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 2011  novembre 30 Mercoledì calendario

La clinica che guarisce dalla vita con la morte - «Vivere degnamente, morire degnamente». Parole sacrosante

La clinica che guarisce dalla vita con la morte - «Vivere degnamente, morire degnamente». Parole sacrosante. Speranze lecite, dettate dal buon senso. Luci che dovrebbero illumi­nare il percorso di una vita­intera fi­no alla più misteriosa e imperscru­tabili delle conclusioni. Ma se quel­le parole diventano qualcosa di più di una filosofia di vita e di mor­te, diventano uno slogan, una pro­mes­sa agghiacciante quanto facil­mente realizzabile? «Vivere degna­mente, morire degnamente» è il motto attorno al quale si aggrovi­gliano i fili di mille vite piombate nel baratro nelle depressioni, nel­l­a fine certa decretata da una malat­tia, nella voglia di farla finita senza un vero perché. «Vivere degna­mente, morire degnamente» è il bi­glietto da visita dell’associazione svizzera «Dignitas» fondata il 17 maggio del 1998 a Forch, non lonta­no da Zurigo che, in collaborazio­ne con medici, psicologi, psichia­tri, associazioni simili di altri Pae­si, e cliniche specializzate, si propo­ne di lavorare terapeuticamente per dissuadere chi manifesti volon­tà suicide ma anche di asseconda­re, con la pratica del suicidio assisti­to, chi, cittadino svizzero o no, sia fermamente determinato a toglier­si la vita. Una singolare offerta quel­la proposta da «Dignitas» che ha fatto diventare la Svizzera il capoli­nea privilegiato da molti disperati. Ogni anno, infatti, circa 200 perso­ne ricorrono alla morte assistita in Svizzera, dove il suicidio assistito è consentito dal 1941 a condizione che non sia legato ad alcun motivo egoistico ed è ammesso solo in mo­do passivo, cioè procurando ad una persona i mezzi per suicidarsi, ma non aiutandola a farlo. Un Pae­se, la Svizzera dove peraltro si regi­strano in media 1400 suicidi all’an­no, pari al 2,2 per cento del totale dei decessi. Per la cronaca «Digni­tas » ha assistito nel suicidio un tota­le di 1138 persone, ( 592 provenien­ti dalla Germania, 118 dalla Svizze­ra, 102 dalla Francia, 18 dagli Stati Uniti, 19 dall’Italia e 16 dalla Spa­gna.) Secondo «Exit Italia» (l’associa­zione che dal 1996 lotta per vedere riconosciuto il diritto «a una morte dignitosa») sono almeno 30 gli ita­liani, malati di Sla, di cancro, di sclerosi multipla, ma anche di de­pressione, che nel 2011 si sono in­camminati verso questa strada di non ritorno. Diciotto di questi so­no stati dirottati alla clinica «Digni­tas » di Zurigo. Ma, secondo quan­to riferisce Emilio Coveri, presiden­te di Exit Italia: «Se Magri ha potuto accedere alla struttura è perché la sua depressione era grave e concla­mata. Non si va in Svizzera perché qualcuno ti suicidi se tu non ce la fai da solo, si va per un trattamento dignitoso e dietro copertura medi­ca, solo e soltanto se puoi produrre una documentazione clinica che provi la gravità del tuo stato, sia es­so fisico o psichiatrico». Secondo i dati in possesso di «Exit» a dimo­strazione di ciò c’è il fatto che su mille richieste di suicidio 400 ven­gono rigettate dalla clinica perché mancano i requisiti. Una volta deci­so che si può fare, i medici fornisco­no un composto chimico con un barbiturico e un potentissimo son­nifero, dopo aver somministrato due pastiglie di antiemetico. «In 5 minuti, senza dolore, arriva l’arre­sto cardiaco. Ma se il paziente non riesce a bere da solo il composto, se ha paura, se vuole essere aiutato, i medici - precisa Coveri - sono in­flessibili: meglio tornare in Italia. Loro non uccidono per conto del­l’aspirante suicida. Il tutto a un co­sto di non più di 3.000 euro». In ogni caso associazioni come «Exit»,in Svizzera non sono punibi­li a­meno che non sia possibile con­testare loro motivi egoistici. Sulla scia di questa «disponibilità» il 15 maggio scorso il diritto al suicidio assistito è stato confermato anche ai non residenti in Svizzera. Attual­mente sono tre i Paesi della Ue che hanno legalizzato il suicidio assisti­to: Olanda, Belgio e Lussemburgo. Non è ancora tutto: chi sceglie il sui­cidio assistito può contare anche sulla «Miralux Fiduciaria Sagl» di Lugano che fornisce i consigli lega­li a­tutti coloro che vogliono farla fi­nita, evitando di incorrere in conse­guenze giudiziarie.