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 2011  novembre 30 Mercoledì calendario

BLINDATI ALLA META

Si invitano i gentili passeggeri a ritornare ai propri posti, la porta situata tra la carrozza 7 e 8 sta per essere chiusa”. Frecciarossa Roma-Milano, ore nove del mattino. L’annuncio flautato del responsabile di cabina è ambiguo. Pensi a uno scherzo. Provi a spostarti e scopri che la fantasia ad alta velocità ha travolto la realtà. Il nuovo corso di Trenitalia abolisce la seconda classe per passare direttamente al classismo. Niente più sedili in legno o indagini sul carattere degli italiani condotte negli scompartimenti da Nanni Loy con la telecamera nascosta dietro alle litografie delle città. Il carro bestiame dell’anno 2011 si chiama standard. Ci viaggia (recintata senza poter aspirare al caffè né al pasto del vagone ristorante) l’Italia che per raggiungere la Lombardia spende “solo” 81 euro e a permettersi la rivoluzionaria ripartizione a tre zeri immaginata da Mauro Moretti non può aspirare.
UNA DISCESA negli inferi. Si parte dal paradiso dell’Executive (otto posti in una carrozza, poltrone larghe 69 centimetri con un poggia gambe estendibile fino a 45 gradi, una sala riunioni con un tavolo, sei sedie Okamura, menu firmati da Vissani) e degradando da “business” fino a “premium”, si arriva con afflato anglista e sprezzo del pudore, fino alla coda. La standard, punta avanzata della futura concorrenza montezemoliana (Ntv più i francesi di Nscf), rappresenta il cardine rovesciato di una filosofia. Indifferente alla crisi, l’ex esponente della Cgil Moretti l’aveva annunciata: “Nel corso dell’anno supereremo finalmente le due classi per avere quattro livelli di servizio, da un elemento base di trasporto senza particolari esigenze dei passeggeri a un servizio ai massimi livelli oggi conosciuti al mondo”. Nella visione di Moretti i “massimi livelli” si pagano cari, ma è strano che nessuno né on-line né al call-center avverta l’utente meno abbiente della clausura forzata. Il capotreno è imbarazzato: “Non ne so nulla, ma è sicuro? Mi pare molto strano”, la sua collega invece è conscia e preoccupata: “Qui siamo solo in due e se qualcuno si sentisse male potrebbe essere un problema”.
SE ALLARGHI il campo facendo notare che tra la soppressione di una linea regionale e il sostanziale degrado dei vecchi intercity, l’occhio di chi comanda è proteso al solo privilegio vedi braccia allargarsi e richiesta di comprensione: “Lei ha ragione, ma come sa, noi non decidiamo nulla”. Nel dubbio, meglio rivolgersi altrove. Quando cerchi di saperne di più (impossibile rilevarlo dalle apologie inaugurali del Frecciarossa a mezzo stampa) la risposta di Trenitalia somiglia a un bollettino della questura: “È tutto vero, ma non c’è da stupirsi. Avevamo notato la tendenza da parte di alcuni passeggeri dell’ex seconda classe a occupare abusivamente le postazioni del vagone ristorante per l’intera durata del viaggio. Da lì, è poi molto difficile far spostare qualcuno che si è seduto per consumare una bibita o a leggere un libro. Così per garantire un servizio di qualità, rispettare chi ha pagato un biglietto più costoso e non congestionare la zona, siamo ricorsi alla chiusura dell’ex seconda classe”. Se obietti sulla costituzionalità dell’opzione, sull’intento discriminatorio o fai presente che per controllare gli eventuali furbi, una Spa può serenamente ricorrere a un implemento del personale, a maggiori controlli o persino, nella più poliziesca delle ipotesi, alla vigilanza privata, il disco inizia a gracchiare, ma non smette di girare: “Ci sono anche dei vantaggi. Il prezzo della standard si è abbassato sensibilmente, fino al 6 per cento, una pratica, se si vuole, anche anticommerciale. In ogni caso, ai passeggeri che scelgono di viaggiare con la tipologia di biglietto meno costosa vengono forniti generi di prima necessità con un apposito carrellino”. Tradotto. Se paghi poco, bevande solubili e panini a lunga conservazione. Se allarghi il portafogli, le profumate delizie dell’ex cuoco preferito da D’Alema.
Meno baldanza, quando adombri l’ipotesi che i primi incazzatissimi passeggeri della standard (ieri indignati) si stiano organizzando per class action, ricorsi e querele: “In ogni caso non è un cambiamento strutturale. In via sperimentale partono solo due treni al giorno. Si potrà recedere in ogni momento. Una poltrona, una volta fissata, non possiamo cambiarla. Una regola sì. È tutto molto flessibile”. Chi viaggia in Standard, da qualche giorno, l’ha capito benissimo.