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 2011  novembre 30 Mercoledì calendario

I prezzi corrono, i salari no Si allarga un altro “spread” - I lavoratori dipendenti (e solo loro, da questo particolare punto di vista) stanno pagando un costo molto pesante per la crisi perché i prezzi al consumo crescono del 3,4% mentre le retribuzioni crescono solo della metà, l’1,74%

I prezzi corrono, i salari no Si allarga un altro “spread” - I lavoratori dipendenti (e solo loro, da questo particolare punto di vista) stanno pagando un costo molto pesante per la crisi perché i prezzi al consumo crescono del 3,4% mentre le retribuzioni crescono solo della metà, l’1,74%. Questa forbice tra salari e prezzi non era così ampia dal 1997. È un altro “spread” che si allarga. In ottobre, rileva l’Istat, le retribuzioni orarie contrattuali sono rimaste del tutto ferme rispetto a settembre, e sono aumentate dell’1,7% su base annua, mentre nello stesso ottobre il tasso d’inflazione ha toccato il 3,4% portando il divario ai massimi dal 1997. La forbice di 1,7 punti percentuali batte il precedente record di 1,3 punti. L’associazione di consumatori Codacons denuncia che il boom dei prezzi «è l’inevitabile effetto dell’irresponsabile aumento dell’Iva. Finché salirà il divario salariprezzi, le famiglie resteranno sul lastrico, i consumi stagnanti e, conseguentemente, il Pil rimarrà fermo. Se Monti vuole coniugare crescita e rigore è indispensabile che risani il deficit senza gravare sui consumi. Lo invitiamo a riabbassare l’Iva dal 21 al 20%». La situazione risulta peggiore della media, quanto a salari e occupazione, nelle grandi imprese a settembre. In questo settore rispetto a settembre 2010 la retribuzione lorda per dipendente (al netto dei dipendenti in Cig) diminuisce del 3,2% e il costo del lavoro del 2,4%. Tale riduzione è dovuta in prevalenza al calo nel comparto dei servizi e soprattutto nel settore del trasporto e magazzinaggio (-14,7% a causa del rinvio di premi di risultato solitamente erogati a settembre). Nel periodo gennaio-settembre la retribuzione lorda per dipendente (sempre al netto dei dipendenti in Cig) aumenta rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente dello 0,6%, mentre il costo del lavoro cresce dello 0,8%. Ancora nella grande industria, l’Istat segnala che l’occupazione (al netto della stagionalità) registra, rispetto ad agosto, una variazione nulla sia al lordo, sia al netto dei dipendenti in cassa integrazione guadagni (Cig). Ma nel confronto con settembre 2010 l’occupazione nelle grandi imprese scende dello 0,6% al lordo della cassa integrazione e dello 0,4% al netto dei dipendenti in Cig. Al netto degli effetti di calendario, si registra una diminuzione tendenziale del numero di ore lavorate per dipendente (al netto dei dipendenti in Cig) dell’1,2%. L’incidenza delle ore di cassa integrazione guadagni utilizzate è pari a 30,3 ogni mille ore lavorate, in diminuzione di 1,8 ore ogni mille rispetto a settembre 2010. Molta preoccupazione nei commenti sindacali. Il segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni, dice che «i dati dell’Istat sul lavoro e retribuzioni nelle grandi imprese sono la fotografia di un sistema produttivo in gran parte bloccato e di una occupazione che diminuisce e si impoverisce, in qualità e remunerazione, subendo per prima e direttamente le conseguenze della crisi». Fammoni legge in negativo anche la riduzione delle ore di cassa integrazione, che procede in parallelo col calo dell’occupazione: «Questo conferma che una parte dei lavoratori quando finisce la cassa non rientra in azienda e resta senza lavoro».