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 2011  novembre 30 Mercoledì calendario

PIOVENE, UN POSTO ALL’OMBRA

Si potrebbe chiamare l’effetto Baggio: l’unico calciatore italiano che i brasiliani ritengono leggendario, ha sempre faticato nel trovare posto in una squadra di primo piano (Juventus, Milan, Inter). Erano gli anni ruggenti dell’avversione al fuoriclasse, sembrava che tali giocatori giocassero contro la squadra, non per esaltarla. Ovunque Baggio rispondeva a suon di gol e assist, ma niente bastava. Negli ultimi anni, a Baggio non rimase che andare a giocare nel Brescia, dove fece comunque spropositi.
VIRANDO sulla letteratura, vediamo come Luigi Pirandello ebbe una considerazione all’altezza dei suoi meriti solo dopo la rappresentazione dei Sei personaggi a Parigi, ad opera di Pitoëff , a cui seguì quella di Reinhardt in Germania. Anche Italo Svevo ottenne l’attenzione che gli spettava dopo che si scomodarono i francesi Benjamin Crémieux e Valery Larbaud . Ma i casi potrebbero essere infiniti, basti pensare alla sorte dei fisici italiani, primo fra tutti Enrico Fermi.
In Verità e menzogna, romanzo postumo di Guido Piovene, uno dei tanti autori “rimossi” del nostro secondo Novecento, è proprio un fisico a essere protagonista e a espatriare: Mi-chele abbandona l’Italia nel 1935, sceglie l’esilio rispetto alla complicità. È proprio l’adesione al fascismo (al contrario del suo personaggio) che determinò l’ostracismo nei confronti dello scrittore vicentino (anche lui come Baggio!). Ora Franco Cordelli, con la contiguità propria di un altro narratore, dedica un densissimo volumetto allo scrittore vicentino (L’ombra di Piovene, Le Lettere, 2011). Uno dei romanzieri più intelligenti che l’Italia abbia avuto, non a caso, caduto nel-l’oblio; o, come si dice fin dal titolo, nell’ombra. Sono un nutrito drappello gli scrittori italiani di valore eccelso caduti nel dimenticatoio (citiamone solo quattro: D’Arrigo, Delfini, Ottieri, Del Buono).
Cordelli parte dall’enigma Pio-vene. Il saggio è complesso, perché non parla di ciò che è offuscato, ma dell’ombra che è nell’ombra. In che senso? Non solo perché attraverso Piovene Cordelli insegue la propria stessa ombra, ma perché lo scrittore vicentino diviene emblema, o meglio effigie, di qualcosa che riguarda la cultura italiana in generale. Lo scrittore romano si avvicina a Piovene partendo il rapporto con Eugenio Colorni, tanto per cambiare, un altro rimosso. Il nucleo a cui Colorni apparteneva, quello degli oppositori politici del regime confinati a Ventotene, non è anch’esso un rimosso? Pensiamo a Ernesto Rossi, ad Altiero Spinelli, solo per ricordarne un paio. Chi di loro ha inciso quanto avrebbe dovuto nel nostro tessuto politico e culturale? Tale rimosso ha costituito addirittura una realtà parallela, una costellazione di pie intenzioni rispetto alla brutalità della nostra politica, realpolitik come livellamento nel mediocre.
PIOVENE non trova in nessun contesto il posto che gli spetterebbe: fascista per la cultura di sinistra; conservatore per la neoavanguardia; di sentimenti troppo complicati per Benedetto Croce; non abbastanza dedito alla innovazione linguistica per Gianfranco Contini. Non resta che l’ombra, quella del traditore, in senso estetico, e biografico, riguardo a Eugenio Colorni. Del resto, come illumina Cordelli questa stanza al buio che è il suo alter ego Piovene? Attraverso il personaggio Ernesto di Le furie: “All’idea antifascista aveva sacrificato la sua stessa vita. (…) Era un uomo, al pari dei compagni di questa avventura romanzesca, con una sola attitudine, quella di annullare se stesso”. Così attraverso Ernesto, per antitesi, con ferocia matematica, troviamo Piovene. Ma attenzione, il periplo dell’uomo senza qualità alla fine coincide con quella dell’uomo che ne ha una sola. Scomodiamo lo Zarathustra di Nietzsche: “Se hai due virtù, cerca d’averne una sola, perché è un nodo più forte a cui s’aggrappa il destino”. Diamo la parola a Piovene, in un brano citato da Cordelli di Verità e menzogna: “Lo scrittore è costretto a essere l’inumano per eccellenza. Crede di capire qualcuno finché rimane in lontananza; se si accosta gli sfugge, non capisce più, gli è diventato un mostro”.
QUESTO INTERESSA Cordelli in Piovene, la complessa calligrafia del segno del destino. Nel suo più recente romanzo, La marea umana, egli traccia la storia di un compagno di scuola perduto e ritrovato. Ma tra saggio e romanzo si insinua la mossa decisiva: percorrere il tratto di strada che trasforma l’aspetto sociale della rimozione e dell’espunzione del vero talento (l’italico vizio) in tragedia esistenziale, l’altro e più vero confino, quello del pensiero. Aki, questo diventerà il nome asiatico del compagno, che propriamente si chiama Azio. Talché i due libri, romanzo e saggio, si chiamano e rispondono l’uno con l’altro, come Aki e il suo narratore. Non solo, ovviamente, riguardo al tema comune (Piovene, che, come Colorni, compare anche nella Marea umana), ma anche rispetto all’unità profonda di narrato e saggismo: capitoli di un’unica opera, frammenti su morte e rinascita del romanzo unificati proprio dall’osmosi fra scrittura d’invenzione e scrittura critica, che va a comporre un’unica geologia dell’essere, fatta di stupore e commento, di arbitrii e chiose.