Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  dicembre 01 Giovedì calendario

“Troppi ladri, ho nascosto il nostro Crispi di bronzo” - Il basamento nella villa comunale di Ribera è rimasto monco come il tronco di un albero decapitato

“Troppi ladri, ho nascosto il nostro Crispi di bronzo” - Il basamento nella villa comunale di Ribera è rimasto monco come il tronco di un albero decapitato. «A Francesco Crispi», firmato «la Patria», recita la scritta scolpita nel marmo con propositi di eternità. Parole rivolte al vento. La statua in bronzo dello statista siciliano che dominò la scena politica del Risorgimento passando dalla rivoluzione garibaldina alla repressione dei Fasci dei lavoratori, non c’è più. Il sindaco Carmelo Pace l’ha messa al sicuro nel Palazzo di Città per sottrarla alle mire dei ladri di rame, pirati pronti a tutto che predano anche il bronzo lega fatta con lo stagno - o l’ottone, fuso con lo zinco. «Non avevamo scelta - racconta il primo cittadino - ne approfitteremo per restaurarla, e intanto penseremo a una copia in gesso». Pazienza se pochi mesi fa ha ottenuto dalla presidenza del Consiglio un finanziamento da 63 mila euro per un’altra grande statua dell’uomo politico di cui è già pronto il bozzetto: per quella, di questo passo, bisognerà pensare a vetri antisfondamento, neanche fossero i gioielli della Corona. Già, l’ultima frontiera dei furti di «oro rosso», diventato preziosissimo per le scarse riserve nelle miniere di tutto il mondo a fronte di una domanda bollente, è quella di busti, statue, sculture, bronzetti. In soli tre anni il valore del metallo sui mercati internazionali è cresciuto di oltre il 500 per cento, alimentato dalle richieste dei Paesi emergenti, in primis la Cina e l’India. Commercio sostenuto, secondo gli investigatori, da fonderie italiane che sciolgono la refurtiva e fabbricano lingotti, pronti per espatriare con una nuova verginità. Il conto dei danni per le Ferrovie è di 10 milioni di euro negli ultimi due anni. Un business colossale che è diventato allarme sociale, con ladri che rischiano sempre di più e che qualche volta ci lasciano la pelle, fulminati dentro cabine dell’Enel o sui binari. Rumeni, bulgari - i pionieri di un commercio che arriva dall’Est europeo - ma pure sempre più italiani. Che puntano ai cavi delle ferrovie e della metropolitana, ai fili delle cabine elettriche, alle campane delle chiese, alle grondaie dei palazzi, alle linee telefoniche. E che così bloccano intere linee, costringono gli imprenditori ad arrangiarsi con i gruppi elettrogeni, provocano black-out telefonici ed elettrici. Furti balzati dai 500 del 2005 agli oltre mille nel 2010, anno in cui la Polfer ha fatto scattare 66 arresti, scoperto 740 depositi clandestini e sequestrato 20 container pronti per essere imbarcati per l’Estremo Oriente. Furti che valgono soldi in contanti e subito: da 6 a 8 euro al chilo, pagato cash dai ricettatori che lo ripuliscono e lo rivendono per 25 euro. Così le opere d’arte sono valutate a peso, a dispetto della pregevolezza artistica. E in barba a qualsiasi soggetto raffigurato, che siano statisti, angeli o santi come quelli che l’altro giorno hanno preso letteralmente il volo - lanciati al di là di un muretto - al cimitero di Agrate Brianza, sotto gli occhi attoniti di una signora affacciata al balcone. Così, poco lontano da Ribera, il mese scorso è toccato a Favara perdere il busto del barone Antonio Mendola che dal 1922 era in piazza Municipio. Mentre a Genova la statua del duca Raffaele de Ferrari che era in un cortile del Comune in attesa del restauro che la riportasse nella sua storica sede di piazza Principe, adesso è monca di braccia e di gambe. Un bollettino di guerra quotidiano, al punto che l’Enel (secondo cui è la Sicilia ad avere il poco invidiabile primato dei furti) sta pensando di sostituire il rame con una lega d’alluminio, anche se per avere la stessa conducibilità elettrica il cavo deve avere un diametro maggiore, quindi maggiore peso, più piloni, impianti da rifare. L’altro giorno è andato in tilt il traffico ferroviario intorno a Roma Casilina, mentre i responsabili della metropolitana di Milano hanno lanciato l’allarme perché erano sparite le «trecce» che trasmettono i dati di sicurezza. E, ancora, i treni della linea Torino-Asti pagano ritardi quotidiani per le ruberie sui binari. Mentre a Orbassano il Comune è arrivato a blindare i tombini, così da evitare che i ladri li sollevino per predare i fasci di cavi. E ora anche i busti. L’altro giorno nel bosco di Torrebelvicino, vicino a Vicenza, è stata abbandonata la statua di una Madonna alta un metro e pesante sessanta chili. Fuori sembrava di bronzo, ma dentro era di gesso. In tempi di crisi, neanche più dei santi ci si può fidare.