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 2011  novembre 30 Mercoledì calendario

FRANCOFORTE È GIÀ PRESTATORE IN ULTIMA ISTANZA

L’opinione comune è che la Bce stia facendo troppo poco e quel poco troppo tardi. Il modello di banca centrale che i mercati hanno in mente è la Fed che negli ultimi anni, forse decenni, è stata sempre prodiga nel soccorrere banche, società finanziarie e Tesoro americano. Di tutti gli strumenti monetari, il più apprezzato è stato e rimane il quantitative easing, ossia l’acquisto massiccio di titoli di Stato sul mercato, creando nuova moneta. Contrabbandato come aiuto all’economia, il Qe ha soprattutto l’effetto di contenere il costo del debito pubblico, tenendo bassi i tassi interesse, di aiutare l’export, poiché comprime il cambio del dollaro, e di immettere liquidità sui mercati con la quale gli investitori comprano azioni, commodity e soprattutto titoli di Stato. Così il circolo si chiude e Tesoro, banche, aziende e mercati vivono tutti felici e, per il momento, pare anche tranquilli.

La Bce dev’essere prestatore di ultima istanza, reclamano i mercati e pure molti politici: nel senso che, alla maniera della Fed, dovrebbe prestare soldi agli Stati oltre che alle banche. In realtà la Bce prestatore di ultima istanza lo è davvero, e in misura rilevante per le banche e, in parte, lo è anche per gli stati membri. Dei 203,5 miliardi di bond governativi acquistati finora, ne ha sterilizzati solo 194, non riuscendo a drenare liquidità sufficiente, essendo le banche restie in questo momento a depositare fondi persino alla banca centrale. In teoria la Bce potrebbe fare come la Fed e "stampare" denaro per coprire la differenza e, secondo un ardito report del Credit Suisse, dovrebbe stamparne fino a mille miliardi per comprare titoli. Che male c’é? Il guaio è che la banca centrale europea ha un attivo superiore a quello della Fed: 2.420 miliardi di euro, contro 2.149 (in euro) della Federal Reserve, e con il Pil Usa che è il 28% più alto di quello dell’area euro. È vero che nel bilancio della Bce la voce maggiore sono i prestiti alle banche e i titoli di Stato contano appena per 263 miliardi, contro i 1.249 (in euro) della Fed. Da agosto la Bce ne

ha comprati 131 miliardi, ossia

44 al mese, un ammontare

non lontano dagli acquisti mensili della Fed al tempo del secondo Qe.