Enrico Marro, Corriere della Sera 01/12/2011, 1 dicembre 2011
È GIOVANE (37 ANNI) E PIACE A CISL E UIL. LA CGIL: E’ UN FALCO. MARTONE: DIALOGHERO’ —
Toccherà anche a lui gestire il probabile scontro col sindacato che si aprirà sulla manovra che il governo approverà entro lunedì. Michel Martone, 37 anni, ordinario di diritto del lavoro all’Università di Teramo, il più giovane della squadra di Monti, dovrà vestire i panni del mediatore. E questo sicuramente gli riuscirà bene con la Cisl di Raffaele Bonanni, con il quale ha buoni rapporti, consolidati sotto il precedente ministro, Maurizio Sacconi, che della nomina a viceministro di Martone è stato il principale sponsor. Gli riuscirà anche con la Uil, dove le relazioni sono strette, visto che Martone fa parte della Fondazione Bettino Craxi, assieme allo stesso Sacconi, al leader della Uil, Luigi Angeletti, e al segretario confederale Paolo Pirani. Ben diverso, invece, il quadro che si presenta con la Cgil e con il Pd.
Non è un mistero che il sindacato rosso consideri Martone un «falco» per le sue posizioni favorevoli agli accordi Fiat di Pomigliano e Mirafiori, respinti dalla Fiom-Cgil, e al superamento dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Martone si è espresso pubblicamente a sostegno dell’articolo 8 della manovra della scorsa estate, voluto da Sacconi, per rendere possibile ai contratti aziendali di derogare a quelli nazionali e alle leggi, anche in materia di licenziamenti. Con il senatore e giuslavorista del Pd, Pietro Ichino, c’è stato poi uno scontro per via di una consulenza da 40 mila euro che l’ex ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta (anche lui membro della Fondazione Craxi), gli aveva concesso e che Ichino aveva censurato perché Martone è figlio di Antonio, presidente della Civit, la commissione per la trasparenza della Pa. Incidente che comunque lo stesso Ichino considera chiuso, apprezzando anzi la nomina del viceministro, «che ha certamente le competenze giuslavoristiche necessarie».
L’interessato è il primo a essere consapevole delle difficoltà che avrà con la sinistra politica e sindacale. Ma è deciso a smentire presso di loro la fama di falco. Ai suoi colleghi ha spiegato che intende muoversi con convinzione nel solco del dialogo sociale auspicato da Monti. Gli piace ricordare che ha condiviso la linea di Marchionne, ma che ha difeso il valore della democrazia sindacale e quindi il diritto della Fiom di essere presente in fabbrica. E sull’articolo 18 dello Statuto pensa che, sì, ha fatto il suo tempo, ma che sul come superarlo bisogna discutere con tutti, senza escludere la Cgil. Ci riuscirà?
Enrico Marro