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 2011  novembre 26 Sabato calendario

È ASSILLATO DA UN PROSSIMO CRACK A LIVELLO MONDIALE

Sono un dipendente privato 56enne, sposato, una figlia che ha da poco iniziato a lavorare, casa di proprietà, reddito lordo di 45mila euro (mia moglie non lavora). Da un po’ di tempo a questa parte ho la forte sensazione, a livello più intuitivo che razionale, che il sistema economico internazionale subirà un crack di notevoli dimensioni il prossimo anno o al massimo nel 2013. Di conseguenza ho fatto le seguenti operazioni: per quanto riguarda il mio fondo pensione di circa 200mila euro sono passato dal comparto obbligazionario a quello monetario; ho venduto fondi azionari e titoli di Stato (mi sono rimaste soltanto 40mila euro delle "famigerate" obbligazioni a conversione obbligatoria della Bpm in quanto non quotate e 10mila euro nominali delle obbligazioni Arkimedica che quotano a 26 e mi sembra assurdo vendere). Adesso ho sul conto corrente circa 120mila euro e mi chiedo cosa capiterà ai miei sudati risparmi nel caso succedesse quanto temo. I soldi sul conto corrente in questa situazione sarebbero sicuri? Farei meglio a passare dal comparto monetario a quello garantito per quanto riguarda il mio fondo pensione? E se con questi soldi acquistassi un appartamento? Nel caso di uno scenario di crack dell’economia mondiale cosa dovrei fare per avere meno danni possibili?

Bruno R. - (via e-mail)

Di fronte allo scenario Armageddon che lei paventa, mi viene in mente un solo investimento "sicuro": terreni agricoli recintati con vigilanza armata 24 ore su 24. Soltanto nell’ipotesi però che i frutti della terra siano sufficienti a mantenere costantemente lei, la sua famiglia e le guardie, a prescindere da siccità e inondazioni. Al di fuori di questa "soluzione", direi che qualsiasi investimento presenta rischi. Lo switch del suo fondo pensione dalla linea obbligazionaria a quella monetaria sarà anche opportuna in relazione alla sua età e ai pochi anni che le mancano alla quiescenza, ma non azzera i rischi. La sua linea monetaria conterrà in ogni caso investimenti in titoli pubblici a breve termine e depositi e pronti termine con banche domestiche come controparti, quindi sarà quasi totalmente esposta al rischio Italia (se è questo che intende minimizzare). Ma anche in presenza di una diversificazione di titoli di Stato francesi o addirittura tedeschi stia pur certo che non sarebbe minimamente protetto dallo scenario Armageddon. E nulla cambierebbe scegliendo una linea garantita: in quel caso la copertura sarebbe prestata da una compagnia di assicurazione la cui solvibilità è subordinata a quella dell’Italia o di altri Paesi dell’area euro. Quanto ai soldi sul conto corrente, sono sì assicurati dal Fondo interbancario per la tutela dei depositi (Fitd), ma secondo lei in caso di default dell’Italia il fondo riuscirebbe a coprire l’insolvenza dei maggiori istituti domestici che automaticamente ne deriverebbe?

Avrà capito che la situazione che le sta davanti è simile a quella che lei vive ogni volta che deve attraversare a piedi una strada di grande traffico. In ogni caso correrà rischi, ma ovviamente prima di mettere un piede giù dal marciapiede si assicurerà di essere sulle strisce pedonali e avrà verificato che alla sua destra e alla sua sinistra non ci siano veicoli in arrivo. Alla fine, prenderà la decisione di attraversare la strada. Negli investimenti sappiamo di correre sempre rischi, anche in quelli più "sicuri". Alla fine, però, una decisione la dobbiamo pur prendere. Anche tenere i soldi sotto il materasso è una decisione che presenta rischi: quello di impoverirsi in termini reali (più che un rischio, una certezza) e quello di farseli rubare. Prudenza sì (quella che le è mancata quando ha acquistato il bond Arkimedica, di cui si legge alla pagina a fianco). Panico mai.