Roberta Mercuri, varie, 1 dicembre 2011
QUELLI ANNOIATI DA FIORELLO
Ascolti della seconda puntata dello show di Fiorello Il più grande spettacolo dopo il weekend (su Raiuno): 12 milioni 157 mila spettatori e share del 42,6% (la prima puntata aveva totalizzato 9 milioni 796 mila spettatori con uno share del 39,18%). Altre cifre: il picco del 49,17% sui saluti finali di Fiorello, il duetto con Laura Chiatti al 43,59% con 13 milioni 423 mila telespettatori. Commento di Fiorello, il giorno dopo, al Tg1 delle 13.30, nello spazio di Vincenzo Mollica: «’Amo rifatto il botto...». [1]
Costo di ogni puntata dello show: due milioni di euro. Guadagno di Fiorello: 300 mila euro lordi a puntata. [2]
Dopo le prime due puntate, in azienda si cominciano a fare i conti. «Alla Sipra, la concessionaria di pubblicità della Rai, si parla di introiti pubblicitari prossimi a un milione e mezzo di euro a puntata: un terzo rappresenta il valore aggiunto legato a Fiorello. Ottime notizie per un servizio pubblico che deve fare i conti con una flessione del mercato pubblicitario e una crisi di ascolti nell’intero 2011 (la Sipra dovrebbe chiudere l’anno a quota 980 milioni di ricavi con 20 milioni in meno rispetto al 2010, al netto degli avvenimenti sportivi)» (Paolo Conti). [1]
Nonostante i numeri da record, nell’area della «sinistra televisiva» qualcuno critica Fiorello. Fulvio Abbate (direttore-conduttore di Teledurruti, la sua tv-cult “monolocale” sul web) scrive su Il Fatto: «La tv ha un santo patrono nuovo, san Fiorello da Valtur [...] moderazione e buon gusto, poco importa che tali imperativi siano nemici giurati di ogni libertà creativa [...] Viene forte il dubbio che, se l’indirizzo è questo, sarà molto difficile trovare perfino uno strapuntino per il talento giustamente carnivoro di Daniele Luttazzi. Con san Rosario e le sue battute da refettorio-minigolf, ora “sulle bandane a mezz’asta” ora su Fassino che dopo le dimissioni di Berlusconi “pensate, ha cenato”, siamo al Bagaglino dal volto umano». Sul suo blog sull’Espresso, Riccardo Bocca attacca: «Come tanti amici suoi, vittime innocenti dal proprio ego, Fiorello come artista non è mai cresciuto. È ancora lì, con sabbia, paletta e secchiello, a sentirsi dire quanto è bello il suo castello, marcondirondirondello. Non svegliamolo, dai, da questo dolce e consolatorio sogno». Invece su L’Unità di mercoledì 16 novembre, Valerio Rosa aveva parlato di un «Fiorello minore, col freno tirato a mano, forse non più a suo agio in un contesto televisivo dopo aver assaporato la libertà del teatro». Insomma solo un «Fiorellino». Per non parlare della notissima invettiva di Sabina Guzzanti: «Noioso». [1]
Replica di Fiorello alla Guzzanti, che durante la prima puntata aveva definito il suo show, su Twitter, «Noiosissimo» («L’ho visto 5 minuti, che pal...»): «Rosicona. Pensa che una volta mi facevi ridere, adesso mi fai tristezza». [3]
Pippo Baudo a proposito della Guzzanti: «È la solita storia della volpe e l’uva... I colleghi, dico a Sabina, vanno rispettati sempre. E ancora di più se dissenti da quello che propongono. Ciò premesso, le critiche rimangono sacre: anche quando colpiscono il mio amico Fiorello. Altrimenti, visto lo share, si rischia il consenso bulgaro». [4]
«Fiorello può piacere o non piacere, nel suo spettacolo ci sono momenti più riusciti e altri meno (per esempio trovo modesta l’imitazione di X Factor), ma una cosa è certa: il varietà si fa così. Con uno studio sontuoso, una grande orchestra, i monologhi, le canzoni, il balletto, le parodie, gli ospiti famosi (c’è un altro programma che riesce a invitare i Coldplay? E dove Chris Martin si mette a duettare con Enrico Cremonesi?), le imitazioni dei personaggi dello showbiz (grandioso Mimmo Foresta). Proprio per l’anacronismo del genere – perché gli spettacoli della tv tendono ormai alla più selvaggia frammentazione e non riescono più a concepire la complessità – Il più grande spettacolo dopo il weekend resta un punto fermo della nostra tv. A differenza di altri prodotti che viaggiano facilmente anche su diverse piattaforme, che vivono perché “spacchettati”, il varietà ha ancora il sapore del rituale televisivo. Invece di cercare di capire le ragioni pop di un così grande successo di audience, che ha catturato pubblico che di norma non guarda la tv, ci si rammarica per quel che avrebbe dovuto essere. Sono soprattutto quelli che non sanno guardare al futuro che accusano Fiorello di guardare al passato. Se Rosario Tindaro fosse nato a Broadway staremmo qui a parlare di uno dei più grandi talenti dello spettacolo. E invece [...] non ci facciamo mancare niente, insulti compresi. Esecrare la noia degli altri (lo show è accusato di essere noioso!) diventa un espediente per mettersi la coscienza a posto, per trincerarsi ancora di più dietro la propria inestirpabile noia» (Aldo Grasso). [5]
I Coldplay, ospiti della seconda puntata de programma, durante le prove generali hanno twittato sul loro profilo, mostrando la foto della scenografia: «Another boring stage set up» («Un’altra noiosa messa in scena è finita»). [6]
«Da vent’anni, Fiorello unisce e divide gli italiani. Merito del suo “garbo”? La dote gli è autorevolmente attribuita da Pippo Baudo, a cui non saranno sfuggiti quei punti dello show su Raiuno in cui l’estroverso spilungone si chiede dove infileremo il caricabatteria dei telefonini (quando in futuro li porteremo incorporati) o dove predice al direttore di Raiuno Mazza che, ora che è finito il Bunga Bunga, dovrà cambiarsi cognome. Ma anche quando il gusto si fa corrivo, la battuta è mediocre (“vampirla!”), la gag si è già vista o la voce non raggiunge l’acuto, il livello non cade. Lo stato di grazia, per un artista, non arriva quando non sbaglia nulla. Arriva quando i suoi errori non fanno curriculum e, contestualmente, le sue virtù si fanno come inspiegabili [...] Qualcosa se lo è anche inventato: l’incipit in edicola, in parte la tv-radio con Baldini, le domande a Merkel e Sarkozy tradotte simultaneamente da Hunziker e Fenech. Ma per il resto anche Crozza avrebbe saputo cantare (non altrettanto bene magari) “Ciao ciao Brambilla”; anche Zalone avrebbe potuto fare un monologo sulla piastra con cui le ragazze si stirano i capelli; anche Elio si è travestito da Morgan (in una situazione, o situazionismo, di ben diversa e maggiore intensità)» (Stefano Bartezzaghi). [7]
Pippo Baudo a chi accusa Fiorello di essere nazionalpopolare: «Fiorello nazionalpopolare? Certamente sì, e meno male! Dirò anzi che a questo punto Fiorello è nazional-universale, per quanto riguarda la vastità del suo pubblico. È riuscito ad attirare sia la fascia più raffinata, esigente e colta che la grande platea popolare. Una mediazione straordinaria». [1]
Angelo Guglielmi, critico letterario e padre dell’attuale Raitre: «Tutta la vera e grande tv non può che essere nazionalpopolare. Solo in un gergo erroneo la definizione è stata abusivamente collegata a un’idea di scarsa qualità. La tv non di qualità, o di qualità sospetta o non interessante, può riguardare piccoli gruppi o ascolti di nicchia. Al contrario quando ci sono grandi ascolti ottenuti a colpi di volgarità e facili effetti, allora siamo di fronte a una tv sostanzialmente insignificante. Quindi l’unica buona tv possibile è quella nazionalpopolare, cioè di qualità ma capace di accrescere lo share [...] Nel panorama dei personaggi televisivi capaci di tener su un show di prime time, un bel prodotto televisivo, oggi vedo solo due protagonisti. Adriano Celentano. E naturalmente Fiorello». [1]
«Negli ultimi tempi, soltanto il Vieni via con me di Fabio Fazio era riuscito a raggiungere dieci milioni di persone, sulla più defilata Raitre, e con quei monologhi di Saviano che tutto erano tranne che scoppiettanti. Anche là, tanta qualità. E dunque, che sia questo il vero segnale? Che il pubblico, stanco e stufo di approssimazione, sazio di “reality”, di “talent”, voglia invece i “professional” che qualcosa san già fare? Per via della nemesi, Fiorello si è anche collegato con Canale 5 e il Grande Fratello, che regge eroicamente con i suoi irriducibili 3 milioni 793 mila spettatori, 15,71% di share. Lui è l’artista che ognun sa. Come ebbe a dire: “Non sono cantante, ma canto. Non sono ballerino, ma ballo. Non sono attore, ma atto”» (Alessandra Comazzi). [8]
Allo spettacolo di Fiorello lavorano 250 persone. Compresa una squadra molto unita di autori che sono con lui da anni. «Hanno cominciato a lavorare ai primi di settembre, quattro, cinque, sei ore al giorno. Curano i dettagli e fanno la prova generale, come si usava una volta: solo che adesso lo spettacolo è molto più lungo, quindi i dettagli da curare sono infiniti. Racconta Riccardo Cassini: “Dopo la generale, lo mandiamo a riposarsi, e noi restiamo lì a ripetere la scaletta, fino alle 4 del mattino. Non c’è verso: lui telefona ogni cinque minuti per chiedere, sapere, ricordare”. Talento e applicazione. Secondo Cassini, [...] il segreto del successo di Fiorello è Fiorello. “Noi potremmo stare per ore con le nostre capoccette a immaginare questo e quello, battute e ospiti: ma se poi non arriva lui col tocco magico, non serve a niente”». [8]
Come lavorate? «È una specie di ping pong, ognuno rimbalza le proprie intuizioni a Fiorello, lui rimbalza le sue a noi e poi ci dividiamo e creiamo i testi. Che poi cambia». Improvvisa? «Improvvisa perché ha basi solidissime e si prepara in modo maniacale». Non litigate mai? «Il massimo del litigio è dire: “no, quella battuta non la farei”» (l’autore Federico Taddia, 39 anni, ad Alessandra Comazzi). [8]
Come Fiorello ha trascorso la giornata di lunedì 21. «Sveglia all’alba perché alle 6.30 c’è la rassegna stampa con l’edicolante. A mezzogiorno riunione con gli autori e pranzo a casa. “Il pisolino però lo fa in camerino” spiega Sebastiano Piccione, assistente di studio e responsabile di Fiorello. “E guai a disturbarlo”. La seconda puntata lo terrorizza, più della prima. “Tutti dicono che un calo degli ascolti è fisiologico, ma perché mi domando?”, dice. Non sembra così sicuro del risultato. Alle 4 si alza e gira per le stanze in tuta e pantofole di spugna come se fosse a casa sua, con l’inseparabile iPhone. Dopo la riunione con gli autori e le ultime battute messe a punto (Nicolas Sarkozy lo diverte più di Silvio Berlusconi) alle 6 arriva il massaggiatore, poi inizia trucco e parrucco in mezzo alle chiacchiere (fra gli altri, il dirigente tv Antonio Marano e Valerio Staffelli, inviato di Striscia la notizia ma qui in veste di amico) e alla visione collettiva del Tg1. [...] Un quarto d’ora prima della diretta la truccatrice Stefania D’Alessandro, con lui dagli esordi, arriva di corsa dal camerino e gli porge un bicchiere di plastica, di quelli da caffè. “Vede questo? È whisky. Sono astemio ma prima della diretta non posso farne a meno” e lo butta giù tutto d’un fiato. [...] Dopo la diretta da record Fiorello sale in camerino, tesissimo. Non è più il mattatore di pochi minuti prima, cerca conferme. Chiude la porta e al suo manager chiede: “Stai per dirmi qualcosa di brutto? Dimmi la verità, è stato un disastro”». [9]
Pippo Baudo dice che Fiorello e il suo show gli ricordano «i frati cappuccini, quelli che negli anni Cinquanta scendevano fin giù in Sicilia, a Militello, per il mese mariano. Predicavano tutte le sere davanti a gente che nell’80 per cento dei casi era analfabeta, e riscuotevano uno strepitoso successo. Al di là della cultura, insomma, tutti erano sedotti dallo stile alto e tradizionale assieme... [...] Voglio dire che Fiorello canta, parla e balla alla grande. Ma a renderlo unico è la sua formula magica, normalità più senso del classico. In altre parole: se il rigore di Mario Monti, sul fronte politico, archivia il folklore berlusconiano, Fiorello è il pensionatore dei vari Grande Fratello e Isola dei famosi [...] Piaccia o non piaccia, è il ritorno della cara Democrazia cristiana. Nessuno ha il coraggio di dirlo, ma mancava a tutti. E non solo per ciò che è successo a palazzo negli ultimi anni: è la nostalgia dell’Italia spensierata e benestante che avevamo negli anni Sessanta. Non è un caso che Fiorello sbaragli evocando quel mondo: lui innova senza innovare, reinventa al posto di inventare. E così, alla fine, porta in salvo anche mamma Rai, che del varietà è la culla naturale». [4]
Pippo Baudo a proposito di Caparezza, rapper da centri sociali, che, ospite in trasmissione, ha detto di aver seguito la prima puntata accanto a mamma e papà: «Se gli ascolti insistono a crescere, vedrete il meglio dell’underground, il gotha dei trasgressivi, fare la fila davanti a Fiorello per cantare la Pappa con il pomodoro. È un vizio italiano, quello di correre in soccorso dei vincitori; un atteggiamento che, proprio come il varietà, non invecchia mai». [4]
Fiorello «fa il cinquantenne che ha sonno alle undici, ma sembra sempre giovane. Viene persino il dubbio che in realtà sia proprio rimasto giovane e finga di invecchiare per ragioni di verosimiglianza scenica. Magari si tinge persino i capelli, ma solo un poco, e di grigio» (Stefano Bartezzaghi). [7]
Fonti: [1] Paolo Conti, Corriere della Sera 23/11; [2] Panorama 12/10; libero.it 14/11; [3] Corriere.it 19/11; [4] Riccardo Bocca, l’Espresso 1/12; [5] Aldo Grasso, Corriere della Sera 23/11; [6] Carlo Mondonico, Novella 2000 1/12; [7] Stefano Bartezzaghi, la Repubblica 23/11; [8] Alessandra Comazzi, La Stampa 23/11; [9] Annalia Venezia, Panorama 30/10.