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 2011  novembre 30 Mercoledì calendario

Texas, il cowboy che vive nella terra di nessuno - C’ è una famiglia, nel Sud del Texas, che è stata condannata dal governo a vivere nella terra di nessuno

Texas, il cowboy che vive nella terra di nessuno - C’ è una famiglia, nel Sud del Texas, che è stata condannata dal governo a vivere nella terra di nessuno. Presto dovrà chiedere il permesso per entrare ed uscire dalla propria casa, o attraversare i suoi campi, usando un codice speciale che le consentirà di aprire le cancellate che la circondano. I suoi membri non hanno commesso reati particolari e non sono portatori sani di qualche minacciosa malattia contagiosa: hanno avuto semplicemente la sfortuna di vivere, per oltre un secolo, dalla parte sbagliata della cortina di acciaio che separa gli Stati Uniti dal Messico. Il capo famiglia si chiama Tim Loop, ha 47 anni, una moglie e due figli. Agli inizi del secolo suo nonno, nel miglior spirito pionieristico dell’America, decise di trasferirsi al Sud, attirato dal sogno di una vita idilliaca promessa dalla nuova ferrovia che marciava verso la valle del Rio Grande. Scelse di stabilirsi dalle parti di Brownsville, proprio nella zona più meridionale del Texas. Anzi, costruì la sua casa a poche centinaia di metri dal fiume, dove poteva guardare il Messico ad occhio nudo. Una bella vista e un sacco di fatica, per sopportare il caldo, gli uragani, le gelate, e coltivare cotone, soia, grano, cavoli, mais e canna da zucchero. Il nonno di Tim però se la cavò, e passò la fattoria al figlio, che poi la lasciò al nipote. Dopo tre generazioni di sudore, Loop pensava di stare al sicuro sul suo fazzoletto sperduto di terra, certamente dimenticato dagli uomini, se non anche da Dio. Un giorno, però, si presentarono gli emissari del governo federale per annunciargli una nuova politica: avrebbero costruito una barriera metallica lungo il confine col Messico, per fermare l’immigrazione illegale, il traffico di droga e la criminalità in generale. L’idea non era ancora quella di alzare il recinto lungo tutte le 2.000 miglia della frontiera, ma selezionarne alcuni tratti strategici da difendere a tutti i costi. Da allora, infatti, gli Stati Uniti hanno costruito 650 miglia di barriera divise tra Texas, Arizona, California e New Mexico, spendendo 2,5 miliardi di dollari. Siccome il diavolo si nasconde sempre nei dettagli, Tim ci mise poco a capire che stava prendendo la fregatura della sua vita. Un accordo firmato tra Usa e Messico, infatti, vieta di costruire a ridosso del Rio Grande, e quindi il recinto metallico doveva correre alcune decine di metri all’interno del territorio nazionale. Abbastanza all’interno per dividere a metà i suoi possedimenti, lasciando la casa dalla parte sbagliata della barriera, nella terra di nessuno tra il fiume e il nuovo confine metallico alto cinque metri. Al principio il progetto è andato a rilento, e quindi sono rimasti parecchi varchi. Ora però la Homeland Security ha deciso che è venuto il momento di chiuderli, con cancelli elettrici. Una volta terminati i lavori, quindi, la casa della famiglia Loop si ritroverà fuori dal territorio nazionale, e i campi dentro. Tim riceverà un codice speciale per aprire e chiudere i cancelli, quando la mattina uscirà per lavorare e la sera tornerà indietro. Stesso discorso per andare al cinema o fare la spesa. In caso di black out elettrico, la barriera dovrebbe aprirsi automaticamente, ma il solo fatto di possedere il prezioso codice di accesso potrebbe trasformare Loop in una preda ambita per i narcos. Un incubo personale, ma anche un esempio della follia che sta dividendo soprattutto i candidati repubblicani alla Casa Bianca. Romney, Gingrich e Bachmann vorrebbero completare la costruzione della barriera lungo l’intero confine col Messico, e Cain propone addirittura di farla elettrica, in modo da fulminare chi cercasse di scavalcarla. Invece il governatore del Texas Perry, che è conservatore ma sa di cosa parla, è contrario: «Duemila miglia di recinto? Quanto pensate che ci vorrà per costruirlo. E se anche lo facessimo alto dieci metri, l’unico risultato sarebbe quello di rilanciare il business delle scale alte undici metri». Lui preferirebbe sorvegliare il confine con i droni e le pattuglie a terra, sommate a leggi che scoraggino davvero l’immigrazione illegale. Tim Loop la pensa grosso modo come Perry: «Finora la recinzione ha ottenuto il contrario dei risultati che si prefiggeva». Ma il problema - dice fissando sconsolato il confine - è che adesso gliela stanno chiudendo dietro alle spalle: «Tra un po’, dovrò chiedere il permesso al governo per vivere la mia vita quotidiana». E meno male che dall’altra parte del Rio Grande non ci sono più gli indiani, pronti a fargli lo scalpo.