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 2011  dicembre 01 Giovedì calendario

PENSIONI TEDESCHE PIÙ LEGGERE

La pensione pubblica e obbligatoria per i tedeschi è un sistema a punti, commisurato ai redditi da lavoro e all’aspettativa di vita che già nel 2005 è stato corretto con un «fattore di sostenibilità» per tenere conto delle dinamiche demografiche e della riduzione nel rapporto tra lavoratori attivi e pensionati.
Un sistema che premia chi rimane attivo più a lungo e penalizza pesantemente chi anticipa l’uscita. Risultato: il tasso teorico netto di sostituzione - ovvero il rapporto tra pensione e reddito al netto dei contributi e delle tasse - nel caso medio del sessantacinquenne con 40 anni di carriera è pari al 64,1 per cento.
Lo stesso tasso - secondo il rapporto pubblicato dalla Commissione europea nel 2010 (Joint report on pensions) - in Italia sale all’88,3%, in Francia è del 77,9 e in Spagna supera il 95 per cento. Fa di più, anzi faceva prima del crack, la Grecia che arrivava a superare il 100%: il net replacement rate (Nrr) nel settore privato coperto dall’assicurazione Ika-Etam - circa il 50% dei dipendenti - per un lavoratore che avesse versato 40 anni di contributi e lasciasse a 65 anni, toccava il 120 per cento. In teoria. Nella pratica, però, il tasso di sostituzione era assai più basso - circa il 65% - perché la vita lavorativa in media non superava i 25 anni. Questo prima che i conti pubblici affondassero costringendo il Governo a varare riforme con tagli draconiani alle pensioni e non solo. In prospettiva, infatti, la spesa previdenziale greca sarebbe schizzata dall’11,7% del 2007 al 24,1% del 2060, contro una media dell’Unione europea del 12,5 per cento.
I greci sono corsi ai ripari nel 2010, così anche i francesi e gli spagnoli che hanno varato importanti riforme previdenziali per correggere i deficit pubblici. Altri Paesi europei hanno affrontato il nodo pensioni con anticipo, tra i primi la Germania. Berlino ha varato riforme negli anni Novanta che hanno aumentato l’età pensionabile a 65 anni sia per gli uomini che per le donne. Ha inoltre introdotto riduzioni dell’importo dell’assegno in caso di pensionamento anticipato in misura del 3,6% annuo e, all’opposto, un bonus del 6% annuo per il differimento della pensione. L’età dei 65 verrà gradualmente raggiunta dal 2012 al 2023. Ma i tedeschi si sono spinti oltre e nel 2007 la legge ha ulteriormente aumentato l’età a 67 anni - a partire dai nati nel 1947 - prevedendo scalini graduali fino a raggiungere la nuova età pensionabile nel 2029. La possibilità di anticipare il ritiro a 65 anni è prevista solo nel caso si possano far valere 45 anni di contributi derivanti sia da lavoro che da attività di cura dei figli fino ai dieci anni di età.
L’importo della pensione rispetto all’ultimo stipendio, peraltro, in Germania scende fino al 46,2% per i redditi più alti; in Francia arriva al 55,4%; in Italia supera il 71% mentre la Spagna assicura l’81,2 per cento.
Nel sistema tedesco come in altri del Nord Europa, per esempio Olanda e Irlanda, la pensione pubblica obbligatoria viene però affiancata in maniera importante dal secondo pilastro(schemi aziendali) e, soprattutto, dal terzo della previdenza privata. La Germania, dove la nuova formula corretta con l’aspettativa di vita porterà a un’ulteriore contrazione del tasso di sostituzione, ha premuto l’acceleratore sui fondi privati tra i quali il Riester Rente. Un fondo di previdenza su base volontaria, gestito dai privati ma sostenuto dallo Stato con deducibilità dei contributi. Il piano è di rendere sempre più pesante la quota "privata" assistita dal pubblico. Per fare tornare i conti.