Eugenio Occorsio, la Repubblica 30/11/2011, 30 novembre 2011
ROMA - «Il debito pubblico italiano va immediatamente ridotto al 90% del Pil dall´attuale 120%, e per raggiungere l´obiettivo serve una riduzione del 25% dell´ammontare, da quasi 2000 miliardi a 1500»
ROMA - «Il debito pubblico italiano va immediatamente ridotto al 90% del Pil dall´attuale 120%, e per raggiungere l´obiettivo serve una riduzione del 25% dell´ammontare, da quasi 2000 miliardi a 1500». Nouriel Roubini, l´economista della New York University che ha indovinato ogni sviluppo della crisi, e che aveva pronosticato un 2012 in recessione per l´Italia ben prima che lo dicesse l´Ocse, dipinge uno scenario inquietante: «Il taglio del debito è una manovra dura ma il vostro Paese ne ha bisogno per evitare la bancarotta. Non siete all´insolvenza ma rischiate di perdere l´accesso al mercato. Ora avete un governo competente in grado di pilotare una ristrutturazione debitoria ordinata e che segua precisi principi contabili: se tarderete andrà a finire che sarete costretti a un default caotico e dagli esiti imprevedibili». Roubini ha affidato il suo allarme al Financial Times: gli abbiamo telefonato perché ci delineasse con precisione i contorni di un provvedimento traumatico ma, a suo dire, non più rimandabile. Come propone che venga realizzato l´"haircut", secondo la terminologia ormai corrente nell´eurozona? «Ci sono due strade. Una è la riduzione secca del 25% del valore nominale dei titoli in circolazione. L´altra consiste nella sostituzione dei buoni attuali con altri recanti lo stesso importo ma una più lunga scadenza, diciamo 20-30 anni, e una cedola più bassa. Quanto bassa? Quanto basta a raggiungere l´equivalente del 25% di haircut. La seconda ipotesi è preferibile soprattutto per banche e assicurazioni che possono tenere i bond fino alla scadenza e non dovrebbero, a differenza della prima opzione, contabilizzare in bilancio vistose perdite: non perché le banche abbiano bisogno di sussidi ma per evitare che si aggravino la stretta creditizia e i danni all´economia reale». È così sicuro che una misura del genere sia necessaria? «Con l´attuale debito del 120%, interessi reali vicini al 5% e la crescita a zero, l´Italia ha bisogno di un avanzo primario pari al 5% del Pil (80 miliardi ovvero quattro volte la manovra prospettata ieri, ndr) solo per stabilizzare il debito al livello attuale. Un traguardo imposto dalla Germania e dalla Bce ma lontano, se si pensa che le previsioni sono per una chiusura del 2011 con un avanzo di non più dello 0,5%. C´è di peggio: i tassi sono destinati a salire se le condizioni di mercato peggioreranno com´è probabile, e la crescita prevista è inferiore allo zero: tutto ciò rende la dinamica del debito ancora più insostenibile». Ma non ci sarebbero vie alternative come la patrimoniale? «È meglio ristrutturare il debito. Per avere lo stesso effetto, cioè l´abbassamento del rapporto debito/Pil del 25%, avreste bisogno di una tassa mettiamo del 5% che produca un gettito di 450 miliardi, cioè il 30% del Pil. Anche se il pagamento di questa massa di denaro sarebbe distribuito in 10 anni, è un incremento fiscale superiore al 3% del Pil per tutti i dieci anni: abbastanza per abbattere i consumi al punto di trasformare la recessione in vera e propria depressione. Si potrebbero tassare solo i più ricchi, il 10% delle famiglie che detiene il 50% della ricchezza: ma l´aliquota andrebbe alzata al 10% e il rischio di fuga dei capitali diventa eccessivo. Tutto questo ammesso che la ricchezza privata in Italia sia davvero di 9000 miliardi: secondo me è una stima eccessiva e poi comprende 3000 miliardi investiti in buoni del Tesoro. Quindi anche in questo caso i titoli sarebbero colpiti. Le perplessità sono tante: tra l´altro la ristrutturazione del debito non sarebbe tutta sulle spalle degli italiani perché il 40% è detenuto da stranieri». Eppure in Italia si è realizzato lo scenario politico da lei auspicato: perché proprio ora lancia quest´allarme? «Monti è bravissimo e infinitamente più credibile del suo predecessore, e ha con sé una squadra di tecnici competenti e stimati. Purtroppo il governo è fatalmente debole per la fragilità del sostegno politico. E poi Berlusconi è sempre in agguato: se vedrà una convenienza economica, giudiziaria o elettorale, lo farà cadere».