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 2011  novembre 26 Sabato calendario

Ecco le mazzette aggira-Fisco: sesso, gioielli e perfino i babà - «Incontriamo ogni giorno con­tribuenti che non vogliono paga­re le tasse e che per farci chiudere un occhio ci offrono di tutto, dal re­galo, all’invito a cena,alla mazzet­ta

Ecco le mazzette aggira-Fisco: sesso, gioielli e perfino i babà - «Incontriamo ogni giorno con­tribuenti che non vogliono paga­re le tasse e che per farci chiudere un occhio ci offrono di tutto, dal re­galo, all’invito a cena,alla mazzet­ta. Il 99 per cento di noi dice “no”, purtroppo capita che qualcuno si faccia corrompere. Svolgiamo un lavoro delicatissimo». Talmente delicato che chi parla, un dirigen­te romano dell’Agenzia delle en­trate, preferisce restare anonimo. L’ultimo episodio in ordine di tem­po è di ieri. Otto dipendenti dell’Agenzia delle entrate di Barletta e Bari so­no stati arrestati per concussione e truffa. Durante le ispezioni pre­tendevano dagli imprenditori tan­genti, orologi e posti di lavoro per i propri figli. Tre giorni fa a Torino è finito in manette il direttore pro­vinciale dell’ente, intascava maz­zette da un ristoratore. I fatti di cro­naca non mancano. Varese, feb­braio 2010: due funzionari arresta­ti per aver chiesto 50mila euro a un imprenditore. Vicenza, dicem­bre 2010: nove ispettori del Fisco incastrati, prendevano mazzette in cambio di favori. Trapani, mar­zo 2011: in cella un funzionario 52enne, informava in anticipo dei controlli i gestori dei night club e si faceva pagare con prestazioni sessuali delle loro ballerine. Tori­no, giugno 2011: ai domiciliari un dipendente infedele delle Entra­te, si faceva consegnare gratis pa­ne e pasticcini dai commercianti, minacciando verifiche fiscali. Po­tenza, luglio 2011: arrestata una funzionaria dell’ente a Potenza che interferiva sugli accertamenti e riceveva come compenso vacan­ze gratuite e sconti sull’acquisto di immobili. Cagliari, dieci giorni fa: un commerciante cinese de­nuncia un impiegato che gli estor­ceva denaro da quattro anni. Le statistiche? L’Agenzia delle entrate preferisce non divulgarle, «per non penalizzare la stragran­de maggioranza di dipendenti onesti per colpa di pochi - spiega­no da Roma- . Però non sono allar­manti. Anche se ogni singolo epi­sodio desta tutta la nostra atten­zione ». L’ente comunque non si nascondono dietro a un dito. La lotta all’evasione è difficile, ma la legalità, assicurano, non è in di­scussione. Dopo il caso di Torino il direttore, Attilio Befera, ha scrit­to una lettera al personale: «È inu­tile negare che notizie come que­sta suscitano in noi profonda ama­rezza. L’immagine dell’Agenzia subisce un duro colpo. Dobbia­mo però reagire, forti dell’orgo­glio che ci viene dall’appartenere a un’istituzione dalla cui credibili­tà dipende in misure decisiva il grado di fiducia dei cittadini nello Stato. Ho incaricato la Direzione Audit e sicurezza di rafforzare i controlli circa il rispetto dei princi­pi di correttezza e integrità ». Befe­ra chiede ai collaboratori di «sfida­re, vigili, difficoltà e zone d’ombra che non possiamo né vogliamo ignorare». Il rischio di corruzione, ammettono alle Entrate, è alto. Le contromisure cercano di scongiu­rarlo. Una sezione ad hoc si occu­pa dei controlli interni, «puntia­mo a prevenire le frodi con auto­matismi informatici - sottolinea­no dalla sede centrale- e i dirigen­ti d­evono fornire una dichiarazio­ne patrimoniale. Spesso le segna­lazioni su atteggiamenti sospetti partono dall’interno. Condannia­mo nett­amente le infrazioni e col­laboriamo con la magistratura. So­spendiamo i dipendenti infedeli, che vengono licenziati in tronco in caso di flagranza di reato».