(p. b.), la Repubblica 1/12/2011, 1 dicembre 2011
Nuova bufera sul Pirellone arrestato il vicepresidente "Mazzetta da 100mila euro" - BRESCIA - Le tangenti al Nord
Nuova bufera sul Pirellone arrestato il vicepresidente "Mazzetta da 100mila euro" - BRESCIA - Le tangenti al Nord. Il traffico di rifiuti illeciti al Sud. Quelli che fino a ieri avevano resistito come luoghi comuni sulla criminalità italiana, e sulla sua ripartizione geografica, sono stati frantumati in un solo colpo. A confermare che la Lombardia non è solo un mazzettificio ma anche una filiale della Gomorra delle scorie ci hanno pensato i carabinieri e la Procura di Brescia. Un´indagine clamorosa: dieci persone arrestate (quattro sono in carcere, gli altri ai domiciliari) tra politici, imprenditori e funzionari pubblici. Sequestrati due cantieri della Brebemi (la nuova autostrada Brescia-Milano-Bergamo), una cava che - dietro pagamento di mazzette - doveva diventare una discarica di amianto, e un impianto per il trattamento dei rifiuti. Il «pesce grosso», colui intorno al quale tutto ruotava, è Franco Nicoli Cristiani, vice presidente Pdl del consiglio della Regione Lombardia ed ex assessore (per due legislature) all´Ambiente. Nicoli è finito in manette, assieme ad altri tre, perché accusato di avere intascato una tangente da 100mila euro: il prezzo che l´imprenditore bergamasco Pierluca Locatelli avrebbe pagato al politico per accelerare l´autorizzazione di una discarica nel Cremonese. Il «pony express» (definizione sua) che ha materialmente fatto da tramite per la consegna del denaro è un funzionario pubblico, Giuseppe Rotondaro, coordinatore dell´Arpa lombarda, personaggio vicino sia a Nicoli che a Locatelli. Gli altri sette arrestati sono Orietta Rocca Pace, moglie di Locatelli, quattro dipendenti e collaboratori dello stesso imprenditore (titolare di una holding che raggruppa sette società e dominus dell´intero sistema) - Bartolomeo Gregori, Walter Rocca, Giovanni Battista Pagani, Egidio Grechi - e due consulenti esterni, Andrea Oldrati e Giorgio Oprandi (il primo titolare della società Terraverde srl). I reati contestati sono traffico di rifiuti illeciti e corruzione aggravata. Che sono poi i due pilastri, anche dal punto di vista "tematico", sui quali si basa l´indagine. L´ordinanza è divisa in due parti distinte: la prima ha a che fare con il traffico di rifiuti, l´altra sui reati contro la pubblica amministrazione. Iniziamo dai rifiuti. ll sistema escogitato da Locatelli funzionava così: anziché trattare e smaltire a norma di legge gli scarti pericolosi che le sue aziende ricevevano da diverse acciaierie lombarde, li faceva interrare nei cantieri della Brebemi. In pratica: i fondi della massicciata di alcuni tratti della nuova autostrada (Brebemi è parte lesa nell´inchiesta e si costituirà parte civile) sono in costruzione su un base di rifiuti non trattati e scorie miscelate con materiale di demolizione. Locatelli è accusato di aver operato in modo illecito. Anche e soprattutto grazie ai suoi appoggi nel mondo della politica. Al centro del capitolo che riguarda Nicoli Cristiani e la mazzetta da 100mila euro c´è invece una cava destinata a ospitare amianto. Per dare il via libera a far partire l´impianto, Nicoli avrebbe accettato - secondo i pm bresciani - la stecca in oggetto: il denaro consegnatogli da Locatelli è stato trovato dai carabinieri nello studio del suo appartamento. «Sono rovinato», ha esclamato il politico al momento dell´arresto. Il governatore Roberto Formigoni ha sottolineato che «tutte le procedure seguite dalla Regione sono regolari e corrette». Duro il commento del leghista Matteo Salvini: «Tutti sono innocenti fino a prova contraria ma i problemi nel Pdl lombardi iniziano a essere un po´ troppi». All´attacco le opposizioni in Regione: Pd, Sel e Idv chiedono sia fatta subito chiarezza e che Formigoni riferisca in aula.