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 2011  novembre 30 Mercoledì calendario

L’Italia dell’orgoglio - Finalmente un po’ di Patria. Quasi sottovoce, tra una canzo­ne e una gag, ma dodici milioni di italiani se ne sono accorti, sve­g­liandosi dal comodo letargo po­stsessantottino

L’Italia dell’orgoglio - Finalmente un po’ di Patria. Quasi sottovoce, tra una canzo­ne e una gag, ma dodici milioni di italiani se ne sono accorti, sve­g­liandosi dal comodo letargo po­stsessantottino. Lunedì è diven­tato il giorno della reazione, del­l’orgoglio, la più bella serata do­po il week end. Rosario Tindaro, Fiorello insomma, ha intercetta­to il sentire comune del popolo tutto, basta con quest’Italia pre­sa a pernacchie, messa dietro la lavagna, derisa dal nano capoc­cione francese e da frau culetto Angela Merkel. «Stai sciallo, scial­lati, basta» ha detto il siciliano usando il gergo romanesco giova­nile per il consorte di madame Bruni, tra gli applausi degli astan­ti che non pensavano soltanto al titolo del nuovo film di France­sco Bruni. Sciallati, datti ‘na cal­mata, vola basso, tranquillino, perché è arrivato il momento di reagire a voi parenti serpenti di Francia e a voi tedeschi di Germa­nia. Lo fa un comico, lo fa un presen­tatore davanti agli spalti gremiti del Paese, ascolti massimi, share bulgaro, adunata oceanica, mes­saggio inoltrato sulla linea del­l’utente desiderato, visto e consi­derato che chi è al governo, tecni­co e politico non importa, ha scel­to la riverenza e poi la penitenza, sottomesso allo spread e ad una diplomazia farlocca e svenevole. Fratelli d’Italia, insomma, riu­niti non soltanto davanti alla na­zionale di football, ma per rimet­tere le cose al loro posto, pur nel­la loro confusione. In principio fu Benigni al Festival.L’oscar hol­lywoodiano si era presentato a Sanremo sventolando il tricolore per poi recitare, narrandolo e illu­strandolo con passione e malin­conia, l’inno di Mameli e di Nova­ro. Perbacco, si pensò romantica­mente, anche la sinistra ha sco­perto il valore della bandiera d’Italia e della Patria, mai sentiti prima certi appelli, mai segnalati tanti sventolii, Garibaldi, Mazzi­ni e Camillo Benso al posto del Che e di Mao Tse, roba grossa, for­se vedremo, a breve, nei cortei un magliettificio di riferimento, gli occhialini di Cavour, la barba di Peppino Garibaldi eroe dei due mondi, Attilio Emilio Bandiera accanto a Pippo Mazzini. L’imprevista euforia sanreme­se durò lo spazio di una notte, en­trò in depressione ai primi an­nunci dello spread di primavera­estate, una collezione di allarmi e sbandate. La caduta autunnale delle foglie e del governo, la crisi dell’euro, hanno messo il carico da mille, tra gli urrah, il lancio di monetine e di sputi e gli onorevo­li gesti dell’ombrello davanti al Quirinale, il cortile nostrano è sta­to offerto su un piatto d’argento al monsieur parigino e la bionda frau che con sommo gaudio han­no incominciato il loro show, sor­risi di compassione, sfottò, battu­te ma anche ordini perento­ri ai soliti noti, gli italiani spaghetti, mandolino e mafia. Giorni brutti, senza una sola voce di orgoglio, bocconiani e banchieri ave­vano altro cui badare. C’è stato chi, ieri, su molti quotidiani, con un manife­sto pubblicitario, ha ricordato ai due ridanciani cruccofranzosi che ride bene chi ride ultimo (co­me si legge nell’altro articolo di questa pagina, ndr ), ma Fiorello ci sta divertendo da picciotto del­l’isola e cittadino del continente. Non predica, non fa il boia e nem­meno il missionario, non sfrutta i verbali altrui, non sfoglia come una jena il codice, non benedice le folle, ascolta, intuisce, è il ven­triloquo di dodici milioni di italia­ni ( sfondato il 43 per cento di sha­re), il lunedì sera. Patriota senza fazioni e partiti di appartenenza, come si dovreb­be nelle cosiddette sedi istituzio­nali laddove soltanto le celebra­zioni per i centocinquant’anni dell’unità hanno costretto molti, a malincuore, a rispolverare drappi, parole, valori riposti ne­gli armadi, cosa che accadrà pros­simamente. L’Italia c’è, reagisce, reagisce, reagisce, almeno il lunedì sera. Fiorello non è Santoro, non è Sa­viano, Rosario è un comico, par­la, pensa, scrive, intrattiene, si de­sta come qualunque italiano avrebbe voglia di fare. Non ha bi­sogno di gridare: «Viva l’Italia». Lo fa intendere. E chi non ha inte­so, non è d’accordo e si annoia: scialla.