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 2011  dicembre 01 Giovedì calendario

IL «GHIRO» SICURO DI SE’ FINO ALLA FINE: «NON SONO IO, NON VI PREOCCUPATE» —

Ha ostentato tranquillità fino alla fine. Il tam tam sul nome di un politico bresciano finito nei guai con la giustizia, nei giorni scorsi, aveva raggiunto anche lui. «Non sono io», aveva tranquillizzato l’amico che lo interpellava con apprensione. Erano le 6 del pomeriggio di martedì. Dodici ore dopo, alla sua porta hanno suonato i carabinieri. Classe ‘43, moglie e due figli, due passioni mai abbandonate — il rugby e la Juventus — il sigaro perennemente in bocca, Franco Nicoli Cristiani è soprannominato il «Ghiro» fin dai tempi dell’Università di Pavia, per la propensione ad appisolarsi beatamente anche nel bel mezzo di incontri pubblici. Idee di estrema destra di cui non fa mistero (in gioventù ha aderito al gruppuscolo bresciano «Riscossa»), Nicoli Cristiani è sceso in politica per la seconda volta nel ’94, con la nascita di Forza Italia. Nicoli, piccolo imprenditore nel settore del gas, entra nella segreteria di Giampiero Beccaria, l’imprenditore bresciano eletto senatore del nuovo partito di Berlusconi, e un anno dopo fa il suo ingresso come consigliere in Regione Lombardia. È subito assessore all’Ambiente, riconfermato nel 2000. Fa tripletta nel 2005 (anche se a metà mandato dovrà lasciare per la delega al commercio). I primi problemi con la giustizia li ha nell’inchiesta sulla discarica di Cerro in cui è coinvolto anche Paolo Berlusconi. Nicoli è condannato a due anni per abuso d’ufficio in primo grado e in appello, ma nel maggio del 2008 la Cassazione lo assolve «perché il fatto non sussiste». La fama di mescolare politica e affari però gli resta addosso. Al Pirellone cave e discariche sono il cavallo di battaglia contro Nicoli dei consiglieri bresciani dell’opposizione Mirko Lombardi di Rifondazione e Claudio Bragaglio, allora Ds. Le sue bestie nere. «Comunisti», li apostrofa lui. Un avversario tenace Nicoli lo trova anche nel suo partito, nell’onorevole Viviana Beccalossi, coordinatore provinciale del Pdl, con la quale è perennemente «in guerra». Nel 2010 alle ultime regionali aveva preso 15 mila voti, era rimasto fuori dalla giunta ma aveva ottenuto la carica di vicepresidente del consiglio. Ed è ancora l’ambiente a trascinarlo, per la seconda volta, nei guai con la giustizia. Stavolta finisce in carcere. «Sono rovinato» ha detto quando ieri all’alba nel suo studio di casa hanno trovato infilati tra le pagine di un libro i biglietti da 500 euro. La tangente, secondo la Procura. Un risveglio amaro, per il «Ghiro».
Italia Brontesi