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 2011  dicembre 01 Giovedì calendario

Auster-DeLillo in fuga dalla crisi - Succede sull’ultimo numero della rivista Granta , dove DeLillo ha pubblicato The Starveling , racconto che conclude la sua nuova raccolta The Angel Esmeralda , e Auster Your Birthday Has Come and Gone , anticipazione del suo prossimo libro autobiografico che uscirà ad agosto

Auster-DeLillo in fuga dalla crisi - Succede sull’ultimo numero della rivista Granta , dove DeLillo ha pubblicato The Starveling , racconto che conclude la sua nuova raccolta The Angel Esmeralda , e Auster Your Birthday Has Come and Gone , anticipazione del suo prossimo libro autobiografico che uscirà ad agosto. Esmeralda (in Italia lo pubblicherà Einaudi) è la prima collezione di storie stampata da DeLillo. È una panoramica sulla carriera, perché comincia con Creation del 1979, e finisce con The Starveling che è di questo autunno. Eppure sembra un libro scritto oggi, con tutte le angosce dell’esistenza precaria che conduciamo. C’è la crisi economica, ovviamente, raccontata attraverso la prigione di Hammer and Sickle dove sono rinchiusi banchieri colpevoli di reati finanziari, e c’è il Bronx di Esmeralda , dove l’omicidio di una adolescente si trasforma nell’opportunità di improbabili miracoli urbani. E poi c’è Starveling , dove un uomo di nome Leo Zhelezniak sfugge alla vita passando le giornate dentro un cinema. Your Birthday Has Come and Gone , invece, ci presenta la mamma di Auster, morta da poco. Una donna forte e fragile allo stesso tempo, che ha visto crollare la sua vita affettiva proprio mentre sembrava che tutto si stesse aggiustando. Granta ha messo DeLillo e Auster sullo stesso palco, per un duetto che non avveniva da oltre vent’anni, a rispondere delle loro ultime scelte letterarie. Leo Zhelezniak perde il padre e va al cinema: perché una cosa così orribile? DeLillo : «Non è orribile. Leo è semplicemente incapace di fingere, cioè di fare quello che quasi tutti noi facciamo regolarmente ogni giorno. Non sa mettere su una faccia finta, per adeguarsi a situazioni che non gli piacciono. Quindi si rifugia in un cinema, dove va anche quattro volte al giorno, perché questo allevia la sua condizione. All’interno del teatro, nell’oscurità e nell’assenza di dialogo con le altre persone, si sente al sicuro. Torna bambino, privo di obblighi sociali, e questo gli piace. Una fuga dal mondo, come forse vorremmo fare tutti». Invece lei, Auster, ha scritto una storia autobiografica in seconda persona: aveva paura di raccontare se stesso e prendersene la responsabilità? Auster : «Mi è venuto naturale. La scelta del punto di vista è sempre fondamentale per uno scrittore, ma questa volta non ho avuto dubbi. La seconda persona è più intima e distante. Mi consente di ingaggiare il lettore, parlando di me come se parlassi di chiunque altro. La verità è che questo libro che sto scrivendo è su di me, ma io non sono interessato a me stesso. Mi considero uno qualunque, e penso di descrivere cose che capitano a tutti». Un ritorno ai temi di Invention of Solitude , dove aveva fatto i conti con la morte di suo padre? Auster : «Sono passati trentadue anni da Invention , ma ci sono punti di contatto, anche se il tono è diverso. Questo nuovo libro è la storia del mio corpo: il piacere, il dolore, il sesso, il cibo, le sensazioni del caldo e del freddo, i posti dove ho vissuto per almeno un anno, che sono più di venti. Mia madre è al centro, perché la storia del mio corpo è cominciata dentro di lei, ma non è il tema centrale». Perché un racconto breve? Oltre che dalla vita, siete in fuga anche dal romanzo? DeLillo : «Assolutamente no. Io amo lo spazio del racconto, la sua brevità mi guida. Il romanzo è più variabile, ma sono due generi che in molti casi si intrecciano. Io ho cominciato scrivendo racconti, che mandavo proprioa Granta . Stiamo parlando di quarant’anni fa. Dopo una lista innumerevole di rifiuti, finalmente ricevetti una risposta positiva dalla direzione. La mia prima reazione istintiva fu quella di dire: no, fermi, stavo scherzando! Posso fare molto meglio di così, lasciatemi riscrivere la storia. Poi lasciai perdere e il racconto uscì, ma è un episodio significativo per come lavoro. Dalle idee per i racconti, infatti, passai a sviluppare quelle per i romanzi, ma mi ci vollero quattro anni per scrivere il primo». Auster : «Mi piacciono molto le storie brevi di Don, perché dentro ci vedo lui, la sua prosa, il suo modo di pensare. Il mio problema è che non riesco a farmi guidare dalla lunghezza del racconto, le cose mi sfuggono sempre di mano. Quando scrissi Mister Vertigo doveva essere un racconto di trenta pagine. Mi misi a lavorare, fui preso di getto dalla storia, e quando mi alzai avevo scritto un romanzo di trecento pagine». New York è al centro del vostro lavoro, anche stavolta. DeLillo : «È il posto dove sono nato, dove sono cresciuto, dove si sono formate le mie idee e il mio stile. Andare via, fisicamente e nei libri, mi è sempre risultato difficile: non si tratta solo di salire sopra un treno o un aereo, ma di accettare la sfida di capire un’altra cultura». Auster : «Io sono nato in New Jersey, ma il solo fatto di prendere la metropolitana per andare alla Columbia University rappresentava per me il raggiungimento di un luogo nella mia esistenza. Ho raccontato la New York che terrorizza, quella della solitudine e quella dell’amicizia. Non è una città, ma un insieme del tutto. Non puoi mai lasciartela alle spalle».