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 2011  novembre 19 Sabato calendario

IL DEBITO-ITALIA, I VOLONTARI E IL MERCATO

Mentre sfogliavo vecchie documentazioni sulle crisi passate a caccia di analogie con la crisi presente, ho trovato un curioso precedente. Abbiamo letto di quel tizio che vuol promuovere l’acquisto di titoli pubblici onde «sottrarli alla speculazione dei mercati». È un volontarismo non nuovo. Nel 1993, è scritto nelle cronache finanziarie dell’epoca, fu costituito un Fondo di ammortamento del debito pubblico, alimentato dai proventi delle privatizzazioni. Il professor Luciano Corradini – ordinario all’Università di Roma e vicepresidente del Consiglio nazionale della Pubblica Istruzione – promosse un’associazione di volontariato fiscale per raccogliere contributi volti a ridurre il debito pubblico. Corradini diede il buon esempio: ogni mese prelevava un decimo delle sue entrate, pari a 500mila lire, dal suo stipendio mensile e lo versava direttamente alla Tesoreria provinciale del Tesoro con la causale «contributo volontario per la riduzione del debito pubblico, da iscrivere nel bilancio dello Stato, capo 10, capitolo 2368». La cosa è andata avanti per parecchio tempo: e così anche è andato avanti il debito pubblico. Malgrado l’impegno civico e finanziario del professore di pedagogia - un impegno pagato pagato a caro prezzo in termini di denaro sprecato - a fine 2004 il debito pubblico italiano raggiunse addirittura un record storico rimasto ancora imbattuto: il 122% del Pil. E non è tutto. Il volontariato finanziario, soprattutto nei periodi di grande confusione, incertezza e di assenza di leadership sul fronte politico, sembra essere una vocazione latente degli italiani. Subito dopo l’iniziativa di Corradini, infatti, ci fu un’altra mobilitazione promossa dal giornalista, scrittore e sociologo Paolo Mazzanti: nel 1994, Mazzanti destinò allo Stato la metà dei diritti del suo libro «L’oro alla patria», esortando i suoi lettori, ammiratori e italiani in genere a contribuire alla riduzione del debito pubblico versando le proprie offerte su un conto corrente aperto in Banca d’Italia.
La richiesta di istituire questo conto era stata avanzata dall’Ardep, associazione per la riduzione del debito pubblico, presieduta (guarda un pò) dal professor Luciano Corradini. «Finora - spiegò Paolo Mazzanti in un’intervista al «Corriere della Sera» - questi versamenti si potevano fare solo alle tesorerie provinciali, ma non c’era alcuna garanzia che i contributi fossero impiegati per la riduzione del debito». Il nuovo conto promosso da Mazzanti fu invece espressamente destinato ad alimentare il fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato in cui avrebbero dovuto confluire, come detto, anche i ben più consistenti (?) proventi delle privatizzazioni. Per chiudere questa carrellata di iniziative, voglio ricordare infine quella di un professore associato dell’Università di Bologna, Gino Stefani, che rinunciò addirittura a fruire dei benefici di legge per passare di ruolo: riteneva «inopportuno nell’attuale congiuntura economica, un aumento della spesa pubblica a vantaggio della categoria».
Ah, il 1994! Quante speranze e quanto entusiasmo c’erano allora sulla capacità dell’Italia di uscire dal tunnel delle svalutazioni competitive o imposte dai paesi dello Sme. E oggi? Oggi il mondo è completamente diverso, l’euro ha allargato gli orizzonti dell’industria, della politica e della finanza italiana, ma - a distanza di 12 anni dalla sua creazione, è anche diventato un vestito troppo stretto per un’Europa integrata geograficamente, ma ancora disarticolata sul piano delle politiche di bilancio e della dinamica del debito. Gli impeti personali quanto estemporanei sul volontariato finanziario non hanno più senso. Ora serve una classe politica e dirigente, in Italia e all’estero, che sappia rimettere ordine nella Casa Europa, vigilando sul rispetto degli impegni dei governi nel difficile lavoro di risanamento delle finanzie pubbliche. Comprare debito pubblico nazionale è giusto, ma non potrà mai essere un dovere: compito di un governo è quello di rendere attraenti i propri titoli sulla base della loro sicurezza, non del rendimento. Anche per questa ragione, Plus 24 ha voluto dedicare il servizio di copertina alle prossime aste dei titoli del Tesoro italiano. Il loro successo sarà determinante per il futuro del Paese in questa fase così critica nella fiducia dei mercati. Il nostro contributo è quello di aiutare i risparmiatori a orientarsi tra offerte, scadenze e rendimenti. Senza mai giocare d’azzardo. Anche perchè una vecchia regola della finanza dice che «you can not beat the market», non puoi combattere il mercato se ha deciso di andare in una certa direzione: i capitali, è noto, vanno sempre dove trovano le migliori condizioni. Facciamo che l’Italia torni in questo gruppo.