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 2011  novembre 30 Mercoledì calendario

TEHERAN SCATENA GLI «STUDENTI». ASSALTO ALL’AMBASCIATA BRITANNICA —

La Union Jack, ammainata come fecero con Stars&Stripes. I ritratti della regina Elisabetta, saccheggiati come quelli di Jimmy Carter. I cimieri dei Windsor, fatti a pezzi come le aquile del Dipartimento di Stato. Ieri pomeriggio, per qualche ora, Teheran è tornata alla fine degli Anni 70. All’assalto dell’ambasciata americana. Agli ostaggi. Ai basiji che gridavano slogan contro la «vecchia potenza coloniale che ha sostenuto il regime dello scià». Trentadue anni dopo, però, è toccato agli stramaledetti inglesi: tre attacchi in sei ore, centinaia di «studenti» islamici che hanno scavalcato i muri della rappresentanza e della vecchia residenza diplomatica, i sassi e le molotov, i lacrimogeni e gli scontri con la polizia. I manifestanti, guidati dal deputato Hamid Rassi e in diretta sulla tv di Stato, sono riusciti a prendere anche sei impiegati, rilasciandoli presto. Ma promettendo che i conti con la Vecchia Volpe di Londra (la definiscono così) non sono chiusi: «Continueremo con le nostre dimostrazioni, finché l’ambasciatore inglese non avrà lasciato l’Iran».
La guerra segreta intorno al nucleare iraniano è ogni giorno meno segreta. E dopo mesi di strani incidenti, esplosioni, virus informatici, scienziati uccisi, aerei caduti, laboratori bruciati, ora colpisce le feluche. A cominciare da quella di Sua Maestà, epilogo d’una relazione diplomatica fra i due Paesi che pure sopravvisse al golpe contro Mossadeq, alla fatwa contro Salman Rushdie o ai finanziamenti dell’Ira, ma che dopo il dossier dell’Agenzia atomica è finita sepolta dalle nuove sanzioni di Cameron e di Obama. Già domenica, il Parlamento di Teheran aveva ridotto l’ambasciatore britannico al rango d’incaricato d’affari, invitandolo a sloggiare entro due settimane. Lunedì, temendo il peggio, Londra aveva chiesto «adeguata protezione» intorno alla sede diplomatica e ai 200 mila metri quadri del Qolhak Garden, dove da un secolo e mezzo il Foreign Office ha in concessione una (contestatissima) residenza estiva. Eppure l’assalto di ieri — dice il governo iraniano, che ha espresso «rammarico» per il «comportamento inaccettabile» dei manifestanti — avrebbe colto di sorpresa la stessa polizia: per riportare l’ordine, s’è dovuto battagliare e lasciare a terra diversi feriti. Ci saranno «serie conseguenze», promette Londra: «Un attacco oltraggioso», dice Cameron. Dietro le proteste di Usa, Ue e Russia, col ministro italiano Giulio Terzi a definire «intollerabile» l’accaduto, la probabile convocazione del Consiglio di sicurezza Onu e l’invito ad altri Paesi perché s’uniscano in sanzioni alla Banca centrale iraniana. La Casa Bianca avrebbe rotto gli indugi, ha rivelato agli israeliani David Cohen, lo stratega della Clinton in materia: «Se finora s’è andati cauti, è stato per non danneggiare Paesi in crisi finanziaria come l’Italia e la Grecia, che dipendono dalle forniture energetiche iraniane».
Si va senza esclusione di colpi, per evitare colpi che escludano del tutto il negoziato. Lunedì a Isfahan, cittadella militare dell’Iran che gassifica l’uranio per arricchire i reattori nucleari di Natanz, l’ennesima esplosione è stata udita da migliaia di testimoni. Ma se due settimane fa era stato difficile negare i trenta morti di Bid Ganeh, compreso il capo dei pasdaran, stavolta l’Iran evita d’addossare il sabotaggio a Cia, Mossad o sauditi. Una traccia, allora, la dà il viceministro israeliano Dan Meridor: «Sì, ci sono molte coincidenze in queste esplosioni — ironizza —. Le guida una specie di mano. Forse, la mano di Dio».
Francesco Battistini

IL PRECEDENTE. GLI OSTAGGI AMERICANI ALL’EPOCA DI KHOMEINI - Per oltre un anno (444 giorni), 52 cittadini americani (foto) furono tenuti in ostaggio nell’ambasciata Usa di Teheran da un gruppo di «studenti» iraniani entrati il 4 novembre del 1979. Fallito un raid Usa nell’aprile 1980, la crisi fu risolta dopo lunghe trattative il 20 gennaio 1981