Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  novembre 30 Mercoledì calendario

Assistere ai reati e sprechi messi in mostra da Finmeccanica è deprimente. Tragico, per un paese sul ciglio del baratro

Assistere ai reati e sprechi messi in mostra da Finmeccanica è deprimente. Tragico, per un paese sul ciglio del baratro. Ma è ancora più deprimente l´incapacità dello Stato di imporre una gestione sana e trasparente in un´azienda di cui è azionista di controllo. Lungo l´elenco delle violazioni alle buone regole di governance: Guarguaglini che è stato sia presidente che amministratore delegato per 10 anni; la moglie a capo di un´azienda del gruppo; amministratori e manager nominati "in quota" a questa o quella forza politica; comitati audit, sindaci, consiglieri indipendenti, revisori, e dirigenti che soffrono di cecità selettiva: come è possibile che nessuno abbia visto o sospettato nulla? Non ci sono limiti all´incompetenza. Ma ce ne sono all´ingenuità. Corruzione e cattiva governance non sono il solo problema: risultati economici preoccupanti (stimati 800 milioni di perdita quest´anno); ordinativi in calo; un debito da 4,6 miliardi da raddrizzare rapidamente; e un titolo in caduta libera (-65% in un anno, il triplo del mercato). Finmeccanica è un vasto conglomerato, ma solo alcune attività sono concorrenziali e redditizie (elicotteri e sistemi elettronici per la difesa insieme contano per tre quarti del risultato operativo); le altre no. Il gruppo ha fatturato 18 miliardi negli ultimi dodici mesi, contro una media di 20 dei principali concorrenti al mondo; che però hanno generato mediamente 2,4 miliardi di risultato operativo contro i 590 milioni di Finmeccanica. Il rendimento sul capitale investito del gruppo è inferiore al suo costo, e appena un terzo di quello della concorrenza; e quest´anno chiude in perdita. Se aggiungiamo il debito eccessivo, si capisce perché Finmeccanica valga oggi appena 1,8 miliardi contro una media di 10 dei concorrenti. Un problema dovuto a costi eccessivi, controlli di qualità carenti, elevato assenteismo, cattiva gestione dei fornitori e organizzazione della produzione inefficiente in diversi settori. Un solo dato: negli ultimi 5 anni, Finmeccanica mediamente ha impiegato 236 giorni per recuperare, attraverso le vendite, la liquidità usata per soddisfare gli ordinativi; la concorrenza, 96. Un´inefficienza che si ripercuote sulla posizione debitoria. Due le possibili strade per Finmeccanica: vendere subito le attività poco redditizie, ridurre il debito e concentrarsi sui settori dove è competitiva (cosa che da anni dice di voler fare); o tenere tutto e ristrutturare azienda per azienda (cosa che non è mai riuscita a fare). Chi deciderà quale strada prendere? E chi farà pulizia e cambierà la governance? Il successore di Guarguaglini (che non gli siano state ancora imposte le dimissioni è segno dello stato delle cose)? Successore che il totonomine dice verrà dalle partecipazioni statali, come se fossero la nostra migliore scuola manageriale. O il nuovo amministratore delegato, «scelto in quota Lega e con buone aderenze anche in Comunione e Liberazione» (Repubblica, 26/11)? O dirigenti e consiglieri che tanto bene hanno fatto sotto la gestione Guarguaglini? La situazione del paese impone una vera svolta. Lo Stato azionista deve far decadere e azzerare il consiglio di amministrazione; incaricare una società specializzata di selezionare vertice e amministratori nuovi, competenti ed estranei al mondo delle partecipazioni pubbliche; richiedere un controllo indipendente su pratiche aziendali, procedure contabili e dirigenza; licenziare gli incapaci e promuovere azioni di responsabilità nei confronti di chi ha danneggiato la società. Nessuna manleva o buonuscita. Dubito però che con lo Stato azionista si possano attuare le ristrutturazioni necessarie in alcune aziende di Finmeccanica, per le ovvie ripercussioni su occupazione e interessi locali. Né serve a questo proposito spostare le aziende da Finmeccanica a un altro ente pubblico, come il fondo della Cassa DDPP. Meglio privatizzare e lasciare le ristrutturazioni ai privati. Conosco le obiezioni: sarebbe una svendita; lo Stato deve sostenere l´industria e difenderne l´italianità. Certo, sarebbe meglio vendere dopo aver ristrutturato, ma se lo Stato azionista non è capace di farlo, l´obiettivo della privatizzazione non è far cassa, ma rilanciare l´azienda. Non è necessario che lo Stato sia azionista per sostenere l´industria italiana: per esempio, il governo americano sostiene benissimo la propria industria della difesa senza possederne una singola azione. E la vera difesa contro le scalate ostili è sempre la buona gestione. E poi, chi scalerebbe Finmeccanica che ha lo Stato italiano come principale cliente? Quanto alla corruzione, non mi sembra che la proprietà pubblica abbia dato buona prova di sé. La vicenda Finmeccanica ci farà capire la vera anima del governo: quella di Passera, ex banchiere di sistema, difensore dei campioni nazionali, anche a scapito della concorrenza? O quella di Monti, che ha costruito la sua reputazione combattendo aiuti di Stato, posizioni dominanti, e difendendo mercato unico e libera circolazione dei capitali? I bookmakers non accettano scommesse: il risultato è scontato.