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 2011  dicembre 01 Giovedì calendario

Come funziona la ‘ndrangheta? - Che cos’è la ‘ndrangheta, colpita ieri da una maxioperazione coordinata dalla procura di Milano? Usando una citazione del magistrato Nicola Gratteri, procuratore aggiunto a Reggio Calabria, è «l’organizzazione criminale più dura, più cruda e più asciutta che si conosca, quella meno permeabile perché il fenomeno del pentitismo e quasi pari a zero»

Come funziona la ‘ndrangheta? - Che cos’è la ‘ndrangheta, colpita ieri da una maxioperazione coordinata dalla procura di Milano? Usando una citazione del magistrato Nicola Gratteri, procuratore aggiunto a Reggio Calabria, è «l’organizzazione criminale più dura, più cruda e più asciutta che si conosca, quella meno permeabile perché il fenomeno del pentitismo e quasi pari a zero». Quando è nata? La ‘ndrangheta muove i primi passi e si afferma nella seconda metà dell’Ottocento in una regione, la Calabria, la cui economia è incardinata a quell’epoca sul latifondo. Gli affiliati controllano la gestione delle terre per conto dei grandi proprietari e fanno da intermediari nei rapporti fra questi e i contadini. A metà del secolo scorso l’organizzazione comincia a «evolversi», dando vita a una lunga e drammatica stagione dei sequestri di persona e alle attività nel settore dell’edilizia. Qual è l’etimologia della parola ‘ndrangheta? L’ipotesi più convincente fa riferimento al vocabolo greco «andragatia», il cui significato allude alla virilità, al coraggio, alla rettitudine. Come si è evoluta l’organizzazione criminale? Oggi, a giudizio di tutti gli esperti, è più pericolosa della stessa mafia siciliana. Secondo l’Eurispes, che sul fenomeno ha pubblicato un voluminoso dossier, il giro d’affari della ‘ndrangheta ha raggiunto traguardi da capogiro: quasi 43,7 miliardi di euro. Un fatturato illegale che equivale alla somma della ricchezza nazionale prodotta da alcuni Stati come Estonia (13,2 miliardi) e Slovenia (30,4 miliardi). Il settore d’intervento più remunerativo è il traffico di droga: 27 miliardi. In realtà, come ha spiegato ancora il procuratore Gratteri, «la ‘ndrangheta sta dove c’è da spartire potere e danaro». Le attività sono molteplici: oltre la droga, l’usura, l’estorsione, il traffico d’armi e di plutonio, la gestione illegale dei rifiuti, gli appalti pubblici, il controllo della Sanità, il mercato del falso. Come si è ramificata nel resto del Paese? Nell’ultima relazione della Direzione nazionale Antimafia gli esperti affermano che «la ‘ndrangheta si è diffusa» nelle regioni centro-settentrionali «attraverso un vero e proprio fenomeno di colonizzazione». Almeno sette inchieste giudiziarie negli ultimi due anni hanno evidenziato come l’organizzazione si sia consolidata nel Lazio, in Toscana, in Liguria, in Piemonte, ma soprattutto in Lombardia, dove ha acquisito una certa indipendenza dalla «casa madre» in Calabria, «pur dipendendo da essa per le scelte strategiche più importanti». A quando risalgono le infiltrazioni nelle amministrazioni locali al nord? Le prime tracce investigative risalgono ad almeno 15 anni fa: la ‘ndrangheta si è insinuata progressivamente nella vita politica di alcuni Comuni dell’Italia settentrionale: quattro di essi sono stati sciolti con ordinanza del prefetto per infiltrazioni mafiose. Non basta: la ‘ndrangheta ha collegamenti anche all’estero: oltre che in Europa, nel Canada e negli Stati Uniti, dove i boss hanno avviato imprese apparentemente legali per il riciclaggio dei proventi delle attività illecite. E’ presente anche in Asia e Africa per assicurarsi il controllo delle rotte della droga e l’approvvigionamento della materia prima. Com’è organizzata oggi la ‘ndrangheta? Ogni famiglia ha il controllo pieno sul territorio in cui opera, anche se a Reggio Calabria c’è un organismo, la «Santa», di cui fanno parte i rappresentanti delle «famiglie» più importanti. La struttura di base è la «’ndrina», composta da sette affiliati. La cosca calabrese si fonda soprattutto su vincoli di parentela alimentati con una attenta «politica» dei matrimoni incrociati. Gli affiliati sarebbero 10 mila, 5 mila dei quali appartenenti alle cosche del solo Reggino. La provincia di Reggio Calabria è suddivisa in tre «mandamenti», cioè le aree di influenza: quelli della città, della Piana di Gioia Tauro e della fascia ionica. Le cosche, o «’ndrine», censite dagli inquirenti nella regione, sono 131, 73 delle quali nella sola provincia di Reggio Calabria. Le famiglie hanno «codici» e gerarchie interne? I rituali che scandiscono tutta la vita associativa sono complessi. Si va dall’affiliazione con il giuramento solenne al passaggio ai gradi successivi, dai giuramenti di fedeltà ai «processi», celebrati dai tribunali formati dai capi delle cosche che sono chiamati a giudicare le violazioni delle regole sociali. Anche le gerarchie sono articolate. Uno dei massimi studiosi della ‘ndrangheta, Antonio Nicaso, elenca otto gradi nella cosca: giovane d’onore, picciotto d’onore, camorrista, sgarrista o camorrista di sgarro, santista, vangelo, quintino e, infine, membro dell’associazione, l’organismo collegiale che si colloca al livello più alto.