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 2011  dicembre 01 Giovedì calendario

Usa, Cina e India si sfidano sul terreno della Birmania - La Birmania si ritrova al centro di un “triangolo amoroso” economico

Usa, Cina e India si sfidano sul terreno della Birmania - La Birmania si ritrova al centro di un “triangolo amoroso” economico. La visita del segretario di stato Usa Hillary Clinton conferma l’importanza strategica del Paese, a lungo escluso dalle relazioni internazionali, non solo per gli Usa ma anche per la Cina e l’India. Per i potenziali investitori, il rischio principale è che il Paese diventi troppo popolare, troppo in fretta. Cinquant’anni di isolamento hanno lasciato tracce. L’aspettativa di vita media è di 65 anni e un terzo della popolazione è povero. Ma le abbondanti risorse forestali, petrolifere e di gas, insieme a un mercato di 50milioni di persone, sono attraenti per gli investitori. Il Pil della Birmania, secondo l’Asian Development Bank, è cresciuto del 5% l’anno nell’ultimo biennio. La barriera più immediata è quella rappresentata dalle sanzioni internazionali. Ma la Birmania dovrà anche dimostrare di voler voltare pagina dopo il governo della giunta militare realizzando ulteriori riforme, rilasciando i prigionieri politici e revocando le limitazioni imposte ai mezzi di comunicazione. Anche la mancanza di una legislazione organica costituisce un problema. I cittadini stranieri non possono possedere immobili o quote maggioritarie in aziende locali e la valuta birmana è scambiata ufficialmente a un tasso 100 volte superiore a quello praticato sul mercato nero. Non è un deterrente impossibile da superare, ma la Birmania dovrà adottare una maggiore trasparenza nelle norme sugli investimenti e nelle leggi commerciali per offrire ai capitalisti esteri un’adeguata protezione. L’aspetto più preoccupante è quello legato alla politica delle superpotenze. La Birmania si trova in mezzo alle due nazioni più popolose del mondo, India e Cina, la cui ascesa economica sta provocando tensioni visibili. Ognuno di questi tre Paesi ha buone ragioni per avere la Birmania dalla propria parte. Se questo significasse un’apertura troppo rapida e un afflusso di capitali troppo immediato, si creerebbe il rischio di favorire la corruzione e una crescita iniqua. Il Paese ha più bisogno di infrastrutture che di esportazioni e dovrà gestire con attenzione i corteggiatori, se vorrà che il proprio fascino si traduca in benefici sostenibili.