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 2011  novembre 30 Mercoledì calendario

Israele è già in guerra con gli ayatollah - La guerra c’è, ma non si vede. L’assalto all’ambasciata britanni­ca a Teheran, l’evacuazione dei di­plomatici inglesi, la chiusura delle sedi diplomatiche di Oslo e Lon­dra a Teheran e l’intenzione del mi­nistro degli Esteri italiano Giulio Terzi di seguire le orme del Forei­gn Office, sono solo la punta del­l’iceberg

Israele è già in guerra con gli ayatollah - La guerra c’è, ma non si vede. L’assalto all’ambasciata britanni­ca a Teheran, l’evacuazione dei di­plomatici inglesi, la chiusura delle sedi diplomatiche di Oslo e Lon­dra a Teheran e l’intenzione del mi­nistro degli Esteri italiano Giulio Terzi di seguire le orme del Forei­gn Office, sono solo la punta del­l’iceberg. I segnali più evidenti di una guerra sotterranea costellata da decine di morti. Per capirlo ba­sta osservare le foto satellitari di Al Ghadir, la base missilistica dei pa­sdaran devastata il 12 novembre da una misteriosa esplosione co­stata la vita al generale Hassan Tehrani Moghaddam, padre del programma missilistico iraniano e a 17 suoi collaboratori. Ma la bef­fa di Al Ghadir- dopo la quale il mi­nistro della Difesa israeliano Ehud Barak auspicò «altre azioni come questa»-non è neppure l’ul­tima. Lunedì un altro misterioso sabotaggio colpisce un sito nuclea­re nei pressi di Isfahan. L’attacco, secondo fonti israeliane, danneg­gia i magazzini in cui dal 2004 sono immagazzinate le tonnellate di fluoruro di uranio da cui si ottiene - dopo il passaggio nelle centrifu­ghe nucleari - l’uranio arricchito. Quell’affondo innesca probabil­mente sia l’assalto all’ambasciata britannica, sia la tripletta di missili lanciati lunedì su Israele dal sud del Libano. Il fendente più deva­stante per complessità e precisio­ne è però quello contro Al Ghadir, la base situata a 48 chilometri da Teheran e a 5 dalla cittadina di Bid­ganeh. L’attacco, secondo alcune ricostruzioni, scatta mentre il ge­nerale Moghaddam e i suoi esper­t­i si trovano davanti al missile bali­stico Dejil 2 e su un megaschermo scorrono i progetti di una testata capace d’ospitare armi nucleari. In quel preciso istante i computer della base innescano l’esplosione del missile che polverizza generali e scienziati e viene udita a decine di chilometri di distanza. L’atten­tato sembrerebbe la sintesi del co­siddetto programma «decapita­zione » per l’eliminazione degli scienziati nucleari avviato dall’ex capo del Mossad Meir Dagan e il programma di guerra cibernetica iniziato con Stuxnet, il virus usato nel 2009 per infettare i computer delle installazioni nucleari. Stavol­ta gli hacker di 8200, l’unità dell’in­telligence militare israeliana re­sponsabile della cyber war, avreb­bero creato un virus capace d’inne­scare l’esplosione del missile. Operazioni di questo tipo richie­dono però un fattore umano. Le tal­pe sacrificabili più usate da Cia e Mossad sono i militanti dei Mujaheddin del Popolo,l’organiz­zazione terroristica anti ayatollah ospitata e armata a suo tempo da Saddam Hussein. Dalla caduta di Saddam 3400 «mujaheddin del po­polo » vivono reclusi nel campo di Ashraf, 70 chilometri a nord di Ba­ghdad. Da lì i volontari più promet­tenti vengono trasferiti nel nord Irak dove il Mossad addestra i cur­di e gli altri iraniani da infiltrare sul territorio di Teheran. A queste tal­pe- killer vengono affidate le opera­zioni per l’eliminazione degli scienziati iraniani. Il colpo più du­ro per Teheran è l’assassinio del professor Majid Shahriar, vera mente del programma nucleare, dilaniato il 29 novembre 2010 a Teheran da una bomba adesiva ap­piccicata da un motociclista al fi­nestrino della sua automobile. Il primo a morire era stato nel 2001 l’ingegnere Ali Mahmoudi Mi­mand, responsabile al tempo del programma missilistico. Nel feb­braio 2007 una fuga di gas radioat­tivo, conseguenza di un sabotag­gio, aveva spedito all’altro mondo il professor Ardenshir Has­senpour. Un’altra bomba aveva di­laniato nel gennaio 2010 lo scien­ziato Massoud Alì Mohammadi e nel giugno di quest’anno un altro commando eliminava uno studen­t­e addentro ai programmi nuclea­ri. Il programma «decapitazione» non ha risparmiato, probabilmen­te, neppure gli scienziati russi au­tori del progetto per l’avvio della centrale nucleare di Busher. In tre sono scomparsi lo scorso giugno in un incidente aereo. E tra i disa­stri sospetti rientra anche quello dell’agosto 2008 quando un aereo in volo dalla Kirghisia a Teheran si schiantò al suolo causando la mor­te di 44 ingegneri e scienziati ira­niani.