Ermanno Cavazzoni, Domenica-Il Sole 24 Ore 20/11/2011, 20 novembre 2011
IL VALORE IN EURO DELL’ISPIRAZIONE
Uno scrittore vetusto e aduso alle lettere si siede al tavolino, accende la luce e vorrebbe scrivere un libro, anzi un romanzo, allora prende un foglio bianco, anzi prende il computer, accende il programma word di scrittura e scrive Capitolo Primo; dopo di che si ferma e non gli viene in mente niente, anzi gli viene in mente come sarebbe bello sedersi e lì subito, appena acceso il programma, le parole gli arrivassero in testa, tutte già ben concatenate in belle frasi che si susseguono alla velocità giusta perché lui le possa scrivere. Invece sta lì come se fosse spento. Allora cosa fa quest’autore? Beh, cerca di mettersi in condizioni da favorire l’ispirazione; e se non è alla prima esperienza, sa che ci sono luoghi più favorevoli per questo, allora prende i bagagli e va in un luogo marino ad esempio, o in campagna, o presso un vulcano, ognuno ha le sue condizioni d’ispirazione; ci sono città che ben dispongono, certe capitali, certe nazioni; quindi prende l’aereo, o la macchina, cioè spende; per suscitare l’ispirazione bisogna investire dei soldi, perché non ovunque sorge l’ispirazione; i più fortunati trovano l’ispirazione a pochi chilometri, dove per esempio si arriva in autobus, e in questo caso l’ispirazione viene a costare il biglietto dell’autobus; ma ci sono autori che devono vivere nel lusso, viaggiare in prima classe, andare lontano. Per garantirsi un po’ d’ispirazione ci sono sempre voluti soldi, spesso molti soldi; se non c’è il mecenate ognuno si deve arrangiare, quindi i ricchi in letteratura sarebbero favoriti; se non fosse che i ricchi dell’ispirazione non sanno che farsene, loro hanno da gestire il patrimonio e nel tempo libero da divertirsi. I più avvantaggiati sono stati gli autori e i poeti che costavano poco, e si ispiravano in una stanzetta del sottotetto, in un seminterrato in periferia, in un rustico abbandonato senza riscaldamento, perché se invece un autore vuol molto caldo e siamo in inverno, l’ispirazione in tal caso costa un tanto al metro cubo di gas o di gasolio. Si potrebbe fare una lista dei costi, e vedere quanto costa all’ora l’ispirazione, quantificandola in kilowattora, in base al valore energetico dei cibi eccetera. Nella storia della letteratura ogni autore ha avuto un suo livello di consumo energetico e un suo rendimento, circa come un motore. Si possono fare esempi: Nietzsche costava tra i quattro e i cinquemila euro al mese, cioè la pensione media di un professore d’università, perché gli andava tutto nel soggiorno nei luoghi ispirativi e non gli avanzava niente da mettere in un libretto di risparmio. Kafka costava meno, l’equivalente di mille euro al mese, perché gli bastava una cameretta in affitto senza spese alimentari, perché andava a casa di suo padre a mangiare. Robert Walzer era ancora più economico perché abitava nel manicomio di Herisau a spese dell’amministrazione cantonale, e scriveva su fogli di carta usata che recuperava gratis dal cestino. D’Annunzio tutti sanno che costava moltissimo, però parte delle sue spese era coperto dalle amanti, e in seguito dallo Stato negli anni del Vittoriale. Anche i movimenti letterari possono essere più o meno costosi; il romanticismo nel suo complesso ha avuto costi medio bassi, e ancora più bassi la Scapigliatura, che in pratica se la poteva permettere chiunque. Su Dadaismo, Surrealismo, Futurismo incidevano i costi di stare seduti al caffè, e dato che per essere ad esempio dadaisti bisognava stare al caffè circa otto ore al giorno, calcolando un cappuccino o una bevanda fredda ogni ora circa, ci andavano su per giù 30 euro al giorno, cui va aggiunto il costo del biglietto dello spettacolo da andare a disturbare (diciamo attorno ai 10 euro attuali); perciò un dadaista spendeva 1.200 euro al mese solo per ispirarsi dadaisticamente. I futuristi in buon numero si arruolavano e andavano in guerra, e venivano perciò riforniti dall’esercito e ispirati a costo zero; chi veniva ferito aveva un’indennità con cui continuava a pagarsi l’ispirazione futurista per tutta la vita.
Oggi le cose sono cambiate, molta letteratura è prodotta senza ispirazione; ad esempio si può produrre un romanzo poliziesco in base a un semplice diagramma di flusso (il detective X o Y, dalle caratteristiche A o B, si imbatte nel cadavere a o b eccetera eccetera, dove a ogni passaggio si sceglie tra due alternative). I costi in termini di spesa energetica si sono abbattuti, perché questo lo può fare chiunque senza muoversi dall’alloggio consueto, senza una dieta particolare, senza stimolanti dell’apparato neurovegetativo, senza spese pazze per eccitare la libido, senza spese mediche per curarsi i nervi, cioè la letteratura oggi costa lo stretto necessario per vivere. Si può quantificare? Certamente; perché il sistema di misura è unico, ed è il tempo di prestazione d’opera (che possiamo chiamare Tpo), e va dal momento in cui ci si siede per dedicarsi all’attività letteraria, fino a quando ci si alza e si ritorna alla vita non letteraria (che possiamo chiamare Vo, vita ordinaria). Sommando i tempi di seduta giornalieri si può sapere il valore in Tpo di un poliziesco portato a compimento.
Quanto vale in moneta corrente (in euro) un minuto di prestazione letteraria? cioè un’unità Tpo? Diciamo che varia da luogo a luogo in funzione del costo medio locale della vita (costa mediamente più in città che in campagna; più nelle regioni del nord Italia che nel sud); poi in funzione del tenore di vita dell’autore, ad esempio un individuo che viva solo ha spese superiori di un individuo che viva in una grossa famiglia; un individuo che percepisca un alto stipendio tenderà ad aumentare i consumi superflui rispetto a un individuo attestato sul minimo salariale. Quindi si è visto che l’attività letteraria è più conveniente se esercitata al sud, in campagna, da parte di un individuo con numerosa famiglia, con un salario basso, o meglio ancora disoccupato o sottoccupato o occupato part time. Se consideriamo mille euro mensili di un salariato da dividere in dieci (marito, moglie, sei figli e due suoceri) che fanno 100 euro a testa mensili, supponendo che il salariato mantenga tutti e sia inoltre un autore di letteratura (e che viva ad esempio nell’entroterra campano), ogni unità Tpo (cioè un minuto di attività letteraria) gli costerà: 100 diviso 30, uguale a 3,3 periodico (ma non voglio sottilizzare), diviso 24 (le ore del giorno) uguale 0,13, diviso 60, uguale a 0,0021, che è il costo in euro al minuto della sua attività letteraria. Supponendo che costui nelle ore libere scriva un poliziesco di 300 pagine e che ogni pagina gli porti via un’ora, avremo che un ptoliziesco fatto al sud, in una numerosa famiglia eccetera costa 39,00 euro, che come si vede è un costo bassissimo, se paragonato ad esempio a un poliziesco fatto al nord, in centro città, da uno scapolo che viva in affitto, abbia la donna delle pulizie, mangi spesso al ristorante, abbia un’auto (che implica multe, meccanico, ammortizzamento del capitale, manutenzione ordinaria eccetera), abbia una o più amanti (con le relative spese di corteggiamento e rappresentanza, vestiario, regali, cinema, vacanze al mare, d’inverno a sciare eccetera), facendo tutti i calcoli (in base ai dati Istat) un giallo poliziesco in questo secondo caso costerà 1.950,00 euro, che rispetto ai 39,00 è molto; se a scrivere è un parlamentare il costo sale a 12.000,00 euro, e a 36.000,00 se a scrivere il giallo è un amministratore delegato di un grande gruppo industriale o il direttore generale di una grossa banca. Sono sempre stime campione. Se consideriamo che il numero dei polizieschi prodotti aumenta notevolmente andando verso i redditi bassi, perché i ricchi sono pochi e i poveri molti, rappresentabile graficamente con una piramide a base molto allargata, l’Istat ha calcolato che nel settembre 2011 il costo energetico per produrre un poliziesco equivale a 320 litri di benzina verde (o 740 di gas Gpl). Non si tiene conto in queste stime di polizieschi circolanti fatti in Cina, che costano alla fonte meno di 13 euro l’uno; essendo però imitazioni, non possono entrare nel calcolo (sono i cosiddetti polizieschi taroccati, che riproducono quelli esistenti con la copertina scadente e contraffatta).
Ora, se si rapportano questi valori al costo di una composizione ispirativa, la distanza è enorme. Per il Petrarca, che pur faceva vita modesta e ritirata, si è calcolato che un sonetto (considerando le spese fisse di mantenimento in vita del Petrarca e l’indice altissimo di spese extra a finalità ispirativa) un sonetto (paragonabile a una pagina di romanzo) costava in media 226,12 grammi d’argento di conio. Perciò tutto il Canzoniere, che contiene 366 tra sonetti e canzoni ed è paragonabile a un romanzo giallo firmato, è oggi valutato sui mercati su per giù pari a 1.158 barili di greggio (si faccia il conto in euro alla data d’oggi). Autori come Byron avevano costi inavvicinabili e infatti il suo poema Childe Harold lo mandò in mezza rovina, tanto che cercò di vendere il castello ereditario, e poi cercò un matrimonio di interesse per rimediare all’enorme spesa. Ugo Foscolo invece costava meno di quello che lui dichiara e che insegnano a scuola: I sepolcri infatti sono valutati pari a 2.210 metri cubi di gas metano, coi quali si riscalda un appartamento di 100 metri quadri per un solo inverno. C’è stata una democratizzazione, c’è chi dice una proletarizzazione, della letteratura, senza dare alla parola alcun senso peggiorativo.