MATTIA FELTRI, La Stampa 1/12/2011, 1 dicembre 2011
Gli onorevoli condannati alla finta felicità - Espiazione e catarsi. Che bello lavare via il senso di colpa in un bagno purificatore, tutti quanti, di destra, di sinistra e di centro, affidati alla sconfinata sapienza del Professore: «Lui ci salverà!»
Gli onorevoli condannati alla finta felicità - Espiazione e catarsi. Che bello lavare via il senso di colpa in un bagno purificatore, tutti quanti, di destra, di sinistra e di centro, affidati alla sconfinata sapienza del Professore: «Lui ci salverà!». Gli immediati e impietosi tagli ai vitalizi dei parlamentari - a cui i presidenti delle Camere sono approdati grazie al vento nuovo che dall’esecutivo soffia nelle vele del legislativo - sono stati accolti da un composto e universale inchino. Praticamente una riverenza. Sono felici i parlamentari in carica, sono felici quelli di vecchie legislature, a cui la pensione slitta di un decennio, sono felici i peones, solo felici i leader. Tutti felici di averlo finalmente preso in saccoccia. Espiazione e catarsi: è un anelito che da un mese regala momenti di sublime unanimità. «Ero indignato all’idea di poter avere la pensione già dai 50 anni. E sono rasserenato dal fatto che mi è stata tolta per i prossimi 15 anni», ha detto Italo Bocchino di Futuro e Libertà che conosce il gusto della rinuncia solo se imposta. E infatti serve fare in fretta. Subito, è addirittura la precondizione: «L’abbattimento dei costi della politica siano la priorità dell’azione del governo», ha detto Riccardo Nencini del Psi. Se fosse una gara, la competizione sarebbe serrata. Guardate che ansia di lavacro: «Pure noi in Regione aboliremo i vitalizi dei consiglieri. Anche nel campo della riduzione dei costi della politica la Lombardia dimostra di fare le cose con serietà», ha detto Roberto Formigoni fulminato all’anno sedici del suo dominio in Pirellone. Altro che gelidi chirurghi: in fatto di tagli siamo davanti a nerboruti boscaioli, e menano certi fendenti, ecco Walter Veltroni che non vuole tagliare i costi della politica e basta, vuole «tagliarli nettamente». Ed ecco Pier Ferdinando Casini: «Basta ottusità e difese corporative. Fin da subito». Se non ora, che basta un gesto del Professore, quando? E più picchia e più deve picchiare. Il flagello non basta mai, quasi in una specie di bondage collettivo. Ancora legnate, dice il senatore Raffaele Lauro, del Pdl: «Lo stesso calcolo dovrà essere applicato ai vitalizi dei 2.238 exparlamentari, senza eccezioni rispetto al trattamento riservato ai cittadini. Purtroppo restano ancoraimmodificati i benefici degli ex-presidenti di Camera e Senato. Ma anche quel fortino di privilegi, presto o tardi, sarà abbattuto!». Ancora randellate, aggiunge Francesco Boccia, deputato del Pd: «Si aboliscano tutti i privilegi previdenziali dei politici presenti, passati e futuri». E che siano legnate e randellate dritte sulla groppa, che sia roba da stramazzare, dice un insoddisfatto Antonio Borghesi, parlamentare dell’Idv: «Bisognava avere più coraggio e intervenire anche sul passato. Si tratta di un interventicchio». E infine Antonio Di Pietro: «Caro Monti, faccia la legge del buon esempio». E come deve essere questa legge? «Drammatica, ferrea e durissima per abolire gli sprechi e i privilegi della politica». Senza più freni né pietà né senso del comico, verso l’espiazione e la catarsi.