Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  novembre 26 Sabato calendario

FINMECCANICA, PARTITA SU TUTTO IL CDA

Terremoto in arrivo sulla Finmeccanica. La partita che porterà probabilmente all’uscita del presidente Pier Francesco Guarguaglini potrebbe estendersi a tutto il consiglio di amministrazione, se Guarguaglini non accetterà l’invito a dimettersi del presidente del Consiglio, Mario Monti.

L’ipotesi estrema è l’azzeramento totale in seguito alle dimissioni in massa dei consiglieri nominati dal ministero dell’Economia. Basta che diano le dimissioni in quattro sugli 11 eletti dall’assemblea per mandare tutti a casa, compreso il nuovo amministratore delegato, Giuseppe Orsi, nominato il 4 maggio con l’appoggio della Lega. La resa dei conti sarà nel cda del primo dicembre. Il titolo ieri è salito del 3,5% a 3,074 euro.

Intanto si comincia a ragionare sulla buonuscita di Guarguaglini in caso di rimozione dall’incarico: due anni e mezzo di stipendio per il periodo che manca alla fine del mandato, compresa la parte variabile da calcolare sulla media degli ultimi due anni (dunque 2,9 milioni per ogni anno solo per il compenso variabile), che gli varrebbero circa dieci milioni. In più Guarguaglini ha un accordo di non concorrenza per tre anni dalla cessazione del rapporto di amministrazione: non è chiaro su quale base vada calcolato questo compenso, tuttavia potrebbe arrivare a 10-12 milioni. Secondo questi calcoli, ufficiosi, la cacciata di Guarguaglini potrebbe costare alla società fino a 18-20 milioni lordi, a meno di una transazione.

Non male per il manager più pagato d’Europa nell’aerospazio, con uno stipendio di 4,3 milioni l’anno scorso e 14,5 milioni negli ultimi tre anni. Male invece per il grupo, i conti sono in cattive condizioni, con una «perdita netta rettificata» prima di partite straordinarie di 767 milioni nei primi nove mesi. La perdita a fine anno potrebbe superare il miliardo di euro. I conti sono appesantiti dalla bomba sganciata da Orsi con la trimestrale al 30 settembre, «oneri non ricorrenti» nell’Alenia aeronautica per 753 milioni, decisi addebitando a un solo trimestre i maggiori costi stimati per produrre le parti di fusoliera dei Boeing 787 per una decina d’anni. Una manovra di pulizia di bilancio, approvata dall’intero cda (assente Guarguaglini), nella quale Orsi ha avuto il sostegno del direttore generale Alessandro Pansa, che fino a pochi mesi fa controfirmava i bilanci di ben altro tono di Guarguaglini, nella sua carica di direttore finanziario, che mantiene.

Pansa è tra i potenziali candidati se si riaprirà la partita delle nomine al vertice. È diventato direttore generale in maggio con l’appoggio di Vittorio Grilli, direttore generale del Tesoro, e potrebbe avere il sostegno di Corrado Passera, ministro dello Sviluppo economico e Infrastrutture e di ambienti vicini a Giovanni Bazoli, presidente di Intesa Sanpaolo. Nel toto-nomine anche l’ex capo della polizia Gianni De Gennaro, Amedeo Caporaletti, secondo la Repubblica il notaio milanese Pier Gaetano Marchetti, presidente di Rcs Mediagroup, vicino a Mediobanca.

Guarguaglini, in guerra con Orsi, ha fatto genericamente sapere che è disponibilie a un passo indietro se glielo chiede il presidente del Consiglio, Monti. L’appello a una rapida e «responsabile» soluzione fatto da Monti lunedì non è sufficiente per Guarguaglini, nonostante la bufera giudiziaria sul gruppo. Sono indagati lui e la moglie Marina Grossi, a.d. della Selex Sistemi Integrati. Entrambi respingono con fermezza le accuse e, puntualizza il presidente, nessun addebito specifico gli è stato mosso dai magistrati.

Ci sono però le imbarazzanti rivelazioni del suo braccio destro, Lorenzo Borgogni. E ci sono le dichiarazioni, in parte da verificare, dell’ex consulente e faccendiere Lorenzo Cola e dell’imprenditore che otteneva subappalti dalla Selex Si, Tommaso Di Lernia, con il contorno di pagamenti ai politici e le opache relazioni con l’indagato per corruzione Marco Milanese, ex consigliere politico di Giulio Tremonti.

Guarguaglini punta a trascinare negli abissi anche Orsi, reo di avergli sottratto i pieni poteri e di aver cercato di estromettere sua moglie dalla guida della Selex Sistemi integrati. L’alternativa all’azzeramento è che il cda di giovedì revochi le limitate deleghe di Giarguaglini. A quel punto, sarebbe un presidente sfiduciato.