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 2011  novembre 19 Sabato calendario

EUROTOWER ANCORA DIVISA SUGLI ACQUISTI DI BOND

Il segnale è venuto ieri dal quotidiano "Frankfurter Allgemeine Zeitung". La Banca centrale europea ha un tetto agli acquisti settimanali di titoli pubblici dei Paesi dell’Eurozona in difficoltà pari a 20 miliardi di euro, ha rivelato il giornale, tetto che viene rivisto dal Consiglio dei governatori ogni due settimane. La Faz non cita le proprie fonti, ma è noto negli ambienti finanziari di Francoforte che si tratta del veicolo prediletto dalla Bundesbank quando vuole far circolare una notizia senza assumersene direttamente la paternità. E infatti in mattinata il presidente della Buba, Jens Weidmann, si è guardato bene dal confermarla.

Gli interventi della Bce sul mercato secondario, soprattutto da quando sono stati ripristinati ad agosto per acquistare obbligazioni di Italia e Spagna, dopo che l’anno scorso erano stati utilizzati per qualche mese sul debito di Grecia, Irlanda e Portogallo, sono un argomento altamente controverso, dentro e fuori la Bce. La Germania e i suoi satelliti sono ferocemente contrari anche a piccoli quantitativi (il limite dei 20 miliardi, che peraltro secondo la Faz è appena stato abbassato, è stato superato solo nella prima settimana di operazioni in agosto), mentre sui mercati finanziari, fra molti economisti indipendenti e anche in diverse capitali dell’Eurozona (Parigi in testa) si ritiene che solo un massiccio intervento della Bce possa mettere al riparo l’Unione monetaria dal collasso. Qualcuno, persino fra i consiglieri di Angela Merkel, ritiene che gli acquisti dovrebbero essere utilizzati per mettere un tetto ai rendimenti dei titoli italiani e spagnoli.

Draghi ha ribadito che le operazioni devono essere limitate, temporanee, volte solo a eliminare le distorsioni di mercato, e completamente sterilizzate per non avere effetti inflattivi. Per i tedeschi però si tratta di una religione: che ha spinto alle dimissioni prima il presidente della Bundesbank, Axel Weber, poi il consigliere della Bce, Jürgen Stark. Ora qualcuno ritiene che Berlino potrebbe concedere alla Bce di intervenire su più larga scala (passando sopra il cadavere della Bundesbank?) solo se gli altri accettassero le sue regole, e le sue sanzioni, in materia fiscale. Per il momento sono supposizioni.

Di fatto, Weidmann ha ribadito ieri la sua opposizione totale e anche la convinzione che dalla monetizzazione del debito pubblico deriverebbero più costi che benefici. E con la fuga di notizie alla Faz ha ribadito che continuerà la sua battaglia, anche con una guerriglia a mezzo stampa, se necessario, mettendo in piazza persino le deliberazioni più riservate, come quelle sugli interventi di mercato, del consiglio della Bce.

Alla prima riunione da lui presieduta, Draghi aveva incassato l’unanimità del consiglio sul ribasso a sorpresa dei tassi d’interesse. Gli eventi di ieri mostrano che le divisioni interne restano, su una questione che in Germania reputano assai più fondamentale, e che è su questo che il nuovo presidente della Bce dovrà esercitare le sue capacità di mediare. Tenendo conto che si tratta di un tema che per i tedeschi ha un connotato altamente politico e va al cuore del loro compromesso con l’euro.