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 2011  novembre 30 Mercoledì calendario

SEDOTTA E ABBANDONATA IMPRENDITRICE CROATA FA CAUSA A MISTER GEOX


Lui parla di un miserabile tentativo di estorsione. Lei invece di un grande amore tradito. Una storia normale dove cuore e carta bollata si mescolano in un crescendo di affetti che trascolorano dapprima in ostilità, poi odio e infine desiderio di distruzione del fedifrago. Vicende di cui sono piene le cronache e i tribunali. Se non fosse per i protagonisti: lui è Mario Moretti Polegato, 59 anni, l’uomo che ha inventato la scarpa che respira, il patron della Geox, della Diadora e principale sponsor, dopo la Red Bull, della Formula 1 che ha vinto l’ultimo Campionato Mondiale. Non a caso è sesto nella classifica dei Paperoni d’Italia con un patrimonio che raggiunge i 2,3 miliardi di euro.
Lei è Jagoda Mise, una cinquantenne croata, alta e bionda e anche dotata, secondo le cronache, di un patrimonio immobiliare piuttosto consistente. Addirittura di un’isoletta nell’Adriatico. Chissà se vero? Probabilmente la consistenza della dichiarazione dei redditi serve a metterla al riparo dalla controffensiva degli avvocati del signore delle scarpe che certo non ci vanno giù leggeri. Parlano di «un grossolano e maldestro tentativo di estorsione ai danni del nostro assistito». Lei, invece, ha presentato una denuncia al tribunale di Trieste in cui parla di un grande amore tradito, di promesse non mantenute, di fiducia calpestata. Per questo chiede di essere risarcita per tutte le menzogne e gli inganni che ha dovuto sopportare. Ma anche per la sottrazione di alcuni preziosi oggetti. Senza contare ovviamente l’indennizzo per i gravi danni psichici, fisici, biologici, esistenziali «oltre al ristoro dei danni patrimoniali». La causa verrà discussa il prossimo 2 febbraio.
E se Moretti Polegato (sposato con un figlio) lascia briglia sciolta ai suoi avvocati dichiarandosi vittima di un tentativo di ricatto, la donna snocciola una storia piena di archi, frecce e cuori infranti.
Del primo incontro in Croazia nel 2007 quando la Geox stava aprendo i primi negozi a Spalato. Il racconto della donna è accorato. Un ricordo di dolcezze diventato ogm dell’odio: «Mi ha corteggiata, era un gentleman, mi ha detto di vivere un rapporto indimenticabile. Diceva che ormai il rapporto con la moglie era quello di separati in casa». Di fronte alle insistenze lui cede e racconta, secondo Jagoda, una bugia. Forse non la prima. Certamente la più compromettente. Annuncia di essere andato via di casa. «Pensavamo ad una vita insieme. Facevamo progetti di vita». Ma anche piani d’affari: «Mi aveva rivelato l’intenzione di far insediare mio figlio alla vice presidenza della Diadora». E, per far sì di avere l’amata più vicina, nel 2010 Polegato le avrebbe messo a disposizione un appartamento al residence San Marco, a Conegliano.
In quell’appartamento, dopo la rottura, la donna avrebbe lasciato oggetti personali – ai quali, dice, è legata da un affetto profondo – che pretende di riavere indietro, così come chiede ai giudici di riconoscerle i danni psichici, fisici, biologici ed esistenziali causati dalla fine della relazione. Ma questo viene dopo. Fra il 2007 e il 2010, sempre secondo il racconto di Jagoda, la vita con Mario è intessuta con i versi di una favola. «Le gite sulle colline del Vittoriese con la sua moto giapponese giallo canarino, le serate con i personaggi del jet set (che, naturalmente, verranno chiamati a testimoniare nel processo) le cene, le nostre canzoni francesi». La donna sfodera anche un centinaio di sms che arriverebbero da un cellulare dell’imprenditore veneto.
La rottura al culmine di una lite. Come di conviene ad una storia che da latte e miele diventa yogurt acido: «A fine giugno del 2010 mi aveva chiesto di raggiungerlo a Montecarlo, ma si è presentato con la moglie. A quel punto ho capito che mi aveva raccontato solo bugie, anche se mi disse che quella situazione era dovuta alla mera convenienza dato che la moglie era console onorario di Montecarlo a Venezia». La storia però finisce quel giorno. Non senza l’ultima sequenza del melodramma: le chiavi dell’appartamento di Conegliano sbattute in faccia al patron della Geox.

Nino Sunseri