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 2011  novembre 26 Sabato calendario

LA TASSA DEGLI EVASORI

La secessione, in Italia, c’è già stata. Senza ricorrere a miti celtici e ampolle salvifiche, una parte del “Paese che produce”, non connotata geograficamente nel nord o nel sud della Penisola, ha deciso da tempo di eclissarsi al fisco, collocandosi nella schiera degli evasori totali.
Negli ultimi dieci anni, la Guardia di Finanza ne ha scoperti 81 mila. Vale a dire che c’era una città (di banditi) popolata grossomodo come Va-rese o Caserta, che prima degli accertamenti delle Fiamme Gialle, era sconosciuta all’erario.
Questi imprenditori venuti su dal nulla e lì rimasti, liberi professionisti con partite Iva di comodo, nullatenenti solo sulla carta che non hanno mai versato un centesimo alla cassa comune del Paese, finiscono per produrre almeno tre danni a tutti noi.
IL PRIMO: distorcono la concorrenza, mettendo in crisi le aziende che si comportano correttamente, e finendo a cascata per diventare essi stessi “sistema di produzione”. I lavoratori in nero scoperti dalle Fiamme Gialle negli ultimi dieci anni sono d’altronde circa 270 mila. Vale a dire che da soli potrebbero abitare una città medio-grande come Bari, Venezia o Verona.
Il caso più eclatante degli ultimi mesi di impresa “leggera” ci porta ad Arzignano, nel vicentino, dove il colosso Mastrotto, leader nel settore conciario è stato trovato con 800 dipendenti irregolari e un’accusa di un miliardo e 300 milioni evasi al fisco. Gli straordinari dei dipendenti venivano pagati in nero, esentasse. E se chiedi in giro, dai sindacalisti agli imprenditori dell’area, allargano le braccia, come a dire: questa è la regola, e se non ti adegui finisci fuori dal mercato. Perché sugli straordinari fuori busta di 5-6 mila euro evadono pure i lavoratori che quei soldi se li intascano tutti interi. E se uno deve decidere se andare a lavorare per 2 mila o per 6 mila euro, soprattutto se è un buon artigiano e quindi può contrattare la sua capacità d’opera, la scelta appare chiara, con buona pace di chi poi le tasse deve pagarle sempre e comunque.
Perché poi è questo il secondo problema: se c’è chi non paga, ci sarà un altro a pagare per lui. Il ministero dell’Economia e delle Finanze stima in una cifra che arriva al 18% del Pil prodotto ogni anno nel nostro Paese la percentuale di evasione (in Europa siamo secondi solo alla Grecia). La cifra, d’altronde, non sembra essersi mossa dall’ultima rilevazione fatta dall’Agenzia delle entrate nel 2006 e relativa al quadriennio 1998-2002. Vale a dire che, da almeno tredici anni a questa parte, ogni anno, in Italia, si evadono poco meno di 270 miliardi di euro, e che quei soldi vanno trovati nelle tasche di chi già paga le imposte, finendo per appesantire il sistema delle imprese e alleggerire le buste paga dei dipendenti.
IL PRESIDENTE della Corte dei conti Luigi Giampaolino, la settimana passata, nel-l’annotare questa evidenza, ha sottolineato ai senatori della commissione Economia e Finanze che i condoni del 2002-2004 “hanno inevitabilmente finito per pregiudicare gravemente le attività di contrasto all’evasione”. Quei condoni, d’altronde, non sembrano aver portato nelle casse dello Stato delle cifre particolarmente appetibili. Cosa che, con ogni evidenza, non hanno fatto nemmeno quelli che gli sono seguiti. Nel 2008, uno dei provvedimenti più “riusciti” dal punto di vista del gettito, ha fatto incamerare all’erario una ventina di miliardi, meno di un tredicesimo di quanto annualmente viene perduto. Una cifra d’altronde in linea di quello che, annualmente, riescono a far emergere i controlli della Guardia di Finanza. Negli ultimi dieci anni, l’elaborazione è della Cgia di Mestre, da sempre attenta a queste tematiche, si è recuperata una cifra vicina ai 232 miliardi di euro, 23,2 ogni anno, 63 milioni di euro al giorno, con un incremento evidente solo nel 2010 (49 miliardi). Il segretario dell’associazione artigiana veneta Giuseppe Bortolussi spiega che è come se in dieci anni fosse stato sottratto al fisco poco più del Pil prodotto da due regioni di peso come Toscana e Piemonte.
Se c’è un problema di imponibile, ciò non significa che non esistano ulteriori distorsioni del sistema. Capita infatti che gli evasori totali finiscano per giovarsi anche delle agevolazioni che lo Stato mette a disposizione delle fasce più deboli della popolazione. A fine settembre, per dirne una, uno studente con borsa di studio appartenente ufficialmente a una famiglia indigente (e per questo titolare del contributo che premia i meritevoli), è stato fermato dalle Fiamme Gialle mentre si recava all’ateneo di Padova a bordo di una Porsche. Piccoli furbetti crescono.