento di Fouchier, che in poche parole significa: facciamo conoscere o no le istruzioni per crearsi un virus letale in casa? Così, tanto per non lasciare inoperosi eventuali terroristi, psicopatici sterminatori di massa e altre canaglie che prima di andare a dormire sognano che la Terra diventi come quella presentata da certi film apocalittici, con bande di zombi che si trascinano in città diroccate. Thomas Inglesby, del Centro per la Biosicurezza dell’Università di Pittsburgh, ha dichiarato che è «una pessima idea per gli scienziati, quella di trasformare un virus altamente letale in uno altamente letale e contagioso». Altri, come il virologo italiano Fabrizio Pregliasco dell’Università di Milano, ritiene che invece la pubblicazione dei risultati di Fouchier vadano diffusi e dibattuti, perché «lo scambio di conoscenze è fondamentale per prevedere la reale gravità di una pandemia». Ma il punto cruciale è: i rischi che si corrono creando un virus letale in laboratorio, sono bilanciati dai benefici della prevenzione che ne consegue, in caso un simile virus si sprigionasse in natura? I laboratori sono sicuri rispetto a rischi di fughe d’informazioni o clonazioni? Finché non avremo rassicurazioni su questi punti, esperimenti come quelli di Fouchier sembrano semplicemente insani.

Giordano Tedoldi