MAURIZIO FERRARIS , la Repubblica 26/11/2011, 26 novembre 2011
Stufe, prosciutti e follie "Io, nietzsche vivrò al quirinale" - Wittgenstein ha detto che la filosofia deve aiutare la mosca a sfuggire dalla bottiglia
Stufe, prosciutti e follie "Io, nietzsche vivrò al quirinale" - Wittgenstein ha detto che la filosofia deve aiutare la mosca a sfuggire dalla bottiglia. Nell´epistolario di Nietzsche degli anni 1885-1889 che esce ora da Adelphi (le traduzioni sono di Vivetta Vivarelli e il monumentale apparato di notizia e note è dovuto a Giuliano Campioni e Maria Cristina Fornari) vediamo la mosca che sbatte sulle pareti della sua prigione senza trovare una via di uscita. Nietzsche è reduce dall´esperienza dello Zarathustra, che doveva essere nelle sue intenzioni un successo mondiale e invece si rivela un fiasco, progetta la sua grande opera, La Volontà di potenza, ma non riesce a venirne a capo (quella che sarà pubblicata dopo la sua morte è una raccolta di frammenti ordinata secondo uno dei piani trovati fra le sue carte). Si sposta tra Nizza, durante l´inverno, e l´Engadina d´estate, fino a quando, quasi accidentalmente, nella primavera del 1888 arriva a Torino, ci passa qualche settimana, per poi tornarci definitivamente in settembre. Dico "definitivamente" perché quando, all´inizio di gennaio, Nietzsche viene riportato a Basilea è ormai pazzo, e morirà nel 1900 a Weimar senza saper più nulla di sé. Di queste quasi 1300 lettere le più rivelative sono dunque quelle dell´autunno a Torino, sospese tra la vita e l´opera, e tra il normale e il patologico. Mentre le scrive Nietzsche produce anche una lista impressionante di opere: l´Anticristo, Ecce Homo, Il crepuscolo degli idoli, Il Caso Wagner, Nietzsche contra Wagner. L´iper-produzione - in cui la circolazione tra lettere e opere è continua - deriva anche dal fatto che le opere nascono almeno in parte dallo smembramento della Volontà di potenza. Ma non è una rinuncia, è un rinvio, almeno nelle intenzioni. Per evitare che si ripeta l´insuccesso dello Zarathustra, Nietzsche pianifica un´ambiziosissima strategia mediatica. Queste opere brevi devono far scandalo, attaccare Cristo o Wagner, fare di Nietzsche un personaggio e presentarlo al mondo, venir tradotte da Carducci o da Strindberg con tirature da best-seller planetario. Dell´Anticristo scrive: "Nei prossimi due anni dovrò far compiere i passi necessari per far tradurre l´opera in 7 lingue: la prima edizione in ogni lingua, circa un milione di copie". Chi fa questi progetti è un uomo isolato, che ha stancato o esasperato i suoi vecchi amici e colleghi. I suoi rapporti sono ormai tutti virtuali, passano appunto attraverso queste lettere, con cui spesso cerca di entrare in corrispondenza con le celebrità della sua epoca, con i nomi che legge sul giornale, esattamente come farebbe un blogger assatanato di oggi. Dietro a questa mitomania primaria, se ne fa avanti una, per così dire, di secondo livello. Incomincia a firmarsi "Dioniso" e "Il Crocifisso", ossia i due salvatori dell´umanità e insieme i due grandi sacrificati. Il tutto in un continuo scambio di registri e di toni. C´è di tutto: il mito, la filosofia, la vita quotidiana, e anche una buona dose di goffaggine professorale. Accanto al progetto di vivere al Quirinale ("Il mio indirizzo non lo so più: poniamo che per il momento possa essere il Palazzo del Quirinale") e di convocare una dieta di principi per fare fucilare il Kaiser c´è la vicenda di una stufa economica ordinata in Germania, accanto alla convinzione di essere la reincarnazione di Alessandro Magno c´è, sino all´ultimo, la correzione delle bozze e le lettere ora bellicose ora accomodanti all´editore. Sino alla lettera a Jacob Burckhardt del 6 gennaio 1889, che inizia con "in fin dei conti sarei stato molto più volentieri professore a Basilea piuttosto che Dio; ma non ho osato spingere il mio egoismo privato al punto di tralasciare per colpa sua la creazione del mondo". E in cui più avanti si legge: "Quello che è spiacevole e che mette a prova la mia modestia è che in fondo io sono tutti i nomi della storia". È una lettera che Breton raccoglierà nella antologia dello humor nero, e che richiama la follia di Artaud, di Van Gogh, di Hölderlin, ma anche il Céline che in Da un castello all´altro rievoca il clima stralunato di Sigmaringen, dove il governo collaborazionista francese attende, nel ´45, la fine della guerra. "Ho fatto naufragio, dunque ho navigato bene" è un detto latino che Nietzsche elegge a propria regola di vita. Al limite, senza andare troppo lontano, questo naufragio ne ricorda un altro, quello di Emilio Salgari, che arriva a Torino nel 1892, cioè poco dopo che Nietzsche se ne è andato, e che nel 1911 si suicida con un harakiri, cioè mettendo in scena uno dei suoi romanzi. Il paragone può sembrare inappropriato, oltre che poco vantaggioso per Torino. Eppure segnala a mio parere un legame tra questi due forzati della scrittura, tra Nietzsche che passeggiando sulle rive del Po fantastica di essere Dioniso, pensa che Wagner sia il Minotauro e che sua moglie Cosima sia Arianna ("Alla principessa Arianna, la mia amata. È un pregiudizio che io sia un uomo. Tra gli indiani sono stato Buddha, in Grecia Dioniso - Alessandro e Cesare sono le mie incarnazioni"), e Salgari che poco dopo e poco lontano scriverà di Sandokan e di Yanez su un tavolo con una gamba più corta, per imitare il beccheggio di un praho. Di certo, per tutti e due il riconoscimento venne troppo tardi. Fra tutte le lettere di Nietzsche, le più commoventi sono quelle alla madre, in cui dice che a Torino sta benissimo, che si è fatto un paltò nuovo "foderato di seta blu", che le fruttivendole gli porgono i grappoli d´uva migliori ("una libbra di primissima qualità 24 centesimi"), che si mangia ottimamente e a buon prezzo (in Ecce Homo sentenzia che "la cucina piemontese è la migliore"). In altre lettere, quando è lontano da Torino, si sofferma sul prosciutto e su altre annotazioni gastronomiche ("Voglio farmelo arrivare senza incorrere in delusioni. E non voglio più il salame piccolo, era troppo secco. Il miele invece mi ha fatto molto male") mostrando come la dieta sia un´ossessione. Dice anche che lui è ora un "animale famoso", e che tra i suoi lettori ci sono veri geni, le persone più scelte della cultura e della società, a New York, a Parigi, a San Pietroburgo. Esagera, ovviamente. Nella primavera Georg Brandes ha tenuto un ciclo di lezioni su di lui a Copenhagen, ma non è niente rispetto a ciò che poi avverrà. Nel 1889 Nietzsche impazzisce ignoto ai più, e anche a causa di questa incomprensione. Ma quando muore, nel 1900, è una celebrità mondiale, messa in musica da Strauss, commemorata da D´Annunzio e poi ritratta da Munch. Tutti sanno chi è, tranne lui.