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 2011  novembre 26 Sabato calendario

La "fabbrica" delle morti bianche - Fabbrica Italiana Morti (di)Lavoro. Se fosse un acronimo si chiamerebbe così, e non soltanto – come scriviamo stancamente da anni – «dramma», «piaga», «scia»

La "fabbrica" delle morti bianche - Fabbrica Italiana Morti (di)Lavoro. Se fosse un acronimo si chiamerebbe così, e non soltanto – come scriviamo stancamente da anni – «dramma», «piaga», «scia». Per assurdo siamo persino riusciti ad associarla al bianco, inteso come colore (morti bianche) – mai così inadatto. È un laboratorio che non chiude mai. Che uccide non stop e pianta le sue croci (tre al giorno, una ogni otto ore) in un cimitero che ospita eserciti sconfitti di operai, muratori, contadini, facchini, autisti, magazzinieri. Usciti di casa la mattina, e mai più tornati. Prima di aggiornare le ultime statistiche - qui e sempre tradotte, a proposito, con il termine «bollettini di guerra» - vediamo chi sono questi italiani che la morte va a prendere sul posto di lavoro. Quasi esclusivamente uomini, smettono di vivere, in media, a 37 anni. Il che, con l´attuale aspettativa di vita fissata a 70,1 anni, significa che gli omicidi professionali - come qualcuno riterrebbe più appropriato chiamarli - comporta una perdita di vita pari a 43 anni. La provenienza. Sette su dieci sono italiani, ma i tre stranieri stanno diventando quattro: anzi, in alcuni settori, tipo quello, martoriatissimo, delle costruzioni, quasi cinque. Quando non muoiono finiscono sul letto di un ospedale, con perdite che vanno dalla contusione curabile al danno permanente. Ma come è potuto succedere? In agricoltura e nell´industria (soprattutto lavorazione di metalli), schiacciati da macchinari e attrezzature meccaniche. Nell´edilizia, cadendo dall´alto. Che parlando di mattone e ponteggi è il più ricorrente tra gli incidenti (uno su quattro, 71mila nel 2010, di cui 215 mortali). In termini sociali - volendo anteporli a quelli umani e affettivi - questa sfilza di infortuni e decessi comporta una spesa complessiva di 371 milioni di euro. Per dire delle sole costruzioni. Se conteggiamo anche gli altri settori si arriva tranquillamente ai due miliardi di euro l´anno. Il punto, però, è un altro. È vero che i dati ufficiali dell´Inail registrano un progressivo calo degli incidenti - gli infortuni complessivi nei primi sei mesi di quest´anno sono stati 372mila, un 4% in meno rispetto allo stesso periodo del 2010; 428 i casi mortali con un sostanziale pareggio (-0,7%, 3 morti in meno) rispetto all´anno precedente. È vero anche che nel 2010 le morti sul lavoro (980) sono scese, per la prima volta dopo dieci anni, sotto le mille (dato più basso dal dopoguerra). Ma è altresì vero che in Italia di lavoro si continua a morire. E che - come dice Napolitano - l´idea che si tratti di inevitabili tragiche fatalita «va rifiutata». Non ci si può fermare lì. Se nel decennio 1998-2008 il lavoro in Italia ha ucciso 15 mila persone, se gli operai morti in cantiere e in azienda tra il 2003 e il 2004 sono una volta e mezza più dei militari che hanno perso la vita nella Guerra del Golfo in un periodo ben più largo (2003-2007), se tutto questo accade bisogna andare a fondo. La sicurezza, per esempio. E la formazione. In questi settori le aziende investono sempre di meno. Con la crisi degli ultimi tre anni stime prudenti parlano di un taglio del 40%. E di un crescita importante, sebbene non quantificabile, di ricorso al lavoro nero e al caporalato, terreno di coltura della mancanza di sicurezza, e dunque dell´infortunio. Il sacrario dei morti sul lavoro accoglie ogni giorno le sue vittime. Giovani alle prime armi e veterani del mestiere. Stabilizzati e «fantasmi»: centinaia di migliaia di immigrati sfruttati per una manciata di euro l´ora, costretti a dormire in luoghi fatiscenti e persino a pagare tangenti ai mercanti di braccia che, da Nord a Sud, fanno da intermediari con imprese stressate dalla folle corsa al ribasso per l´aggiudicazione degli appalti. Dice ancora l´Inail che quando diventa arma il lavoro colpisce le sue vittime più al Nord che al Sud: 225 mila infortuni e 214 morti contro i 71mila e i 132 del Mezzogiorno, sempre quest´anno. Così funziona la fabbrica dei morti.