Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  novembre 30 Mercoledì calendario

DEBITO, È GIÀ TORNATA LA LIRA

L’asta con la quale ieri il Tesoro italiano ha messo in vendita circa 8 miliardi di Btp ha sancito la fine dello scudo protettivo dell’Europa sul nostro debito. Il buono del tesoro italiano con scadenza 2014 rende il 7,89 per cento lo stesso livello che l’Italia pagava per finanziare il suo debito nel 1997 quando c’era ancora la lira. Nel frattempo però questo Paese ha iniziato a pensare in una valuta diversa, ha iniziato a indebitarsi a tassi sempre più bassi e nessuno, né pubblico né privato, ha più badato al costo dei debiti. L’euro e i suoi bassi tassi hanno drogato la nostra economia, abbiamo comprato casa con mutui al 90 per cento del valore dell’immobile, le aziende hanno affittato le macchine in leasing, le vacanze le abbiamo fatte all’estero e gli acquisti sono stati fatti con il credito al consumo. Ora niente sarà come prima, sarà difficilissimo comprare e vendere immobili perché le banche se erogheranno lo faranno a tassi molto più alti e con garanzie maggiori e questo produrrà un calo del valore degli immobili. L’economia interna si inabisserà ben oltre quello 0,5% che già prevede l’Oc-se. L’euro e l’Europa non servono a garantire il nostro debito, la triste scelta di Germania e Francia di lasciar fallire la Grecia ha gettato un’ombra sulla solvibilità di tutti i Paesi del vecchio continente. Se nessuno ha salvato Atene, perché Roma dovrebbe essere più fortunata? “Siamo troppo grandi per essere lasciati fallire” è la risposta più frequente. Ma è veramente così ? I prossimi vertici europei ci daranno la risposta : se al termine del Consiglio d’Europa del 9 dicembre non ci dovessero essere delle risposte più soddisfacenti della semplice speranza il destino dell’Italia sarebbe segnato. E a questa eventualità ci si sta già preparando, il Fondo monetario internazionale a guida francese è molto attivo in questi giorni nel progettare un fondo finanziato dalle banche centrali, Bce in testa, che possa erogare un prestito di emergenza a Italia e Spagna. Il tentativo sarà quello di fornire abbastanza liquidità a questi Paesi per non creare sconquassi mondiali e contemporaneamente commissariare la democrazia per imporre svendite di asset e misure draconiane. Una sorta di coma indotto per evitare che il nostro eventuale collasso economico coinvolga altri Francia in primis. Gli osservatori politici e finanziari si aspettano una sostanziale accondiscendenza italiana a un aiuto esterno anche con condizioni capestro, Monti non è considerato il tipo da sfidare la Germania a un tavolo negoziale minacciando, magari, l’uscita dall’euro per ottenere condizioni più favorevoli. Tutti ci spingono verso il Fmi, mercati e politici europei, tutti sperano di salvare il sistema finanziario mondiale e il proprio stile di vita lasciandoci affondare lentamente nel coma farmacologico dell’aiuto esterno. Stanno sbagliando i calcoli? A Monti spetta il compito di dimostrarlo nella sua doppia veste di primo ministro e di ministro delle Finanze.