MARCO ZATTERIN, La Stampa 1/12/2011, 1 dicembre 2011
“Cominciano i dieci giorni decisivi per il futuro dell’euro” - Da Guareschi a John Reed. Dopo aver riesumato Don Camillo e Peppone per invocare la pax tecnica italiana, Olli Rehn si ispira allo scrittore americano per dare un titolo alle prossime ore dell’Europa
“Cominciano i dieci giorni decisivi per il futuro dell’euro” - Da Guareschi a John Reed. Dopo aver riesumato Don Camillo e Peppone per invocare la pax tecnica italiana, Olli Rehn si ispira allo scrittore americano per dare un titolo alle prossime ore dell’Europa. «I dieci giorni che scuoteranno l’euro», li chiama il commissario Ue all’economia, gli stessi che il premier Mario Monti definisce «effettivamente fondamentali». Una prova dura per un’Unione snervata dalla crisi che fatica a costruire intese. Il finlandese è preoccupato. La scelta, ribadisce, è «fra una integrazione più profonda e la graduale disintegrazione di un patto messo in piedi in oltre mezzo secolo». Il traguardo è fissato per il pomeriggio (si spera) di venerdì 9 dicembre, quando arriveranno le conclusioni del vertice dei capi di Stato e di governo dell’Unione. Sarà il capolinea del tracollo o il nuovo inizio, come sembrano metterla tutti, non ultimo il ministro delle Finanze polacco e guida di turno dell’Ue, Jacef Rostowsky, per il quale oltre il fallimento dell’intervento sull’Eurozona c’è solo la catastrofe. Tutti sono al lavoro. L’8 sera i leader affronteranno il pacchetto Barroso/Van Rompuy e «l’Unione fiscale» in cantiere fra la cancelleria tedesca e l’Eliseo. Testi che, per il momento, sono ancora da modellare. Oggi a Tolone Sarkozy metterà il primo piede avanti con un discorso pesante sul futuro dell’Europa economica. Parigi è favorevole alle misure di lungo termine, al coordinamento rafforzato con le sanzioni automatiche, o quasi, che Berlino vuole mettere nei Trattati riformati. Come altri, Italia e Polonia compresa, ritiene però che queste siano decisione da lungo periodo che poco intaccano la crisi che si esplicita in queste ore. Vorrebbe gli Eurobond. E un fondo salva-Stati flessibile abbastanza da poter intervenire alla bersagliera per puntellare i Paesi a rischio di tracollo. L’approccio tedesco è un inno alla blindatura. Angela Merkel desidera un’Unione Fiscale scolpita nei Trattati, con sanzioni decise e controlli serrati e puntuali. L’idea di un aumento di solidarietà che vada oltre quanto già previsto per il temporaneo Efsf non le garba. Lo spread fra i suoi proclami politici e la capacità di azione cresce. Domani la cancelliera si esprimerà al Bundestag. Confrontando le sue parole con quelle di Sarkozy, forse si potrà avere un’idea più chiara di quel che resterà nel momento in cui tre dei dieci giorni saranno belli che andati. La doppia riunione Eurogruppo/ Ecofin di Bruxelles è stata una prova di disaccordo. Argomento di turno, il ruolo dell’Efsf rafforzato e quello che il Fmi dovrebbe avere, certo in compagnia del fondo salva-Stati, per sostenere le capitali eventuali vittime di tsunami. Il tedesco Schaeuble si è segnalato per l’apertura nei confronti di un’iniezione di dote al Fmi, con prestiti bilaterali o nuovo capitale. I belgi: per Francoforte deve decidere solo Francoforte. La Spagna trova normale che il Fondo sia più coinvolto. Gli olandesi hanno detto che «nulla può prendere il posto di riforme e rigore di bilancio». Molti vorrebbero che la Bce facesse da traghetto a colpi di acquisto di titoli usati. La novità è che dopo anni si sente l’Italia parlare di integrazione europea. Monti assicura di essere pronto a esaminare modifiche dei Trattati, «anche se non è semplice». Gli piacciono le sanzioni automatiche, «perché possono essere cieche, ma eque, visto che impediscono al Consiglio di avere un occhio di riguardo per i grandi». Ammette poi di «non poter dire che ci sia chiarezza» sull’Efsf, sebbene veda «passi avanti». L’enigma, ha deciso l’Ecofin, si risolverà con la definizione della possibilità di moltiplicarne i fondi (3-5 volte) e valutarne la capacità di garanzia o acquisto conto terzi (20-30 per cento). Qui arriva una frase del neoviceministro Grilli. «I dettagli tecnici ci saranno fra poco, poi decideremo». Cosa? Più fonti rivelano che Roma ragioni sul chiedere un aiutino all’Europa. L’ex dg del Tesoro non lo ha detto. O, almeno, non voleva dirlo.