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 2011  novembre 30 Mercoledì calendario

Basta diktat salutisti «Fumo, alcol e abbuffate sono un nostro diritto» - Il salutismo qualche volta non è sano

Basta diktat salutisti «Fumo, alcol e abbuffate sono un nostro diritto» - Il salutismo qualche volta non è sano. Qualche volta è un’osses­sione, un tormento, per i suoi se­guaci e per chi proprio non ce la fa. Ma chi ha il coraggio di confessare che a vivere sano non ci riesce, o non ci vuole nemmeno provare? Potrebbe essere il peggiore dei peccati, trascurare la salute: il cor­po, l’anima. E non solo perché può portare, effettivamente, a con­seguenze nefaste: ma perché il mondo lo giudica tale, bollaa il non salutista come irresponsabile, pe­ricoloso, incosciente. Messo così alle strette Pierangelo Dacrema, che di professione è un economi­­sta, ha deciso di applicare la sua fe­de libertaria alla vita quotidiana e ha pubblicato Fumo, bevo e man­gio molta carne! (excelsior 1881), insomma un pamphlet che dichia­ra guerra a «talebani della salute, ciarlatani dell’ambientalismo e animalisti demagoghi». Dice Jody Vender nell’introduzione che Da­crema è «un edonista moderno», perché per lui «la libertà è più im­portante di quanto la morte sia te­mibile ». Certo non si parla mai di abuso, ma di piacere: strategie per «stare meglio», assicura Da­crema. Alla faccia di chi ci vorreb­be sempre a dieta, vegetariani, for­zati del fitness, nemici di fumo e al­col, alla faccia di chi avrebbe volu­to raddrizzare Barney Panofsky, precursore del genere. La sua tesi è spalleggiata dal vo­lume The Longevity project , stu­dio americano sui fattori che de­terminano la durata della vita. Non ci sarebbe prova che l’attività fisica e le rigidità alimentari garan­tiscano la longevità. Più importan­ti sarebbero la personalità, le rela­zioni sociali, il lavoro, oltre ovvia­mente ai geni. In pratica: vive più a lungo, chi vive nel modo più na­turale per la sua persona ( una spe­cie di filosofia spicciola, un senso comune che ormai non sembra nemmeno banale, e questo forse è davvero preoccupante). Nessuno può dimenticare i rim­pianti del fumatore Yul Brynner, che invitava i giovani a non fare la sua fine; ma nemmeno le sigaret­te di Bogart, i martini di Hemin­gway, i sigari di Churchill e Castro. Però il confine fra senso di colpa, autogiustificazione, intolleranza e persecuzione è ballerino. Il te­ma suscita anche scombussola­menti di principi: l’anno scorso c’è stato scandalo perché un libro raccontava che il filosofo Emil Cio­ran in tarda età facesse jogging ogni mattina ai Jardin du Luxem­bourg, per di più in tenuta sgar­giante. Possibile che l’autore di L’inconveniente di essere nati si preoccupasse di mantenersi in forma? C’è chi si è indignato, chi ha insultato il relatore dell’aned­doto, chi ancora rimugina. Può un uomo disincantato, ironico, simpaticamente pessimista farsi contagiare dal salutismo (o dal conformismo, o dall’improvviso piacere di correre)? O automatica­mente è una delusione, una farsa? Ma del resto, nelle notti insonni, Cioran si affidava alle sigarette, forse per risolvere, pure lui, que­sto dubbio su che cosa fare, o non fare, per arrivare alla stessa meta, un po’ col jogging e un po’ col vi­zio, insomma per tentativi, come tutti, ma con tolleranza, con sen­so dell’umorismo, come alla vista di un signore con i capelli bianchi e la tuta fosforescente.