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 2011  novembre 30 Mercoledì calendario

E l’uomo che voleva essere Cuccia rischia la pensione - La parola fine alle ambizioni di Cesare Geronzi

E l’uomo che voleva essere Cuccia rischia la pensione - La parola fine alle ambizioni di Cesare Geronzi. Così una figura di primo piano della finanza italiana commenta la sentenza con la quale il tribunale di Parma ha condannato l’ex numero uno di Capitalia, poi di Mediobanca e Generali, a cinque anni per bancarotta fraudolenta e usura. Nella sua ultima apparizione pubblica, per la consegna del premio Guido Carli, Geronzi aveva usato parole che a molti erano sembrate l’annuncio del suo prossimo ritorno sulla scena. Commemorando la figura dell’ex governatore di Bankitalia, a Montecitorio, sembrò riferirsi a se stesso, Cesare Geronzi da Marino, classe 1935, in quel giorno di maggio già ex uomo più potente della finanza italiana. «Carli era convinto che le difficoltà paralizzanti dovessero essere superate con determinazione - disse l’ex banchiere ed ex assicuratore -, anche abbandonando il terreno di scontro, per poi riprendere con rinnovato impegno nuove strade, ma sempre con i medesimi punti cardinali». «Corsi e ricorsi storici»: concluse il suo intervento. Non prima di aver ricordato che «era la visione degli interessi generali che ha informato l’agire di tutti quanti sono stati alla sua scuola», disse il banchiere, che proprio Carli aveva voluto a capo dell’ufficio cambi di Bankitalia. «Quegli interessi che oggi sembrano diventare quasi turpiloquio, secondo qualche benpensante, così come, di tanto in tanto, viene bandito il riferimento al sistema. E poi improvvisamente ne viene fuori una smodata esaltazione». Poco più di un mese prima, il 6 aprile, una singolare alleanza tra azionisti privati con l’appoggio di Mediobanca - primo azionista del Leone, che pure lo aveva indicato per quella poltrona era riuscita nell’impresa sorprendente di estrometterlo dalla presidenza delle Assicurazioni Generali, dove si era sistemato da appena un anno. La notizia delle sue dimissioni a sorpresa, da Trieste fino a Londra e New York, sembrò proprio l’annuncio di una rivoluzione. Il Wall Street Journal, per dire, definì quel 6 aprile «un giorno di sole per l’Italia». Uomo dai rapporti trasversali con la politica costruiti in anni di gestione della prima banca della capitale, dai suoi avversari gli veniva rimproverata l’eccessiva spregiudicatezza nella concessione di crediti sulla base di criteri non sempre cristallini. «L’aspetto reputazionale non sembra essere la sua priorità», dice di lui un banchiere d’affari. Un esempio del suo modus operandi si trova proprio tra le carte del processo Ciappazzi, vicenda minore ma emblematica nel grande crac Parmalat. Si tratta della testimonianza di un’imprenditrice, che racconta di come lo stesso Geronzi, dopo il crac, legò la concessione di nuovo credito per le sue attività alla presentazione di una manifestazione d’interesse per la Ciappazzi. L’elenco del suo coinvolgimento in casi giudiziari è lungo: assolto nel crac Federconsorzi, oltre alle acque minerali di Ciappazzi è indagato nel filone principale del crac Parmalat, prosciolto dall’accusa di estorsione per la vicenda Eurolat, condannato in primo grado per il crac Cirio (4 anni per concorso in bancarotta), assolto in appello per il crac Italcase-Bagaglino. Proprio alle sue pendenze con la giustizia gli osservatori avevano legato il passaggio da Mediobanca a Generali, compiuto nel 2010. I requisiti di onorabilità previsti per i gruppi bancari avrebbero infatti impedito la sua permanenza in piazzetta Cuccia in caso di condanne per bancarotta, ma le stesse regole non valgono per i gruppi assicurativi. Lui, memore della lezione di Carli, nel comunicato che ufficializzava l’addio dal Leone fece inserire il riferimento al «superiore interesse della Compagnia» e di certo pensava ad un arrivederci, più che a un addio. Ma dopo l’esperienza in Bankitalia, la raffica di fusioni che aveva portato alla nascita di Banca di Roma e Capitalia e le presidenze di Mediobanca prima e Generali poi l’uomo che voleva farsi Enrico Cuccia difficilmente si rassegnerà alla pensione.