Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  dicembre 01 Giovedì calendario

Quel che resta dell´impero di Sua Maestà britannica - Che cosa hanno in comune l´isola in cui morì Napoleone, quella in cui ha una villa Berlusconi e quella degli ammutinati del Bounty? Non molto, apparentemente, anche perché sono ai lati opposti del mondo

Quel che resta dell´impero di Sua Maestà britannica - Che cosa hanno in comune l´isola in cui morì Napoleone, quella in cui ha una villa Berlusconi e quella degli ammutinati del Bounty? Non molto, apparentemente, anche perché sono ai lati opposti del mondo. Eppure appartengono tutte al Regno Unito. Infatti sono tre delle ultime quattordici colonie britanniche: minuscole isole, avamposti sperduti, talvolta semidisabitati. Quello che resta del più grande impero della storia: il British Empire, che a fine Ottocento si stendeva su un quarto delle terre emerse del globo e controllava nazioni gigantesche, come l´India (allora comprendente anche il Pakistan), l´Australia, il Canada. Dopo la seconda guerra mondiale, la decolonizzazione mise rapidamente fine all´Impero, restituendo la piena indipendenza a quei paesi, anche se oggi rimangono associati a Londra attraverso il Commonwealth e alcuni (come Australia e Canada) hanno formalmente la regina Elisabetta come capo di stato. Ma le colonie autentiche sono solo la Sant´Elena di Napoleone, le Bermuda di Berlusconi, la Pitcairn del Bounty e un pugno di altri lillipuziani territori d´oltremare. Nei giorni scorsi i loro rappresentanti sono stati convocati a Londra per un summit. Obiettivo: ridare importanza e dignità, ma pure più regole e legalità, alle colonie, trascurate - sostiene il conservatore David Cameron - dai precedenti governi laburisti. Le mini-colonie riceveranno più aiuti, in tutti i sensi. Un incrociatore pattuglierà le acque del Sud Pacifico in difesa delle Falklands, le isole rivendicate dall´Argentina, che le invase nel 1982 (spingendo Margaret Thatcher a dichiarare guerra) e continua a brontolare per «l´occupazione britannica». A Sant´Elena, luogo dell´esilio e della morte di Napoleone, verrà costruito per la prima volta un piccolo aeroporto, mettendo fine all´isolamento che ne aveva fatto un luogo ideale per tenerci prigioniero Bonaparte (finora occorreva un mese e mezzo di navigazione per raggiungerle). A Tristan de Cunha, l´isola più isolata del mondo (la terraferma più vicina dista 2600 chilometri), sarà riparato il porticciolo, permettendo ai pescatori locali di continuare a guadagnarsi da vivere. In cambio, la madre patria sorveglierà più da vicino le sue colonie, alcune delle quali hanno col tempo costruito una reputazione controversa, come le isole Cayman, paradiso fiscale di dubbia legalità. Quegli sperduti territori, del resto, non chiedono l´indipendenza: sono così piccoli che senza Londra non sopravvivebbero. Pitcairn, l´isola dei discendenti degli ammutinati del Bounty (e delle polinesiane che si portarono da Tahiti), ha 47 abitanti. Diego Garcia, la cui popolazione locale fu evacuata in massa per fare posto a una base di spionaggio elettronico americana, ci sono solo soldati. E a South Georgia ci sono più pinguini che esseri umani: è una base scientifica al Polo Sud. La più popolosa (60 mila abitanti) è Bermuda, isola di pensionati miliardari, dove Silvio Berlusconi fu fotografato mentre faceva fare jogging ai collaboratori, agli albori della "discesa in campo": chissà se prima o poi il Cavaliere sceglierà quella dorata colonia britannica per andarci anche lui, in pensione.