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 2011  novembre 30 Mercoledì calendario

L’EGITTO IN CRISI

Un anno fa i connazionali riempivano i villaggi, oggi sono un decimo È una desolazione: villette invendute, lungomare e negozi chic deserti
Tira una bora triestina sulla baia di Nabq, in spiaggia la signora Pao­la resiste mezzoretta senza la felpa bianca, il marito Franco non si toglie nemmeno il giubbino. Vengono dal Trentino, volevano il caldo del Mar Rosso, hanno trovato il ventaccio. Pa­zienza, si imbacuccano e risalgo­no verso le tre piscine del villaggio cinque stelle. Ci vuol altro per in­crinare la solida soddisfazione del mare a novembre, lontano da tutto,senza pensieri:«Abbiamo la­vorato quarant’anni, siamo in pensione da poco. È la nostra pri­ma e ultima vacanza del 2011, ab­biamo preso questa settimana a 550 euro tutto compreso e nulla ce la rovinerà». La crisi morde, i soldi scarseg­giano, l’Egitto insorge, ma c’è an­cora chi non rinuncia alle ferie d’inverno a Sharm el Sheikh.Quat­tro ore di aereo, prezzi invitanti, abbronzatura garantita anche a San Silvestro. L’Italia ha portato sulle coste del Sinai 500mila pre­senze turistiche l’anno, il 35 per cento del totale, temporaneamen­te rallentate dalle autobombe del 2005. Alla vigilia del Natale 2011 è tutto cambiato. Ora questo è un Mar Russo, colonizzato dai visi pallidi dell’Est Europa.
Soltanto 12 mesi fa erano gli ita­liani a riempire i villaggi vacanze: oggi sono un decimo. «Nel resort dove lavoro, che ha 1400 posti let­to, l’anno scorso in questa settima­n­a c’erano 700 italiani e noi erava­mo in 18 - racconta un animatore di un importante tour operator - . Adesso i turisti italiani sono 51 contro quasi 400 russi, e noi ani­matori appena sei. Gli altri 12 ven­gono da Paesi slavi».
Complessi sempre gestiti da tour operator di casa nostra sono passati di mano. Le villette che co­stano come un garage a Milano re­stano invendute. Soltanto all’Im­macolata riapre lo Smaila’s, tap­pa obbligata del divertimentificio e simbolo tramontato dell’epoca «vippaiola». L’interminabile lun­gomare di Naama Bay mette ma­linconia. Soho Square, la nuova zona dello shopping di lusso a po­chi passi dal Four Seasons, scintil­la nel vuoto. I charter di Malpensa partono pieni grazie a inglesi e scandinavi. «Pochi pochi italia­ni », piagnucolano migliaia di Mohamed e Hasan dai capelli ne­ri e i denti gialli: camerieri, bagni­ni, addetti alle pulizie, tassisti, tut­ti insaziabili cacciatori di mance.
La vacanza esotica di massa è di­ventata privilegio di pochi. Fuori stagione è più difficile viaggiare, anche se non ci sono alternative più piacevoli e convenienti. In questi giorni a Sharm si ritrova un piccolo spaccato d’Italia. La cop­pia di anziani che da dieci anni tor­na sempre nello stesso villaggio. Gli sposini baresi con la piccola Gloria, sette mesi, che in estate erano troppo presi dalla neonata per viaggiare. La brigata di cinque amici veneti che se la spassano a buon mercato. Il commercialista emiliano che si ritaglia una setti­mana con la moglie tra uno sca­denzario e l’altro. I brillanti settan­tenni giramondo che sanno tutto di Mauritius, Santo Domingo, Bra­sile. I neopensionati che «se mia fi­glia non avesse i bambini a scuola, sarebbe qui anche lei».
Si viaggia in novembre perché in altri periodi è impossibile. Per­ché sul Mar Rosso il sole è sicuro a tutte le stagioni (ma d’inverno al­le quattro è buio e si sguazza tra i pesci farfalla soltanto al mattino). Perché tra Sharm e i sanguinosi scontri del Cairo c’è di mezzo il gol­fo di Suez. E poi, soprattutto, per­ché costa poco. «Ci piace viaggia­re- raccontano due coniugi di Pia­cenza - . L’anno scorso eravamo a Cuba, qui è più abbordabile». Una coppia milanese avverte gli ani­matori appena messo piede in al­bergo: «Portateci dove volete ma gratis». «Se qui a Sharm non fosse tutto compreso saremmo andati da un’altra parte», ammettono due intirizziti pensionati di Ferra­ra. Il piccolo mondo dorato dei tu­risti fuori stagione è sempre più striminzito. Lesina anche la cate­goria dei sub: un gruppo di tosca­ni ha le mute in valigia, preferisce risparmiare sul noleggio anziché sul peso. Al taglio delle spese si ag­g­iunge il peggioramento del servi­zio. «I diving center erano una ric­ca riserva italiana, gli egiziani han­no fiutato il business e a poco a po­co, con l’infallibile arma delle tarif­fe stracciate, se ne sono impadro­niti », racconta Marco B., istrutto­re e fotografo subacqueo costret­to a rispolverare la laurea in veteri­naria per arrotondare. Il risultato è un servizio poco costoso quanto scadente, e i sommozzatori si im­mergono altrove.
Ma la crisi degli sport acquatici, e dei tanti connazionali che vi tro­vavano lavoro, è anche il segnale di un’insofferenza latente verso gli stranieri. Racconta un barista di Naama Bay che un tassista, al culmine di un litigio sul prezzo del­­la corsa, gli ha sibilato: «Vinceran­no le elezioni i partiti islamici, e fi­nalmente ve ne andrete tutti, ita­liani, inglesi,russi».Ecco.La politi­ca. La «primavera araba». La re­pressione brutale. I rischi dell’in­tegralismo nascosti nella ventata democratica. Le violenze di que­sti mesi hanno allontanato miglia­ia di turisti benché Sharm sia un’enclave blindata.Lungo le stra­de, nei centri abitati, presso i luo­ghi di culto non si contano i posti di blocco della polizia. Ogni resort è cintato da muri e reticolati, entri soltanto se vi soggiorni o qualcu­no ti ha invitato, gli ingressi sono presidiati da addetti alla sicurez­za, i tassisti devono consegnare la patente all’arrivo e ritirarla alla partenza. Dopo gli attentati che uccisero tra le 60 e le 90 persone, Sharm è stata preservata. I rari fat­ti di sangue, come l’omicidio di un’italiana lo scorso marzo, fini­scono nel silenzio. Per non turba­re il prezioso turismo, il deposto presidente Mubarak- che possie­de una villa non lontano dal Coral Bay e altre proprietà- resterà rico­verato al Cairo per la durata del processo, in un centro sanitario in­terno dell’Accademia di polizia. Nel governatorato del Sud Sinai si vota a gennaio, finite le vacanze di Capodanno. Qui le immagini tv delle urne aperte in altre zone del Paese non fanno nessun effetto. La vivida cartolina per Natale è dunque pronta. Niente tensioni, mare meraviglioso, tutto ordina­to e splendente come i marmi del nuovo aeroporto, il quarto d’Afri­ca per numero di passeggeri. Prez­zi più alti, ovviamente: dai 500 eu­ro di questa bassa stagione ( ma su internet si trovano pacchetti da 295 tutto compreso) si sale agli 800 per la settimana dell’Immaco­l­ata e ai 1200 e oltre per il Capodan­no. «Ma io tutti quei soldi non li pa­gherei mai», esclama una signora di Sondrio. Perché la crisi è l’uni­co indesiderato che nemmeno Sharm riesce a tenere lontano.