Varie, 30 novembre 2011
DACCÒ Pierangelo
DACCÒ Pierangelo 1956 (~) Imprenditore/Consulente/intermediario/Faccendiere. Coinvolto nelle indagini sulla bancarotta della Fondazione San Raffaele, il 16 novembre 2011 la procura di Milano ne chiese il fermo (l’ipotesi è che ricevesse denaro in contante dal braccio destro di Don Verzé, il suicida Mario Cal, distraendoli dall’ospedale attraverso fatture gonfiate) • «[...] ruota da tempo intorno a Comunione e Liberazione, un movimento che in Lombardia catalizza una quantità incredibile di voti e posti di potere, grazie anche all’appoggio che da sempre fornisce al presidente della Regione, Roberto Formigoni. Sarebbe stato Daccò a gestire una delle operazioni più discusse della Fondazione di Don Luigi Verzè, la ricerca e l’acquisto di un nuovo aeroplano per il gruppo ospedaliero. Un lavoro remunerato con una consulenza di oltre un milione di euro, pagata a una società neozelandese. Era il 2007, quando Don Verzè pensò bene di vendere un vecchio Hawker 1000 della Bae per comprare un più lussuoso Challanger CL 604, un aeroplano in grado di effettuare voli transoceanici. Ma siccome l’aeroplano tardava ad arrivare, Daccò fu ingaggiato per studiare delle soluzioni alternative e accelerare le pratiche. Alla fine la Airviaggi, la società deputata all’operazione e partecipata al 60% dal San Raffaele, al 30% dall’attore comico Renato Pozzeto e per il 10% da Peppino Marascio, decise di rilevare il 100% del capitale della Assion Aircraft & Yatching Chartering Service Ltd, una scatola con sede ad Aukland (Nuova Zelanda) e con in pancia un’opzione di acquisto per un Challanger 604. I soldi, circa 13 milioni di euro, li garantisce la Fondazione, ma arrivano attraverso una società finanziaria la Sg Equipment Finance Schweiz, una società del gruppo francese Societe Generale e in particolare dalla filiale di Zurigo con la quale la Airviaggi apre un leasing. L’aereo non viene molto usato, qualche volta viene affittato alla famiglia Berlusconi o agli Agnelli, altre volte trasporta “per piacere” qualche politico. Certo i voli effettuati non sembrano giustificare l’investimento, che produce un buco di bilancio di oltre 10 milioni di euro. L’altra consulenza affidata a Daccò passa invece attraverso una società austriaca la Harmann Holding, una società sconosciuta cui è stato affidato un delicatissimo incarico dal San Raffaele: gestire i contenziosi legali esteri, in Paesi come la Polonia, il Mozambico o in regioni come la Palestina. Un lavoro remunerato per mezzo milione di euro. Consulenze o altro? Non si capisce, ma il dubbio è lecito visto che non si capisce nemmeno quali siano al riguardo le specifiche competenze garantite da Daccò» (Walter Galbiati, “la Repubblica” 31/8/2011) • «Una decina di società in Italia riconducibili direttamente a lui e altre quattordici a persone che gli sono vicine e che si intrecciano con gli uomini di Comunione e Liberazione e i vertici della Regione Lombardia [...] le società sono le teste di ponte attraverso le quali l’imprenditore, vicino a Cl, tanto legato al governatore della Lombardia Roberto Formigoni da trascorrere con lui le vacanze in barca, operava in Italia [...] Tutto ruota intorno alle sue società, le cui catene sono “così complesse – dicono gli inquirenti – che neppure Daccò senza qualche aiuto è riuscito a ricostruirle” [...] I suoi legami politici spuntano grazie a due suoi compagni d’affari: Antonio Simone, ex assessore al territorio e alla sanità della Lombardia, anche lui vicino a Cl, e [...] Massimo Buscemi (Pdl), sposato con una delle sue figlie. Secondo la ricostruzione della procura, Simone ha la residenza a Londra allo stesso indirizzo di Daccò, a Maresfield Gardens 33/E, e le sue società sarebbero gestite dallo stesso fiduciario di Daccò, Antonio Zanetti. Il suo nome compare nelle carte degli inquirenti perché Simone avrebbe “costituito un usufrutto (per la durata di 25 anni) in favore della società neozelandese Negua Limited”, amministrata dallo stesso Zanetti, su diverse unità immobiliari nella frazione di San Pantaleo, località Schina Manna, e su alcuni terreni nel comune di Nuchis. Un posto incantevole della Costa Smeralda, in provincia di Olbia. Lo stesso dove è sorto uno degli ospedali di Don Verzé. Buscemi, invece, è risultato controllare fino al dicembre 2010 la maggioranza del gruppo Hsl, una società che opera nei servizi (dal portierato ai centralini telefonici, dal facchinaggio alle pulizie), alla cui guida sedeva la moglie, Erika Daccò. La società viene venduta a un tale Luigi Pezzella e dopo soli sette mesi a luglio del 2011, pochi giorni dopo il suicidio di Cal, viene chiusa. [...] Il vero centro delle attività di Daccò, prima di entrare in contatto col San Raffaele, è la Juvans, una società schermata a partire dal 1999 da veicoli olandesi (la Karmal e la Juvans International Bv). E intorno a questa si sarebbe consumata un’anteprima della vicenda del San Raffaele, una prova generale del sistema che Daccò avrebbe poi applicato con Cal e Don Verzé. La Juvans lavorava non con i Sigilli, l’ordine di don Verzé, ma con i Fatebenefratelli, devoti a San Giovanni di Dio e anche loro come don Verzé attivi nella sanità. Il loro ordine ospedaliero non è meno potente, perché è presente in cinquanta Paesi sparsi nei cinque continenti e conta su 400 opere apostoliche. “Avendo ricevuto come eredità il carisma dell’ospitalità, seguendo l’esempio del nostro Fondatore ci dedichiamo per missione ai malati e ai bisognosi”, recita il loro motto. A guidarli è l’irlandese Fra Donatus Forkan, al secolo William. In Italia, hanno sede a Roma, ma controllano strutture ospedaliere anche in Lombardia, a Cernusco sul Naviglio, a San Colombano, a Brescia, a Como (la Sacra Famiglia) e a Pavia, tutte convenzionate con il servizio sanitario nazionale attraverso la Regione Lombardia. [...] “La storia della società – recita un´annotazione della sezione di Polizia giudiziaria della Guardia di Finanza e della Polizia di Stato – è stata caratterizzata da un rapporto con l’Ordine ospedaliero di San Giovanni di Dio-Fatebenefratelli. Tale rapporto fu formalmente di appaltatore, nel senso che l’ente ecclesiastico commissionava alla Juvans la realizzazione ex novo, ovvero la ristrutturazione di centri ospedalieri, cliniche e comunque immobili di proprietà; a sua volta la Juvans, che è sempre stata priva di una propria struttura operativa di costruttore, subappaltava a terzi la concreta realizzazione delle opere”. Gli inquirenti parlano della Juvans come di “un mero strumento e supporto tecnico del Fatebenefratelli” per costruire gli ospedali e individuano perfino due contratti d’appalto intermediati nel 2000 direttamente da Daccò con l’Ordine di San Giovanni di Dio per 21,5 miliardi di lire. Gli affari però iniziano ad andare male, proprio come nel caso del San Raffaele, e nel 2003 quando l’Ente cessa di pagare le fatture, la Juvans finisce in fallimento. Pochi anni dopo, il cambio di cavallo. Il nome di Daccò inizia a comparire nelle agende di Cal, per appuntamenti in cui ritirare i contanti procurati al braccio destro di don Verzé dal gruppo Zammarchi, “lo strumento e supporto tecnico” del San Raffaele» (Emilio Randacio Walter Galbiati, “la Repubblica” 30/11/2011) • Vedi anche Walter Galbiati, “la Repubblica” 17/11/2011; Walter Galbiati, Emilio Randacio, “la Repubblica” 22/11/2011;