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 2011  novembre 26 Sabato calendario

Quello che gli scrittori non dovrebbero mai fare - A dire il vero, le avvisaglie non mancavano. Trasmissioni ra­diofoniche dove lo scrittore di successo balbettava una banalità dopo l’altra

Quello che gli scrittori non dovrebbero mai fare - A dire il vero, le avvisaglie non mancavano. Trasmissioni ra­diofoniche dove lo scrittore di successo balbettava una banalità dopo l’altra.Presentazioni pub­bliche di romanzi dove il primo a sbadi­gliare era il presentatore. E poi una sen­sazione di entropia, come se con il passa­re del tempo la letteratura attirasse gen­te sempre più grigia, sempre meno affa­scinante. A toglierci l’ultima illusione sulla statura morale dei romanzieri vie­ne ora l’irriverente pamphlet di Cristia­no Armati Cose che gli aspiranti scrittori farebbero bene a non fare ma che invece fanno (Giulio Perrone editore, pagg. 94, euro 10). Fun­zionario editoriale di lungo corso- editor del­la Newton Compton, di Coniglio editore nonché, fino a qualche giorno fa, diretto­re editoriale per Castelvecchi - Armati negli ultimi anni ha affrontato stuoli di aspiranti scrittori, ognuno con un mano­­scritto sottobraccio da sbolognare. E il quadro che ha tratto da questa esperien­za non è edificante. La denuncia della dabbenaggine di chi vuole esordire nel campo minato del­­l’editoria comincia con la segnalazione di piccoli, tragici errori. Per esempio, vi sono autori che spediscono il manoscrit­to per raccomandata, costringendo la casa editrice a mandare qualcuno a fare la fila all’ufficio postale. Ma anche se il postino trovasse una segretaria per la fir­ma di prammatica, nota Armati che «la forma della lettera raccomandata è per sua natura associata a un problema e non certo a un’opportunità. Le multe, gli atti giudiziari e le denunce arrivano per raccomandata». Altri scrittori, anco­ra più esperti nel darsi la zappa sui piedi, scrivono sul loro romanzo «Attenzione! Il presente manoscritto è depositato alla SIAE, sezione OLAF». La misteriosa se­zione OLAF della SIAE, naturalmente, si limita a prendere nota dell’oggetto de­positato, ma intanto chi apre la busta si sente minacciato. È come se lo scrittore dubitasse dell’onestà di chi leggerà il ma­noscritto e lo accusasse di essere, poten­zialmente, un plagiario. C’è poi la genìa dei «dottori, notai e professori convinti di sfuggire al problema di scrivere un buon libro allegando una lettera di pre­sentazione particolarmente ampollo­sa ». Sono gli scrittori che «millantano crediti». Fra i millantatori, meritano di fi­nire in una categoria a parte quelli che fanno fretta all’editor vantando futuri contratti con Mondadori, Feltrinelli e persino con Random House, che secon­do loro non vedrebbero l’ora di pubbli­carli. Guai a chiedersi come mai, vista l’imminenza di un tale evento,i medesi­mi a­utori continuino a spedire il roman­zo a case editrici minori: evidentemente la logica non è una virtù da letterati. Categoria a parte anche per gli scritto­ri che assicurano di aver fatto leggere il manoscritto agli amici, i quali avrebbe­ro apprezzato. «A questo tipo di scrittore - osserva Armati - ricordo sempre che l’editoria è l’esatto contrario degli ami­ci. Se bisognasse raggiungere gli amici sarebbe sufficiente la copisteria del pae­se ». I peggiori? Quelli che mandano il ro­manzo, poi telefonano dopo una setti­mana per avvertire che il testo inviato è da buttare e che c’è una nuova versione di cui tener conto... Per tacere dei perse­cutori su facebook, via mail e, con aggua­ti, per strada; di quelli che fanno parago­ni ( «Con tutta la m. che si pubblica...»); e finire con i qualunquisti da strapazzo («In Italia, se non hai qualcuno alle spal­le non vai da nessuna parte»). Insomma, a quanto pare gli aspiranti scrittori non sarebbero solo narcisi: sa­rebbero - soprattutto - dei villani. Loro colpa non è la presunzione luciferina dei geni, che inevitabilmente sconfina nel maltrattamento dell’alter. È, piutto­sto, la mancanza di uso di mondo. La buona notizia, però, è che oltre ad aprire una finestra sull’universo dell’editoria, il volumetto di Armati, se rivoltato come un calzino, si trasforma in un galateo che ogni letterato in erba dovrebbe im­parare a memoria. Magari non sarà pub­blicato lo stesso, ma almeno, quando uscirà dalle redazioni con un no appicci­cato dietro la schiena, potrà farlo a testa alta; e forse i suoi sogni di gloria saranno ricordati con più indulgenza.